| Chiesa e omosessualità - Intervista a don Mario De Maio |
Don
Mario De Maio, lei è sacerdote e psicoanalista: dovendo definire l'omosessualità,
il prete entra in contraddizione con lo psicologo? E quale definizione ne dà?
Non c'è motivo di vedere contraddizione: almeno per quanto riguarda gli orientamenti scientifici ci sono diverse opinioni sull'omosessualità; quella più accreditata non parla di omosessualità ma di orientamento sessuale. Ci sono infatti tappe diverse nell'orientamento sessuale, ognuno di noi vive la propria esperienza relazionale con il padre e con la madre e nella relazione struttura la propria identità. Ma i confini dell'identità sessuale sono davvero così netti? No, il confine è sfumato. Ognuno porta dentro di sé dall'esperienza infantile un orientamento prevalente che è quello dell'identità di genere ma anche l'esperienza relazionale con il genere diverso. Per una serie di meccanismi complessi può capitare che questo processo non si completi o si orienti in forma diversa.
Nella nostra società tuttavia l'omosessualità crea ancora scandalo. Perché?
Alcuni studiosi sostengono che la ragione sia nella difficoltà ad accettare dentro di sé le due valenze, quella omosessuale e quella eterosessuale. L'omosessualità di altri può suscitare quella parte della propria identità che più o meno consapevolmente si teme di non saper gestire. Bisogna però aggiungere che qualunque forma di sessualità ostentata nella nostra cultura crea difficoltà, reazione. Però quando si parla di "orgoglio gay" non si pensa ad un esibizionismo fine a se stesso ma ad una provocazione contro le chiusure e l'intolleranza. La sofferenza passata, l'esclusione, l'incomprensione possono generare il desiderio di rivalsa. Però, come per tutte le forme di comunicazione, bisogna fare attenzione ai risultati che possono provocare: a volte si può avere l'effetto contrario.
Le gerarchie a proposito di omosessualità parlano di "disordine". E' peccato secondo lei?
L'essere omosessuale certamente non è peccato. I comportamenti, quello omosessuale e quello eterosessuale, per chi è credente sottostanno alle regole della morale cristiana e la Chiesa si riferisce a tali indicazioni, ma nessun pastore condannerà un omosessuale per la sua condizione.
Secondo la sua esperienza questa morale progredirà?
Andando avanti il dialogo crescerà perché cambia la considerazione culturale nei confronti dell'omosessualità. Per quanto riguarda i principi fondamentali della moralità non è prevedibile un cambiamento, se non un'attenzione e una cura particolare da parte della Chiesa.
Nella sua professione ha rapporti con omosessuali credenti?
Certamente, vi è in ogni persona che scopre questo suo orientamento una grande sofferenza e anche una grande esigenza. Mi è stato richiesto più volte esplicitamente come sia possibile conciliare la spiritualità cristiana con la condizione di omosessuale. Oggi dappertutto c'è una fortre richiesta di spiritualità come principio di orientamento della propria vita.
Parlando delle coppie omosessuali emerge la dimensione affettiva. La Chiesa pur non accettandole come 'famiglia', riconosce questa affettività?
La Chiesa ha la sua legge fondamentale fondata sull'amore e non può disconoscere la dimensione affettiva di ogni persona. Tutto il mio lavoro si basa proprio sulla possibilità delle persone di accogliere la dimensione affettiva e viverla in rapporto alla propria identità. Non è poi detto che scoprirsi omosessuale riveli automaticamente la propria identità perché qualche volta l'omosessualità nasconde altre forme di realtà o problematiche psicologiche.
Un omosessuale che si sente tale può diventare prete?
Credo che non ci sia nessuna preclusione da parte della Chiesa, almeno che io conosca. Naturalmente, come l'eterosessuale così l'omosessuale deve valutare come potrà portare a compimento gli impegni del celibato, e questa è una delle domande che spesso porta a una consultazione psicologica.
Soprattutto negli Stati Uniti si è parlato di sacerdoti omosessuali. La sua esperienza professionale e pastorale cosa le suggerisce?
Conosco sacerdoti che vivono questa dimensione ubbidendo alle leggi della Chiesa.
Con grande difficoltà, sofferenza e fedeltà riescono a inquadrarla nella scelta
di spiritualità.