TRASFORMAZIONE ADOLESCENZA

la sfida di non essere genitori perfetti

Tutti noi, chi per lavoro, chi come genitore, ci confrontiamo con gli adolescenti e con le loro problematiche. L’adolescenza è il momento più importante e decisivo dello sviluppo umano. Il passaggio dall’ infanzia all’adolescenza è qualcosa di tumultuoso, rivoluzionario. E’ l’ingresso in un periodo segnato da cambiamenti repentini di umore, da conflitti e contraddizioni e da atteggiamenti estremi. I mutamenti fisici abbastanza vistosi come il cambiamento della voce, lo sviluppo corporeo, la maturazione degli organi sessuali, sono il segno di quella trasformazione molto più complessa e profonda che riguarda la formazione dell’identità. Il perno intorno a cui ruotano tutti i fenomeni collegati con l’adolescenza è quello del compimento della maturazione sessuale con la consapevolezza nuova che ne deriva e l’inesperienza nel saperla gestire. Per un tempo non misurabile tutto è rimesso in discussione. Nulla sarà più come prima. Vogliamo offrire alcune riflessioni per aiutare gli adulti a modificare quegli atteggiamenti e quei comportamenti che, seppure inconsapevolmente, possono esasperare i conflitti e le angosce degli adolescenti. Noi adulti, affannati da mille impegni, non diamo lo spazio e l’attenzione necessaria a questo momento decisivo per la maturazione e per la crescita che viene considerata come una vera e propria seconda nascita. Freud, nella sua opera “Tre saggi sulla teoria sessuale”, avvertiva l’ enorme difficoltà nello studiare i fenomeni connessi con l’adolescenza. “ Il punto di partenza e lo scopo finale del processo sono chiaramente visibili; invece i passi intermedi ci sono ancora in molti sensi oscuri, e più di uno rimarrà per noi un enigma insoluto.” Vogliamo vedere alcuni di questi passaggi e sottolineare gli aspetti positivi e alcuni possibili rischi di questo transito dall’età infantile all’età adulta. Tra i tanti modi di affrontare l’adolescenza scegliamo quello di porci dal punto di vista dell’adolescente e cercheremo di descrivere come egli si vede nello “tsunami” che per lui rappresenta la complessità delle trasformazioni in cui è coinvolto. Tre sono le comunità a cui sente di appartenere: quella del mondo infantile legata all’ambito familiare, il mondo degli adulti e la comunità degli adolescenti che si pone come intermediaria tra le due. Cercheremo di capire il suo mondo interiore che si sposta tra questi tre ambiti durante il processo di sviluppo e di evoluzione della sua struttura interna e della sua identità. Inizieremo col descrivere come vede il mondo adulto nel quale tenta di entrare, quindi il mondo infantile che sta cercando di lasciare e infine il “suo” mondo. Il mondo adulto viene vissuto come una struttura piramidale che ha l’ obiettivo di preservare il potere da ogni intrusione, di controllare gli aspetti materiali del mondo, il denaro, la casa, il cibo e la sessualità. Per l’adolescente gli adulti sono ipocriti e frodatori, i bambini e i ragazzi sono visti come degli schiavi e dei servi a loro sottomessi. Egli si pone in posizione di disprezzo nei confronti degli adulti, ma anche dei bambini che da essi dipendono. Gli adulti posseggono potere, mentre l’adolescente vive nella confusione: confusione tra buono e cattivo, lecito e illecito, tra le diverse zone del corpo, tra maschio e femmina. Il bambino fantastica che la conoscenza è qualcosa che esiste concretamente in qualche posto e ha la convinzione che i genitori siano in possesso di tutta la conoscenza del mondo. E’ impegnato ad imparare il nome delle cose e crede di sapere tutto intorno ad esse. Al momento della pubertà l’adolescente vive una grande disillusione che gli permette di liberarsi dalla sottomissione ai genitori che aveva vissuto fino allora come “onnipotenti”. Nell’ambivalenza di volersi staccare e contemporaneamente nel non saperlo ancora fare, vive