| Non siete capaci di riconoscere i segni dei tempi |
Penso spesso alle due grandi idee del Concilio che hanno guidato la mia vita: il Regno di Dio come centro della predicazione di Gesù e l'importanza di conoscere i segni dei tempi. Queste due idee non mi avrebbero colpito se anteriormente non ci fosse stato un incontro mistico con Gesù e da questo incontro non fosse nato in me il proposito di seguirlo. Non ho mai sentito incompatibilità fra la mia relazione mistica con il Cristo risorto e l'impegno di seguirlo sulle tracce del Regno di Dio nelle intricate vicende storiche e nella lotta per difendere il diritto di ogni uomo a una vita piena, che equivale al diritto di soddisfare i suoi bisogni reali.
Ho sempre
cercato di difendere l'unità del Cristo costruttore del Regno di Dio e il Cristo
che siede alla destra del Padre, mediatore di perdono e di grazie. Quindi l'agire
come se Dio non fosse è una espressione che come credente non ho mai capito
a fondo. Ma sono convinto che i cattolici sono generalmente formati a un tipo
di fede e di spiritualità che li trattiene nella ragione che Lévinas
definisce numinosa cioè invisibile, che li giustifica a non assumere pienamente
la responsabilità del Regno. Spesso, troppo spesso il misticismo diventa mistificazione.
Mi chiedo se questo dilagare delle sette religiose cui sono dolorosamente attento
non ha come causa un bisogno di semplificazione di una religiosità più vicina
ai bisogni reali dei poveri. Nel cattolicesimo c'è troppo invisibile, troppo
arcano, troppo mistero, la qual cosa a chi ragiona appare sulla frontiera del
magico. Conosco persone che per cultura e per posizione sociale potrebbero favorire
il progresso del Regno di Dio, fermi su questa frontiera, convinti che come
religiosi non devono servirsi della ragione.
In un tempo drammatico come il nostro in cui il futuro della terra e dell'umanità sono a rischio, è doloroso incontrare persone di una buona formazione razionale che mettono tutto il loro impegno (almeno per quello che resta dal compimento dei loro affari) alla costruzione di un tempio monumentale alla Vergine di Medgiugorje. E questo risponde all'indirizzo generale della Chiesa cattolica nel tempo. Il Papa fa dei pronunciamenti che sembrano attuali, molto dentro la storia, che sono vaporizzati, diventano spray per una gestione della pratica religiosa che autorizza a pensare che la cosa veramente e unicamente importante sono le canonizzazioni, la promozione dei patroni. La direzione della vita cattolica pare dimostrare che la santità ha il suo epicentro nell'aldilà, nell'invisibile o in una carità molto più vicina all'elemosina che alla responsabilità e all'impegno per un mondo più giusto. Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia ha detto Gesù. Dove? All'epilogo di questo pontificato viene alla luce che la Chiesa è passata per un processo di sacralizzazione e clericalizzazione radicale. Era un mettere degli argini alla tanto temuta secolarizzazione? Non pare perché il progetto ecclesiastico-cattolico non è stato a mio parere né a favore né contro la secolarizzazione. Appare come un progetto parallelo. Noi facciamo il nostro e voi fate il vostro. Ci sono state certamente delle prese di posizione contro fatti sociali come l'aborto e il divorzio e altre scoperte scientifiche o meno, ma il laicato invece di essere indirizzato e preparato ad affrontare la secolarizzazione, è stato ritirato nel numinoso e clericalizzato. La secolarizzazione non poteva essere completamente negata, era impossibile prendere posizione contro il Concilio da cui deriva un progetto pastorale per un mondo secolarizzato e questo è incontestabile: ma i movimenti che hanno arruolato la quasi totalità del laicato cattolico hanno seguito un indirizzo di spiritualità parallela al mondo secolarizzato. È più facile oggi in Italia trovare dei pensatori non religiosi interessati ai valori evangelici (quelli che all'interno