| Fede e politica |
Credere in Gesù vuol dire accettare di essere responsabili della società
Non potete immaginare
la gioia che ha prodotto in me la notizia di questa vostra riunione su un tema
che mi ha appassionato fin dalla lontana gioventù: fede e politica. La ragione
di questa gioia va ricercata nel momento storico che stiamo vivendo che è un
momento di profonda crisi. La parola crisi non è del tutto negativa, certo indica
che qualcosa non va; ma significa anche che ci stiamo accorgendo che non va,
e abbiamo deciso di fermarci per vedere quali decisioni prendere per trovare
qualcosa di meglio. Da qualche anno ho rinunziato a leggere libri di teologia,
materia che mi appassiona, e mi sono dedicato alla sociologia cioè alle analisi
della società perché, tenendo sempre presente che Gesù ha lasciato nella mano
dell'uomo, di tutta l'umanità il suo progetto che i Vangeli chiamano Regno di
Dio, un suo discepolo non può dire di amare Lui senza prendere a cuore il progetto
che non è un'azione compiuta nel tempo ma è tutto e unico senso della sua vita.
E la storia di questo Regno si svolge nel tempo e nella società, nella polis
in cui ci troviamo a vivere. Quanto più amiamo Gesù tanto più ci appassioniamo
per il Regno di Dio e viceversa, dedicandoci al Regno con una passione che cresce
nel tempo, sempre più ci appassioniamo della sua Persona. E se questo Regno
si fa nella società, mi sembra addirittura ovvio che conosciamo il meglio possibile
questa società. Oggi - e vedo questo come un segno dei tempi e un aiuto dello
Spirito Santo, gli studi e le analisi della società sono numerosissimi. Solo
in questo ultimo mese ho letto due libri, e non crediate che passi le giornate
a un tavolo di studio.
La vostra riflessione su fede e politica è oggi di una importanza essenziale
e urgente e cercherò di chiarirlo. Cominciamo dalla fede. La nostra fede si
dichiara come seguimento di Gesù. E Gesù manifesta il senso della sua vita,
del suo essere al mondo nei pochi versetti ripresi da Isaia e riportati nel
Vangelo di Luca al quarto capitolo:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi
e predicare un anno di grazia del Signore.
Che poi la Chiesa con la collaborazione dei teologi e dei mistici svolga gli
altri molteplici sensi racchiusi nella persona di Gesù, non resta per questo
offuscato questo senso che con la sua bocca il Figlio dell'uomo ha dato alla
sua pratica di vita. Oggi i sociologi hanno trovato e riabilitato una parola
che rappresenta bene la vita di Gesù. Gesù è un trasgressore. Giovanni Paolo
II in un discorso tenuto in Messico nel primo anno di pontificato definisce
Maria modello di coloro che non accettano le circostanze avverse della vita
personale e sociale (discorso raccolto nel documento di Puebla) e questo significa
la parola trasgressore. E la trasgressione è un atto politico cioè mi metto
contro le forme di schiavitù (liberare i prigionieri, tutte le forme di ingiusta
ripartizione dei beni, mi schiero con i poveri cioè con gli esclusi, dal diritto
sui beni che sono per tutti. E questo progetto è intrinsecamente politico. Cacciari
mette di fronte due parole grache oikos e polis. Oikos è la casa, la famiglia,
il collettivo-personale, polis è il collettivo-sociale. Tutte le parole del
programma di vita di Gesù si rivolgono alla polis collettivo-sociale, alla sistemazione
della società, a quello che entra nell'ordine che rispetta la volontà del Creatore
e quello che la contraddice. E tutto questo progetto è posto sotto la luce e
la guida dello Spirito di Dio, quindi non è errato dire che la fede cristiana
è intrinsecamente politica. Credere in Gesù, vuol dire accettare di essere responsabili
della società di cui siamo membri.
