| Perché un omosessuale non può essere prete? |
Da "Famiglia cristiana" n°50 dell'11 dicembre 2005
PERCHÉ UN OMOSESSUALE NON PUÒ ESSERE PRETE?
Ho sentito dalla televisione e letto sui giornali che il Vaticano ha pubblicato
un documento per impedire agli omosessuali di diventare sacerdoti. Non ho ancora
avuto la possibilità di leggere il testo originale, vorrei saperne qualcosa
di più e domandarvi: quali risvolti pratici potrà avere nella
vita della Chiesa?
DANIELE P. - MILANO
Risposta di don Mario De Maio
Il documento (Istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica) sui
criteri per l'ammissione al sacerdozio delle persone con tendenze omosessuali
è composto di circa due pagine. Come tutti i documenti della Chiesa va
letto con molta attenzione, perché vuole rispondere a un problema attuale.
Due sono le ipotesi che si possono fare sulle ragioni che hanno portato a questo
documento.
La prima, nota a tutti, è l'emergere di numerosi casi di omosessualità
palese, che si aggiungono a quelli di eterosessualità vissuta, riguardanti
sacerdoti e religiosi di cui la stampa ci porta frequentemente a conoscenza.
L'altra, più conosciuta dai vescovi e dai responsabili di formazione,
riguarda il numero crescente di giovani con tendenze omosessuali che chiede
di essere ammesso ai seminari e agli Ordini sacri.
II documento afferma che non possono essere ammessi al Seminario e agli Ordini
sacri "coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze
omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay".
Queste norme della Chiesa fanno riferimento esplicito a documenti precedentemente
pubblicati.
I giovani con tendenze omosessuali che praticano l'omosessualità, così
come gli eterosessuali che praticano l'eterosessualità, non possono accedere
agli Ordini sacri poiché la capacità di osser vare il celibato
è la condizione essenziale per essere ammessi al sacerdozio.
Il documento, anche se ne parla espressamente numerose volte, non dice una parola
chiarificatrice sul significato del termine "tendenze profondamente omosessuali",
che va quindi interpretato nella comune accezione, secondo cui omosessuale è
colui che sente la propria sessualità orientata prevalentemente verso
persone dello stesso sesso.
Un aspetto interessante che viene affermato nel documento (ben quattro volte)
è l'importanza che i giovani, prima di essere ammessi all'ordinazione
sacerdotale, debbono aver raggiunto una maturità affettiva. Secondo il
documento, la formazione umana è fondamento necessario di tutta la formazione
spirituale, teologica e pastorale.
Naturalmente sono tante le domande che rimangono aperte. Innanzitutto, che cosa
significa maturità affettiva? È possibile raggiungerla pienamente
nella prima giovinezza, intorno ai 25 anni? Con quali strumenti e criteri oggettivi
i superiori dei seminari possono valutare tale maturità?
Nei nostri seminari, impostati prevalentemente sulla formazione teologica, c'è
realmente spazio per i processi di maturazione umana che non possono essere
ridotti a cicli di conferenze e alla dimensione solo intellettuale? I formatori
dei seminari quale formazione hanno ricevuto per gestire processi complessi
come quelli della maturazione affettiva e sessuale dei giovani?
Da tempo la Chiesa, in numerosi documenti e attraverso iniziative come l'attivazione
nelle università pontificie di corsi che utilizzano le scienze umane
e la psicologia, dà indicazioni in questo senso. In realtà vi
è ancora una grande diffidenza e incapacità culturale a integrare
la formazione spirituale e intellettuale con la formazione affettiva e relazionale
deì giovani candidati al sacerdozio. La maturità dei presbiteri,
che non si esprime solo nell'equilibrio dei gesti sessuali ma in tutte le attività
di relazioni, rimane ancora un punto di arrivo lontano e le nostre comunità
ecclesiali ne sentono urgente necessità.
Il sacerdote, "innamorato di Dio e degli uomini", come segno e testimonianza
dell'amore del Padre è un bene prezioso che deve vedere tutti impegnati,
compresi i laici, in una riflessione e ricerca.