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IL CODICE DELL’ESISTENZA come uscire dalla grande perversione?
di Arturo Paoli
Apro questo articolo con un passo del vangelo di Matteo cui ritorno spesso, che chiarisce molti eventi. È nel capitolo 16 ed è fortemente polemico: i farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli dissero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: ‘quando si fa sera, voi dite: bel tempo perché il cielo rosseggia, e al mattino: oggi burrasca perché il cielo è rosso cupo’. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo, e non sapete distinguere i segni dei tempi? Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona. E lasciatili se ne andò (Mt 16,2-3). Questo rimprovero è di una attualità e di una ricchezza di significati che mi hanno spinto a riflettere su aspetti molto dolorosi. Il primo e fondamentale è che il messaggio evangelico è direttamente rivolto all’uomo che è un essere totalmente coinvolto nel tempo. Il vangelo contiene un segreto, una verità assolutamente immutabile e allo stesso tempo un messaggio per l’uomo di oggi. Si può parlare di una storicità del messaggio che Gesù rivolge all’umanità. Il rimprovero è rivolto ai teologi del tempo ed è rivolto all’uomo di oggi, nudo e non rivestito da un pensiero di altro tempo. Questo si chiarisce in maniera inequivocabile partendo da un fatto denunziato da Lévinas con la dichiarazione, la morte della filosofia. Il filosofo si riferisce alla filosofia dell’essere. La persona di Gesù presentata nel pensiero dell’essere non poteva essere accolta dall’ebreo Lévinas rigorosamente monoteista. Dalla morte della filosofia egli è indotto a seguire il pensiero che nasce dalla improvvisa apparizione del volto sanguinante, offeso, sfigurato, da chi? Dal proprio simile colpito dalla epidemia descritta da uno scrittore amico che ha studiato con molta profondità la hybris, soggetto delle tragedie greche, che sviluppa poi nella definizione di paranoia come un disturbo psicotico caratterizzato da deliri sistematici soprattutto di persecuzione e di grandezza e in una forma di sfiducia estrema negli altri1. Nella bibbia è descritta come peccato originale (Genesi 3) e il rifiuto del limite nella tecnica. Oggi si ritrova nel travestimento della dittatura dell’economia descritta dall’amico Leonardo Boff col titolo “la grande perversione” (Adista 92). Boff in poche righe mette in evidenza le tracce del nostro tempo che sono tristissime. Lévinas nel discorso tenuto alla Sorbona di Parigi scopre il senso della scelta di Gesù, di quel Gesù che aveva ripudiato come seconda persona della Trinità, e riscopre come l’unto, il messia inviato dal Padre. Il volto che sfida la persona, l’hybris dei greci, è il peccato originale del cristianesimo. Tutto il sistema economico e politico nel quale siamo immersi si muove intorno a un perno autonomo che nega il volto dell’uomo debole, povero, disabile, vittima della grande perversione.