vengono definiti virtù) in un mondo sempre più estraneo alla religione, che in credenti impegnati nei movimenti. La vita cattolica in generale è molto più vicina alle sette e a quella invertebrata religiosità così diffusa nella società attuale, che alla religiosità di credenti del passato che si proponevano la costruzione di una società secondo le norme etiche che discendono dal Vangelo. Il richiamo a conoscere i segni dei tempi è stato tradito. La prassi della Chiesa vista nella parte dirigenziale pare più disposta a comprendere il tempo piuttosto in forma pragmatica che profetica. Gesù lo ha detto ai dirigenti del suo tempo e ai dirigenti di tutti i tempi. Forse perché esiste una incompatibilità fra il potere e la profezia. Voi sapete distinguere bene l'oggi: Oggi farà buon tempo perché il cielo è rosso. E di mattina: oggi pioverà perché il cielo è rosso scuro; ma non siete capaci di conoscere i segni dei tempi (Mt 16, 1-4). Il mondo secolarizzato può riconoscere solo il Gesù annunziatore-costruttore del Regno, portato da una irresistibile forza interiore che egli nomina Spirito, a dare la sua vita per questo Regno. Il Gesù sognatore, il Gesù utopistico, il Gesù più vicino a un cospiratore politico che al padre Pio. La realtà sembra smentire quest'affermazione perchè i devoti di padre Pio affollano Roma, mentre il Gesù che cammina scalzo per le strade della Palestina avverte i suoi seguaci che saranno sempre un pusillus grex (un piccolo gruppo) e che la loro vita è a rischio permanentemente perché vogliono quello che non vuole e non vorrà mai chi comanda. E la Chiesa cattolica sceglie la massa. La nostra lotta non è di opposizione alla fede e ai suoi contenuti ma è diretta a mostrare l'attualità di Gesù.
In un tempo recente ebbe voga una formula che permettesse di discriminare nel Vangelo la parte implicitamente religiosa o mistica dalle norme valevoli per tutti: il Gesù della fede e il Gesù della storia. A mio avviso il Gesù che dà la sua vita per l'ideale del Regno, un ideale che contiene una dimensione laica o secolare o storica, è l'unico Gesù del Vangelo. E opporre un Gesù ad un altro è cosa del passato, è un discorso congelato nel tempo della filosofia dell'essere, non è attuale per l'urgenza di costruire un'etica che condanni implacabilmente il liberismo economico come anti-Regno. E questo è possibile solo cercando di costruire il Regno di Dio nella realtà socio-economica. Al II Forum internazionale di Porto Alegre hanno partecipato tre vescovi brasiliani, fra cui il presidente della conferenza, per unirsi a questa ricerca di giustizia, ai progetti di un mondo differente. Questo bisogna fare oggi piuttosto di perdersi in polemiche inutili: "Penso che la migliore denunzia sia la testimonianza. Che la Chiesa al suo interno debba instaurare una nuova economia a tutti i livelli, dal livello della comunità fino al livello internazionale. Non possiamo essere capitalisti: la Chiesa deve essere evangelica e quindi ha bisogno di una economia di comunione e di solidarietà. La migliore denunzia possibile è che la Chiesa riveda la sua gestione economica", dichiara il vescovo Morelli intervistato al Forum. Una grande bella promettente novità è che membri della gerarchia cattolica partecipino a questa iniziativa sociale organizzata da laici. Congressi sulla giustizia e sulla pace organizzati dalla Chiesa non possono avere la stessa efficacia, se manca la parte operativa. La secolarizzazione buona, necessaria, vitale, avverrà quando persone credenti e veramente spirituali parteciperanno a iniziative di laici che pensano laicamente, senza la preoccupazione di mettere in pratica un pensiero sociale che non sarà mai rivoluzionario. Quando frati, preti, suore e vescovi partecipano a una marcia dei senza terra, nasce una vera secolarizzazione della fede cristiana perché non c'è scontro di tipo apologetico, ma la fede trova il suo luogo definito da Gesù e invece di essere