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L'EDITORIALE DI MARIO DE MAIO
Cari amici,
Una società più solidale e fraterna, più coerente nell’amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto? Queste parole pronunciate dal Papa durante l’Angelus del 13 febbraio erano riferite alla morte dei bambini rom. Ci invitano a un grave esame di coscienza su ciò che avviene nelle nostre città. Il suo richiamo può essere allargato all’attività politica, alla gestione della polis.
Tutti guardiamo la politica con molta criticità e qualche volta anche con disprezzo. Se fossimo invitati a prendervi parte attivamente, credo che faremmo difficoltà ad accettare. Eppure è nella città e nella sua gestione che si realizza in modo organizzato e funzionale il servizio ai bisogni dei più poveri, degli anziani, degli stranieri, dei malati. Quando il servizio pubblico non funziona o funziona male i primi a farne le spese sono le categorie più fragili e povere. La complessità della gestione delle grandi città rende tutto difficile e richiede notevoli competenze e capacità.
In realtà molti di noi lavorano per gli altri e senza volerlo sono membri attivi nella vita della polis. Quale relazione c’è tra i nostri principi e i valori che affermiamo e l’incontro quotidiano con gli altri? Riusciamo a tradurre in comportamenti i valori in cui crediamo?
Una grande tristezza ci attraversa di fronte a tutto quello che succede. La politica in Italia e nel mondo vive un momento estremamente buio e difficile. Qualcuno ha affermato che la politica è il luogo più significativo e importante della carità e del servizio. Come uscire dall’impotenza nella quale spesso ci sentiamo schiacciati? I grandi e veri cambiamenti possono nascere solo dal cambiamento individuale di mentalità e dal cambiamento e dall’impegno dei piccoli gruppi. Il disinteresse, il declinare le responsabilità, il pensare che sia compito di altri ci richiama alla mente la splendida parabola del Buon Samaritano così ricca di finezze di amore, in contrasto con lo stile dei “funzionari” della religione e della politica. Il sentimento di indignazione che accomuna molti di noi deve diventare passione per il bene comune.
La radicalità evangelica si nutre del silenzio, della riflessione e del confronto nelle piccole comunità religiose e sociali e può creare la grande rivoluzione dell’amore. Dio solo sa quanto bisogno ci sia di persone che “si consacrino” al servizio del “Bene” nelle diverse istituzioni.