Tre evangelisti descrivono gli eventi ultimi della vita di Gesù, il centro della nostra religione. Marco, che è il più sobrio, descrive come Gesù si oppone a questa grande perversione: prese in disparte i dodici e cominciò a dir loro ciò che stava per accadergli: ecco noi saliamo a Gerusalemme e il figlio dell’uomo sarà dato in mano ai principi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno in mano ai gentili, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno (Mc 10,32-33). Il profeta Isaia, 700 anni prima della nascita di Gesù, ha descritto questo evento del supplizio del Cristo con maggiori dettagli, insistendo su quello che è il più avvilente: non ha apparenza né bellezza, era come una pecora condotta al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori, egli non aprì la sua bocca (Is 53). La filosofia dell’essere ha interpretato questo come un pagamento versato al Padre per calmarlo dalla sua ira e riaprire la porta ad accogliere l’uomo perdonato. Questo ha permesso ai cristiani di trascurare la responsabilità verso i loro fratelli. Spinti e guidati dalla paranoia, fanno i loro affari e i loro progetti incuranti delle conseguenze. Gesù ha pagato per tutti; ha comprato un biglietto di ingresso alla felicità eterna, basta che la pupilla degli occhi trovi al finale della vita una lacrimetta. Questi cristiani di oggi, gestori dell’economia, sono chiaramente partiti dal non accogliere le opposizioni di carattere etico al loro progetto paranoico. Sottolineo il giudizio di Boff: il capitalismo ha messo a segno un colpo da maestro: ha annullato la politica, mandato in esilio l’etica e imposto la dittatura dell’economia. Gesù è d’accordo con la lacrimetta? A dare via libera ai cristiani di vivere i loro progetti senza curarsi delle conseguenze che cadono sui loro fratelli? Il vangelo non pare d’accordo. Il supplizio finale di Gesù presenta dettagli finali che pretendono di distruggere la sua dignità di uomo. Sono esattamente la controfigura dei pensieri e dei progetti dalle conseguenze colossali come le guerre mondiali di quei grandi colpiti dai deliri della paranoia. Allora, signori teologi, il peccato originale sarebbe qualcosa di più che la macchietta che rende meno attraente l’anima; e non si può smacchiare con poche gocce di acqua del battesimo.
La verità cristiana ha una caratteristica che la distingue da tutte le religioni. Ha un aspetto eterno che è l’incarnazione di questo misterioso Essere divino che scende sulla terra e si chiama Figlio di Dio, che vive una vicenda storica terribile di sconfitta e di morte e risuscita affidando il luminoso messaggio di essere con noi fino alla fine del mondo. Ci aiuta a trovare nella nostra esistenza somiglianze con la sua. Il che vuol dire arrivare il più possibile a un’esistenza guidata dall’amore; ma quell’amore che è fatto di alterità. Ci consegna un codice che ci aiuti a coincidere con la sua esistenza. Ci dice con parole severe che alla fine della vita saremo giudicati secondo questo codice. Trova il modo che il progetto si faccia essenziale e passi in tutte le religioni e in tutte le culture sotto altri aspetti e altri nomi, ma è il codice su cui sarà giudicata la nostra esistenza. Il Dio è unico e il progetto di esistenza è unico e noi sappiamo il suo nome vero che è Gesù, il salvatore del mondo. Seguendo come guida dell’esistenza le beatitudini (Mt 5,1-12), ci si libera dal contagio dell’economia che la famiglia umana porta come eredità. Tornando a leggere il codice dell’esistenza nel 25 di Matteo, accogliamo l’amicizia che ci viene offerta da Gesù attraversando una valle oscura, ascendiamo alture rocciose ma troviamo il senso vero dell’esistenza. È il solo modo di evitare il contagio, di trovare il senso e la gioia di vivere nell’amore. I due grandi discorsi che sono al centro del vangelo, quello delle beatitudini e quello del giudizio finale, non sono assolutamente riportabili al genere religioso, ma si capiscono sulla base etico-economica e per questo sono universali nel tempo e nello spazio. Nel riassunto finale dell’esistenza, tutti gli uomini di qualunque credenza o assolutamente agnostici, non dovranno rispondere a quesiti di ordine religioso ma di carattere pratico, concreto, assolutamente umano. E nel capitolo 25 non ci è proposto un appello suggerito da una misericordia cieca, indifferente verso la vita degli uomini: la vostra esistenza è stata positiva? Siete cresciuti nell’uguaglianza o avete aumentato lo squilibrio nella vostra condizione umana? Credo che sia arrivato il momento di mettersi davanti alla verità del vangelo e di affrontarla senza attenuazione di sorta. Abbiamo conosciuto un’altra persona che abbia pronunziato queste parole: il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Mt 16,31)? Se qualcuno è tentato di pensarle come espressione di una certa arroganza, continui a leggere il seguito e ne troverà altre e dirà che nessuno, né gli angeli né gli uomini, conoscerà esattamente il futuro ma solo il Padre che è nei cieli.
Luigi Zoja, Paranoia, Bollati Boringhieri, pag. 24.