idea concetto, diviene sale, lievito, luce. Quando la giustizia è pensata in una conferenza plenaria dell'episcopato o è organizzata da un organo ecclesiastico, la giustizia resta parola non abitata dallo Spirito di vita. Una dichiarazione di dom Luciano Mendes de Almeida, per diversi anni infaticabile presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana (C.N.B.B) potrebbe diventare un criterio di scelta del sacerdozio cattolico. Alludendo al Forum dom Luciano dichiara: "L'evento non è di sinistra ma dell'umanità. È importante che tutti abbiano il coraggio di unire le proprie forze quando in gioco c'è la questione del riscatto della persona umana. Il Forum è aperto ai contributi di tutti coloro che vogliono intervenire affinché siano risolti, attraverso l'unione di tutte le forze, gli enormi problemi della violenza e dell'ingiustizia". Così il Vangelo si secolarizza facendosi sale, luce e lievito. C'è da augurarsi un cambio rivoluzionario nella Chiesa. Tutto è possibile a chi crede e io voglio crederlo. Fino ad oggi religiosi e religiose senza escludere vescovi, che partecipano a marce dei senza terra, al Forum di Porto Alegre, all'antiglobal di Genova, sono considerati pazzi seguendo la qualifica dell'establishement come rivela un sociologo "pazzo" (Chomsky) e non di rado vengono marginalizzati. Non so se qualche prelato abbia partecipato al World Economic Forum (Wet) di New York. Se ha partecipato per denunziare, tutto bene, ma secondo la prassi corrente, nessun religioso avrebbe perso stima e autorità partecipando al Wet, mentre chi è andato fra i pazzi di Porto Alegre, entra nella lista nera. Il cambio rivoluzionario si verificherebbe quando la parte dirigente della Chiesa cominciasse a vedere di buon occhio i pazzi che sognano quel mondo che pare entri anche nei sogni del Papa. E considerasse indegno partecipare a un congresso dove si cerca come salvare e potenziare un progetto omicida.
Mentre esprimo questo mio desiderio mi sopraggiunge il ricordo che Gesù non ha fatto una simile domanda al Padre. Invece di desiderare la conversione dei potenti, ringrazia il Padre di aver nascosto queste cose ai saggi e agli intelligenti e averle rivelate ai piccoli (Mt. 11, 23-24). Queste cose sono il suo progetto di dar vita al mondo salvandolo dalla morte. I pazzi del Forum in terra latino-americana sognano un mondo liberato dalla ingiustizia di cui la morte per fame è conseguenza e simbolo, e liberato dalle guerre di cui l'accumulazione liberista è conseguenza e simbolo. Gli intelligenti rimasti nella parte nord del continente non sognano, calcolano come salvare l'economia mondiale e questo esige una priorità: sconfiggere il terrorismo distruggendo il mondo se necessario. Tornando al tema tanto dibattuto della secolarizzazione, mi pare risultino chiare due conclusioni: che la secolarizzazione può essere considerata quasi un sinonimo della inculturazione, e che avviene non per un progetto e con metodi prefissati. Avviene spontaneamente negli eventi politici del nostro tempo quando siano orientati alla ricerca della giustizia. Resistono ancora degli epigoni che concepiscono l'ideologia come serva della politica, quasi una serva padrona. E fanno dei loro incontri degli scontri sterili e negativi per i veri interessi dei poveri. Oggi la sola maniera di far politica è quella dei movimenti che partono da una opposizione al liberismo. È urgente che filosofi, teologi, ideologi politici si accorgano che stiamo passando dall'epoca dominata dal concetto, dall'idea dell'essere, all'epoca del fatto, del reale. Quindi politica oggi ha un solo senso: prendere partito per il liberismo economico o prendere partito per la giustizia schierandosi chiaramente contro il sistema liberista. Chi resta - secondo l'espressione brasiliana - a cima do muro, a cavalcioni sul muro, senza decidersi né per una decisione né per l'altra, sarà travolto, perché il muro inevitabilmente crolla.
