| Coerenza di vita |
La responsabilità è un patto, un impegno
preso con qualcuno "che chiama, che promette, che comanda, che libera"
La responsabilità è una certa qualità della persona, di cui si parlava molto nel passato, magari senza nominarla. Appariva come uno spessore dell'anima che si manifestava nella serietà della vita, nella coerenza che caratterizzava le scelte cui una persona appariva fedele fino alla fine. Nella mia adolescenza si additavano delle persone che circolavano per le strade della città, che avevano assolto dei compiti importanti e ne erano uscite con molto onore. Oggi si parla molto di responsabilità con la speranza che diventi un termine attraente capace di cancellare l'attrattiva della moneta.
Nei
giorni di elezioni amministrative parlavo con il giovane amico di un eletto
e mi rallegravo che avesse fama di un uomo onesto. E l'amaro commento del giovane
fu: "se non è corrotto si corromperà inevitabilmente". Queste parole
mi colpirono considerando che la performance della società attuale ha tolto
nella gioventù una base importante su cui poggiare un impegno di cambio politico.
E' ormai voce comune che la qualità umana che può motivare in un giovane un
indirizzo di vita non è certo la responsabilità quanto l'abilità di trionfare
in un'area di competizioni, di rivalità, riuscendo a impadronirsi del segreto
di come nel minor tempo possibile si possa conquistare una fortuna capace di
farti emergere sugli altri.
Questo è il modello che viene presentato alla generazione giovane. Per pensare a un'alternativa oggi si deve necessariamente uscire dall'ambito politico. L'ideologia liberale ha ispirato la formazione di uomini responsabili finché il valore della libertà non è stato furbescamente trasferito dalla sfera politica a quella economica operando in un tempo brevissimo un capovolgimento cui i pensatori liberali non pensarono. Mentre il dogma del liberalismo era che l'economia dovesse essere alle dipendenze della politica, è successo il contrario. Per cui il rigore giuridico proprio della società liberale è naufragato. L'unico ente libero nell'occidente è il capitale. Il compito fondamentale della chiesa e del mondo cristiano sarebbe quello di separarsi dal progetto liberista attuale come idolatrico, antiumano, intrinsecamente corruttore, diffondendo l'idea dell'uomo responsabile. E' possibile? Non sono pessimista perché l'idolatria ha provocato sempre nella storia d'Israele, la "gelosia di Dio" e i suoi interventi nella storia. "Mancano oggi le voci profetiche", si ascolta questo lamento in molte parti, ma ho fede che sorgeranno. Ho finito di leggere il bel libro di Salvatore Natoli (L'esperienza del dolore, Feltrinelli) che mi ha fatto pensare al fondamento della responsabilità. La religiosità cattolica è così ramificata che spesso presenta delle somiglianze con un fast-food. Le sue offerte sono così molteplici e così alla portata di mano che sembrano fatte per eliminare l'iniziativa personale di un incontro vero con il Dio vivente. Il nostro tempo è caratterizzato da molta religiosità che non dà il frutto essenziale che è quello della speranza. La indistruttibile fedeltà di Dio al patto di alleanza che dovrebbe essere il principio ispiratore di una autentica religiosità, appare come nascosto se non cancellato sotto nuove forme devozionali, iniziative che attraggono la gioventù per la loro somiglianza con altre convocazioni per tutt'altri scopi.
Trovo nel mondo cattolico una imitazione del metodo consumistico: pensare per i giovani iniziative piacevoli, sempre rinnovabili, per tenerli desti e vigilanti nell'attesa di altri programmi sempre nuovi e insieme sempre gli stessi. Il giovane che avvertendo il bisogno di essere responsabile della propria vita, vuole uscire dalla danza, non trova la vera alternativa: vivere con responsabilità, è il veramente altro che andava cercando. L'altro dal consumismo, dalla discoteca, dallo strumento per correre più velocemente non è certamente la religiosità immaginata da preti o da vescovi ma quella scoperta dolorosamente, quella descritta con molta chiarezza dal laico Natoli: "Tutto ciò è sufficiente per comprendere una volta per tutte come l'esperienza ebraico-cristiana del dolore si inscriva nella teologia del patto e viva dell'ombra del "Dio del roveto". Questo Dio ripete ad ogni uomo quello che già disse a Mosè: "Io sarò con te" (pag. 222). La responsabilità è solo questo, un patto, un impegno preso con qualcuno che "chiama, che promette, che comanda, che libera". La religiosità che viene programmata interessa ed entusiasma, può convocare folle di giovani senza dare una vera risposta al profondo lacerante dolore dei poveri, di quelli che pagano duramente, con la loro stessa vita, i nostri lussi, l'impiego spensierato del denaro giustificandolo con il "fare cose buone".
La responsabilità è per un credente il sì sincero, irrevocabile detto al Dio dell'alleanza. Al Dio che si svuota, si fa prossimo all'uomo perché non continui a produrre tanti guasti all'umanità. Per ricondurlo a saggezza dalla sua pazza irresponsabile, adolescenziale corsa verso una illusoria felicità. La chiesa non ha il compito di divertire i giovani ma quello di farli responsabili di una storia di salvezza. Solo lì potranno trovare la gioia di vivere che si trova unicamente entrando nei conflitti e nelle contraddizioni della vita reale.
Arturo Paoli