E la forma politica che rende possibile l'attuazione di questa responsabilità
di ciascuno, dal più al meno istruito si chiama democrazia, l'agorà come dicono
i sociologi alludendo alla libera politica dei greci, la piazza dove si mettono
in luce le qualità sociali da conquistare per una convivenza giusta pacifica
e felice. Io ho visto nascere o rinascere dopo oltre venti anni di fascismo
questa democrazia e ho preso parte alla sua incubazione avvenuta nel salone
dell'Arcivescovado come ho ricordato nella commemorazione di Ferdinando Martini.
E a questo connubio fede e politica sono rimasto fedele tutta la mia vita fra
tempeste e bonacce, diffamazioni e calunnie e le meravigliose luminose gratificazioni
dell'amicizia.
Saluto oggi il vostro evento che avviene dentro il progetto politico globalizzazione,
decisamente, assolutamente antidemocratico, anche se lascia sussistere forme
di governi nazionali permettendo loro di chiamarsi democrazie. È doloroso assistere
a questo processo di distruzione della radice dell'umano che ci provoca alla
trasgressione. E si fa attraverso la tecnocrazia e il consumismo che sono gli
strumenti per creare quell'uguaglianza del pollaio di Orwell e il silenzio della
pancia piena degli ubriachi. Per chi ama la gioventù e ha lottato per difendere
i suoi sogni in un tempo in cui era possibile sognare, è veramente duro assistere
a questa distruzione sistematica dei giovani che si realizza in un clima di
festa: tutto finalizzato a renderli uniformi, sterilizzarli, distruggendo in
loro la capacità di vera amicizia. Che senso può avere la vita senza amicizia?
Tutto viene avvolto di tenebra senza amicizia, tutto perde valore. Pensate a
iniziative della tv come il Big Brother che presenta chiaramente il criterio
seguito per distruggere alla radice le prerogative essenziali della persona.
Nel mondo devi sbrigartela da solo e devi essere un duro. Hai bisogno di alleati
ma non di amici. Gli alleati sono di per se stessi provvisori, quando non ti
servono più devi essere pronto a sbarazzartene. Nel mondo non trionfa il migliore
ma il più furbo, il più libero da scrupoli, da quello che hai imparato dalla
religione se mai l'hai avuta. Se ti capita serviti anche di questa ma non farti
legare dai suoi moralismi. Pensare che esista gente in questa Europa cristiana
centro di civiltà che si diverte a questo spettacolo infinitamente più crudele
di quello dei gladiatori che divertiva gli antichi romani, c'è da chiedere che
venga presto la fine di quest'occidente. Questi ultimi tempi dominati dal brutto
che ha ucciso Dio (Cacciari) sono una esplicita condanna di un cristianesimo
che mi è stato predicato da un giovanissimo italiano spedito in Brasile per
fare dei proseliti per il suo club ultracattolico. Tu puoi salvare il mondo?
Tu puoi salvare la tua anima? Dopo aver atteso per qualche attimo la mia risposta
che non è venuta, la sua conclusione è stata: Dunque salva la tua anima e non
ti occupare del mondo! La tecnica ha prodotto uno strumento quasi miracoloso
ma il Brutto lo usa per convocare ragazzi da dodici a quattordici anni a spettacoli
di pornotecnica per renderli sempre più lontani dagli altri: vivi solo, solo
ti basti anche per soddisfare quel bisogno essenzialmente altruista. L'altro
o l'altra in carne e ossa sono, come scrive Sarte, l'inferno. Questo esiste
nella nostra società e le loro azioni sono in crescita e confesso di sentirmi
spesso preso da quell'indignazione che porta Gesù a sragionare e abbandonare
quello sconfinato mare di compassione per l'uomo. Voi che per denaro tradite
con tanta disinvoltura e tanta abilità la persona umana distruggendo il suo
bisogno vero di amicizia e fate della sua bellezza una copertura dell'infamia
che state consumando, uno strumento di produzione monetario, sopprimetevi, uscite
dal mondo, fate presto perché questa epidemia che sta distruggendo la gioventù
può essere vinta solo se voi uscite dall'esistenza, quando voi non ci sarete
più.