Il cristianesimo è sfidato dalla stessa storia, a dare all'Europa e all'Occidente quello che non ha dato in duemila anni. Se uno chiedesse a me: finalmente che cosa ha dato il cristianesimo all'Europa, risponderei senza esitare: la libertà, e ho in serbo molti argomenti per dimostrarlo. Ma oggi si sono sviluppate delle forze che hanno già distrutto per una buona percentuale la libertà, e finiranno per distruggerla totalmente. La democrazia è quasi un ricordo del passato e insistere difendendola con i mezzi tradizionali, è cancellarla per sempre. Il cristianesimo ha dato il dono della libertà all'Occidente, ma non ha portato alle ultime conseguenze il senso dell'incarnazione. Sedotto dalla sublimità del pensiero greco, ha spiritualizzato il discorso che Dio rivolgeva all'umanità non attraverso la parola ma soprattutto con la decisione di farsi prossimo all'uomo per renderlo collaboratore del progetto creazionale, ispirato e guidato dall'amore. La storia che è nel concetto biblico, il racconto di questa prossimità, è divenuta nel cristianesimo il luogo dove si esercitano le virtù per prepararsi all'eternità. Mentre la storia, per un uomo spirituale, è l'elemento in cui si muove la vita dello spirito. Il cristianesimo ha messo al centro la persona umana: ma spesso l'ha tolta dal mondo prima della morte, mettendola dentro una storia individuale di salvezza, di redenzione, di purificazione, il cui risultato dipende in gran parte dalla grazia, dall'aiuto che viene dall'alto. Così, la parte religiosa dell'umanità è vissuta facendo della vita un'occasione e una preparazione per il cielo. L'altra parte, svincolatasi dai lacci religiosi cerca di fare la sua vita cercando di passarla il più felicemente possibile o facendo dei progetti di società senza assumere responsabilità verso "gli altri". Il quadro è certamente troppo fosco e quindi non del tutto vero.
La mia intenzione è quella di mettere in evidenza il contributo che un cristiano può e deve dare alla storia attuale. Mi scuso di partire da un'analisi affrettata, superficiale e in parte ingiusta del passato. Porto con me il dolore profondo che non è solo mio, che l'Occidente cristiano sia il centro di una barbara reazione contro la rivolta di una parte dell'umanità che si scopre oppressa, sfruttata, dominata dalla parte che si crede in diritto di esercitare una superiorità che nessuno le ha dato. E se un tempo questa presunta superiorità era soprattutto attribuita alle conquiste umanistiche dell'Europa, oggi è diventata vile, scaduta nel potere economico e nella barbarie della guerra. Ed è la riprova che un umanesimo non sostenuto dallo spirito cade nella barbarie, perché l'uomo è per sua natura usurpatore e assassino. Mi brucia come rivolta alla mia famiglia l'accusa di Lévinas al cristianesimo, per non aver saputo rendere l'Europa migliore in duemila anni. L'accusa mi brucia perché la condivido pienamente. La Chiesa cattolica ha preso di mira l'homo eroticus, cercando di disciplinare la forza selvaggia dei sensi, cominciando col controllare il violento risveglio della pubertà. E non è stata così severa verso l'uomo usurpatore. Lévinas ha scritto delle frasi cui torno spesso; so che mi fanno male e voglio che mi facciano male. "Parlare di redenzione, in un mondo che è rimasto senza giustizia, significa dimenticare che l'anima non è un'esigenza d'immortalità; ma soprattutto una impossibilità di assassinare". Sembra una frase retorica ma io so che non è perché vivo dentro il mondo credente e vedo che molti che sospirano il cielo, che sono sicuri, ciecamente sicuri che il cielo li attende, e non si fermano ad analizzare il verbo assassinare, non vogliono scoprire che i grandi assassinii non si fanno con le armi ma con l'usurpazione dei beni, attraverso l'ingiustizia della distribuzione. L'oltraggio che i pedofili fanno all'infanzia è certo condannabile: ma non sono messi in primo piano i bambini cui viene succhiata la vita dalle nostre comodità e dalla libertà di impadronirci del superfluo. Prima di accogliere il segreto di farsi santi, bisogna volere esistere senza assassinare. Questo bisogna predicare oggi, e pensando così mi sento in perfetta sintonia con Gesù. Partendo di là trovo un senso all'amore di Dio, alla sua presenza e alle sue consolazioni. La libertà che il Cristo ci dona non è la libertà dalla materia, dal sensibile, come ci insegnava una filosofia spiritualista, è una libertà dentro le cose, dentro la storia. Lo spirito non ci libera separandoci dal materiale, come ci insegna il platonismo, ma ci libera assumendo la sua realtà che implica un essere con gli altri e un essere con le cose.