l’esperienza di aver scoperto che tutto il mondo degli adulti è falso. Una delle conseguenti fantasie può anche essere quella di dubitare di essere figlio dei suoi genitori in senso reale. Questa crisi lo porta a cercare una comunità esterna alla famiglia, una comunità di pari, che diventa un’ancora salda cui aggrapparsi. Può talora anche pensarsi da solo con una missione unica nel mondo, una missione grandiosa. L’adolescente alterna le fasi d’invidia, di egocentrismo, di mancanza di pietà per andare verso l’indipendenza, a fasi di altruismo, di sensibilità e di tenerezza verso gli altri. La sua sensazione è quella che per crescere deve andare avanti senza pietà, diventare abile ed avere successo. Cercando di trovare la sua strada, il suo posto nel mondo degli adulti, si interessa dell’arte, della musica, della letteratura. Si interroga intensamente sul senso del vivere e del morire, sull’etica e sulla giustizia. Nel mettere in questione il mondo adulto, include i valori, gli stili di vita e gli orientamenti religiosi. Nell’adolescenza vengono abbandonate le pratiche religiose convenzionali e vengono cercate forme diverse dove l’emotività trova uno spazio speciale per esprimersi. Quale posizione deve occupare l ‘adulto nei confronti dei mutamenti e degli umori talora provocanti ed estremi dell’ adolescente? E’ certamente errato rincorrerli nei loro cambiamenti o addirittura assumere i loro comportamenti, il loro modo di vestirsi e di parlare. Il genitore deve accettare di essere quello che è, per permettere all’adolescente di differenziarsi e di assumere una sua identità. Quale posizione debbono scegliere gli adulti per non esasperare le ansie connesse con l’assenza dei riferimenti sicuri e per favorire ed alimentare le dinamiche di cambiamento negli adolescenti? Ci viene in aiuto il pensiero di Antonio di Ciacca espresso nell’intervista data a Donata Roma e Alberto Visini nel libro di Noelle De Smet “In classe come al fronte” di cui riportiamo alcuni brani. “La base da cui bisogna partire è che l’adolescente possa sentirsi riconosciuto come soggetto.” L’istituzione, di qualunque tipo sia, familiare, scolastica, statale ha come obbiettivo che le cose funzionino. “Il problema non è che le cose funzionino per l’istituzione, ma che esse funzionino per il soggetto. (…) Un istituzione può funzionare e contemporaneamente schiacciare le esigenze più intime delle persone che la compongono”. Perché funzionino in modo corrispondente alle esigenze delle persone devono essere orientate ad accogliere ogni soggetto, a dargli un posto che gli permetta di essere accolto nella sua particolarità, nella sua unicità, nella sua singolarità. “E’ più fondamentale per l’essere umano sentirsi riconosciuto che essere amato. Nell’amore c’è, quasi sempre, un ritorno narcisistico su colui che ama. Questo ritorno nell’atto del riconoscimento è assente, o almeno dovrebbe esserlo. Nell’atto del riconoscimento si accoglie l’altra persona così com’è, non ci si attende da lei nessuna risposta che sia conforme ai desideri altrui. Per dirla in altri termini: io ti riconosco come soggetto desiderante, anche se non so che cosa tu desideri e non solo lascio in sospeso questo non sapere, ma non lo occludo con il mio supposto sapere. Chi sa riconoscere l’altro, sa mettere a tacere la richiesta d’amore. (…) Evidentemente tutto ciò richiede dal punto di vista dei genitori un saper accettare una perdita narcisistica, proprio per il fatto che i figli non necessariamente rispondono alle loro richieste. Soprattutto per il fatto che i genitori considerano che le loro richieste siano fatte ai figli solo pensando al loro bene. E non si rendono conto che ciò che ricercano non è tanto il bene del figlio, ma il proprio bene che a loro avviso si realizza se il figlio risponde a ciò che loro desiderano per lui.”

don Mario De Maio

(da “Oreundici” di luglio-agosto 2013)