Responsabilità verso gli altri e verso il cosmo

da “Oreundici” di ottobre 2004

La povertà non fatto politico-sociale ma come un dato antropologico, è una forma di essere della persona liberata dalle forme patologiche dell’egoismo e dell’orgoglio. Si tratta di forze essenziali nell’uomo, l’egoismo forza di conservazione dell’io e l’orgoglio, l’energia che aiuta l’uomo a emergere da quello stato generale amorfo che Lévinas illustra in una pagina indimenticabile dal titolo Il’y a, c’è, senza infamia e senza lode. Energie importanti che devono essere liberate dalle loro deviazioni ed è questo il senso della libertà nella quale Cristo ci ha liberato. La terapia è quella povertà evangelica di cui abbiamo parlato. La base di un’etica trasformante può essere solo la responsabilità verso gli altri e verso il cosmo. Non vorremmo che il cristianesimo fondato da Gesù, che ha vissuto la sua breve vita nella dimensione cosmica come annunziatore di un nuovo mondo, fosse diventato così individualista da formare generalmente persone ancorate per tutta la loro vita al progetto di liberarsi dal peccato, farsi dei meriti per andare a godere eternamente, voltando le spalle al mondo, pensato unicamente come luogo di trabocchetti, di menzogne, d’illusioni. Abbiamo imparato da bambini che Gesù ci ha aperto la porta del cielo e non che ha aperto la strada dell’altruismo, della responsabilità cosmica, della implicazione della nostra piccola vita nella grande vicenda del mondo. Non si denunzierà mai con sufficiente chiarezza come tradimento del Cristo la deformazione antropologica che ha fatto del tempo della nostra esistenza un’attesa paziente o disperata dell’aldilà. I voti non vengono presentati e vissuti come il contenuto del rinascere che Gesù annunzia a Nicodemo, passaggio dalla schiavitù della legge alla libertà nello spirito. E questa libertà nello spirito è l’ingresso nel Regno, che vuol dire assumere la responsabilità cosmica.

Bisogna ripensare la castità, questa parola strana, incomprensibile per la generazione attuale, per scoprirla come elemento essenziale della responsabilità. È possibile capire il nostro legame cosmico e conseguentemente la nostra responsabilità se non assumiamo il nostro corpo integrato nel cosmo? Siamo una cellula piccolissima ma siamo lì e non altrove. E il sesso è una di quelle energie, al pari dell’egoismo e dell’orgoglio, che deve essere collocato nella totalità del corpo e la terapia è unicamente quella della povertà così importante nel vangelo. Tout se tien, dicono i francesi, finalmente tutto è uno e quando riusciamo a vederlo, ci viene fatto di osservare quante complicazioni accumuliamo per arrivare a un risultato tanto semplice.

E’ assai difficile parlare di disciplina del sesso in una società dominata dall’idolo-desiderio, legione di desideri stimolati in continuazione per seguire il ritmo della produzione di oggetti che il mercato mette sotto gli occhi, porta aperta dei desideri. E fra gli oggetti c’è il sesso che promette nuovi piaceri sconosciuti fino ad oggi, consumati rapidamente per dar luogo agli stessi rivestiti in diverse apparenze. E il sesso è l’oggetto primo dei desideri che rende desiderabili gli altri oggetti. Come parlare di castità ai giovani che vivono costantemente fuori e non troviamo mai in una vera situazione di ascolto? La gioventù sente l’attrattiva del religioso, ma quali gesti trova nel religioso? L’affermazione conciliare del Regno di Dio come senso unico dell’azione di Gesù e come senso di tutti i suoi gesti doveva essere accolta come la grande novità e avrebbe dovuto provocare la rottura di recinti sacri e una pedagogia non orientata alla difesa escludente della verità ma sulla responsabilità cosmica, sulla reale salvezza del mondo che Gesù annunzia come senso della sua esistenza fra noi. Non una salvezza avvenuta quasi magicamente ma una salvezza in cammino, una forza dinamica da rinnovare continuamente nella storia e formare agenti e testimoni del Regno pronti a perdere il loro io assumendo questo tipo di amore liberato dalla deformazione della possessività e del potere e per questo veramente umano. Se non fosse così che senso hanno le parole di Gesù sarò con voi fino alla fine del mondo? Che senso ha l’eucarestia, la chiesa? La vita che Gesù promette è una vittoria permanente sulla forza di morte presente nella grande storia delle guerre, di quel terrorismo attuante nelle relazioni economiche, affettive e nei fondamentalismi religiosi.

Coloro che sognano un nuovo mondo possibile devono cominciare da una persona nuova che può solo rinascere dalla liberazione dai desideri artificiosamente suscitati dall’organizzazione consumistica dominante, fra questi il sesso come oggetto di consumo. In piccole comunità di giovani è possibile proporre di usare bene la loro vita facendo capire che anche senza volerlo noi procuriamo felicità o dolore. E ci sono dei fatti oggi che presentano quali sono i dolori dell’umanità. Mentre scrivo avviene il massacro di Russia che è una delle tante stragi che avvengono in questo mezzogiorno della civiltà. Se mi fermo a considerare la gioventù con cui ho incontri quotidiani vedo che ogni giovane è impegnato alla ricerca di un motorino, di un computer o di un apparecchio digitale, e vede la ragazza o il ragazzo come momento di piacere. Nonostante la frequenza ad atti religiosi preferibilmente di tipo pentecostale i giovani non sono minimamente scossi, impensieriti, turbati dall’idea di peccato. Prendono l’ostia (come loro dicono) perché è un atto comune, un sentirsi come tutti.

Vedo con gioia che un piccolo gruppo ha preso interesse per la terra e mi suggerisce una pedagogia nuova: la terra come ambiente diverso da quello in cui vivono, e la terra come stabilità, come luogo dove mettere radici. Il lavoro comune, libero, senza un orario imposto, senza padroni che ti vigilano, provando finalmente la gioia di dare a chi cerca i prodotti del tuo lavoro. Hai qualcosa da sognare con la tua ragazza, di pensare al domani. Scopro questa grande novità: pensare al domani, progettare la vita, il grande segreto perduto che la terra ha trasmesso a generazioni di uomini e che la tecnica cerca di cancellare per sempre. Mi è facile insistere su questa dimensione a giovani che hanno sotto i loro occhi ragazze adolescenti con un bambino fra le braccia alla ricerca di come alimentarlo, donne povere che vengono a noi con un grappolo di piccoli aggrappati alle loro vesti. Come si fa a cambiare tutto questo? Non vi pare che il sesso abbia bisogno di una disciplina, di un’attesa? Mi chiedono di parlare della mia vita, spiego loro che ho fatto della mia vita un dono e che non sento di aver rinunziato all’amore… Nessuno deve rinunziare all’amore perché chi non ama veramente è un essere pericoloso. Mi rivedo nei miei anni giovani e parlo del corpo in altro modo, in altro contesto, ma lo sfondo è quello stesso: un mondo dove si sta bene insieme, dove cerchiamo insieme la felicità di vivere.