E l'invettiva di Gesù raggiunge pienezza di senso se pensiamo alle mine che
emergono dalla terra in forma di balocchi per attirare i bambini prediletti
dal Maestro e strappare loro gli arti perché crescano incapaci, così non potranno
contrastare l'avanzata degli avidi conquistatori.
Questo riferimento alla società genocida di cui noi facciamo parte ho creduto
necessario perché comprendiate l'importanza di questo vostro incontro. Non c'è
altro tipo di reazione a questo piano diabolico di creare un'umanità pacifica
perché non più di uomini. Prima di tutto voi create questo valore che è il senso
stesso della vita, l'amicizia, valore che contrasta il progetto di uniformare
l'umanità, amicizia significa non solo amore ma dialogo, progetto, trasgressione,
e di questo ha paura l'impero. Le folle di giovani invitati ad ammirare e ad
ascoltare personaggi che esercitino su di loro qualunque tipo di fascino o con
la musica o col canto o con la parola o con qualunque esibizione del corpo,
non sono segno di amicizia, formano degli spettatori, non dei trasgressori attivi
che responsabilmente vogliono un'altra società e anche un'altra chiesa non madre
protettrice o peggio organizzatrice di solennità spettacolari: ma centro di
formazione e di invio raccontato da Luca al capitolo 10 che rinnova oggi l'invio
a portare la pace e conseguentemente la giustizia e il riconoscimento di pari
diritto degli uomini. Amicizia non è solo star bene insieme, volersi bene, ma
scoprire insieme quella qualità che è la caratteristica dell'umano: la trasgressione,
che non è l'equivalente della violenza ma è rifiuto del male, dell'ingiustizia,
ribellione a tutte le forme di oppressione che la società ha organizzato per
distruggere questo centro di giovinezza.
Il passare degli anni rende sempre più vivo il ricordo del gruppo di studenti
di liceo che usciva dal cerchio per andare insieme a pensare, a discutere, a
sognare. Un compagno ha trasmesso questa nostra iniziativa in una piccola pubblicazione
che ho citato nell'incontro dell'anno scorso al nostro liceo Macchiavelli. Nell'epoca
fascista questa era una vera trasgressione e ne eravamo coscienti ma il bisogno
di fondare e di alimentare una vera amicizia era così forte da superare qualunque
veto. In questi incontri sbocciava la mia vocazione religiosa e il mio sacerdozio
è stato sempre, almeno nell'intenzione, politico e religioso. E seguimento del
sacerdozio del Signore Gesù. Nel discorso di congedo Gesù definisce il suo gruppo
come una piccola comunità di amici. E dice loro con estrema lealtà: Vi mando
come agnelli in mezzo ai lupi. I lupi non sono in chiesa né in sacrestia a meno
che non siano ricoperti del vello di agnelli, sono fuori nel mondo. Definire
lupi questi nemici dell'umano oggi al comando di tutti gli strumenti mediatici
è ancora un eufemismo. A questi ci manda il Maestro, dunque nella polis, dove
si fa politica che dovrebbe essere creatrice e ordintrice della comunità umana
e può essere creatrice di mali. Voglio ricordare qui con le parole del filosofo
Massimo Cacciari un grande amico e singolare creatore d'amicizia, Ernesto Balducci,
che fu amico anche a lui che ho sentito presente anche anonimamente nelle parole
del filosofo veneziano: Non è amicizia l'essere amico del simile - e anche questo,
ed è un mio commento, ci ha detto Gesù - di ciò che si conosce che in qualche
modo ci appartiene… Qui l'inaudito consiste nel fatto che Dio rivela proprio
se stesso come straniero. Ero xenos, straniero e mi avete accolto (Mt. 25,35).
Così Lui si presenta come straniero, come il dissimile - e chiama per essere
riconosciuto in tale aspetto, non malgrado esso.
Dunque coraggio giovani. Gesù è qui con noi, attende solo di essere accolto.
Vi saluto con affetto e con nostalgia della bianca chiesa che vi accoglierà
stasera, che si erge sulla piazza dei miei giochi infantili.
Arturo Paoli