Essere liberi vuol dire vivere nella natura sentendola come dono e scoprendo nella sua utilità e nella sua armoniosa bellezza l'invito all'amore, alla gratitudine, alla generosità. Essere liberi vuol dire gustare profondamente il tutto è vostro di Paolo, tutto è vostro perché nulla è mio, canta dentro di me una voce. Essere liberi vuol dire aver raggiunto quella relazione per cui il nostro volto è aperto continuamente ad accogliere i messaggi di dolore, di gioia, di bisogno di aiuto, di protezione che ci inviano altri volti che incontriamo. Vuol dire amare al di là dell'erotismo egoista: questa liberazione però non si raggiunge nella solitudine, ma nella relazione concreta. Qualcuno potrebbe obiettare che esiste una storia della spiritualità cristiana che smentisce queste affermazioni. Ma risponderei, non sarà per questo che l'Occidente cristiano presenta al mondo delle sante anime, in una società assassina? Credo che sia venuto il momento di affermare con molta forza che la santità è prima di tutto o allo stesso tempo etica, ed etica vuol dire relazioni di vita e non di morte. Ai miei fratelli monaci e monache direi: Non possiamo pensare che Dio, attraverso gli eventi storici (i famosi segni dei tempi) ci mostri un cammino differente, un'altra maniera di essere santi? Santo diceva Platone, è colui che piace agli dei, e la domanda io piaccio a Dio? Ci viene rimandata. Ti sei proposto col tuo vivere di non fare male agli altri? Del tuo Maestro Gesù è detto che passò facendo del bene, a chi? A Dio? Non ne ha nessun bisogno. Agli altri. E dobbiamo essere convinti che facciamo male agli altri solo se diciamo: io vivo per me e non faccio male a nessuno. Gesù non ci ha detto: sfamate l'affamato per essere graditi a Dio. Siete graditi a Dio, amate lui e siete amati nell'altro da sfamare, il vostro altro. Non è una sfumatura questo l'avete fatto a me, perché questo atto di giustizia etico è un atto religioso, intrinsecamente è un atto di amore vero a Dio. Bisogna superare il dualismo. Io sento di recuperare tutto il numinoso, il silenzio, la preghiera, la mia relazione filiale con Dio nell'etica, nella relazione, e non viceversa. Il vero ateismo è questa separazione di Dio dall'umano. È perdere il tempo cercare di convertire un ateo con argomenti razionali. Arriverà a Dio se sarà capace di liberarsi dal suo ego in relazioni di vero autentico altruismo. È necessario che trovi il nome di Dio? Questo non è affar mio: quando una persona è altruista tutta la storia della relazione si concentra su Dio. Dio è provocato, raggiunto dall'amore di questo essere umano. Se Dio vuole mantenerlo nell'oscurità, farne un adoratore anonimo o un credente reale è problema suo. Sono arrivato a questa conclusione attraverso molte esperienze. Sono convinto che l'unica chance del cristianesimo in questo arco storico è secolarizzarsi. Se sono riuscito a spiegarmi dovrebbe risultare chiaro che secolarizzarsi non vuol dire rinunciare al trascendente, ma vuol dire raggiungere il trascendente passando per l'umano o più esplicitamente l'etico, includendo in questo aggettivo la responsabilità verso gli altri e verso il mondo. La storia dimostra ampiamente che si può vivere metafisicamente o spiritualmente, o misticamente, senza raggiungere mai l'etico, cioè assassinando tranquillamente senza accorgersene gli altri. Se i mistici che presentano un curriculum celeste chiaro e non altrettanto chiaro un curriculum terrestre o storico sono accolti nella corte celeste non lo so. Secondo una scena del tribunale metafisico schizzata dallo stesso Gesù, parrebbe di no. Altre fonti ci dicono che basta curare l'anima per essere accolti in cielo. Solidale con i miei bambini della favela, non accetterò mai dei santi che abbiano collezionato tutte le virtù, meno la responsabilità verso gli altri e verso il mondo.
Arturo Paoli