| Arturo Paoli - L'AMICIZIA risplende come una provocazione |
Richiede una redenzione quasi eroica del vivere comune
Comincio col ricordare
l'attributo trasgressore che mi è venuto incontro pensando a Gesù, Gesù il trasgressore.
È stata una di quelle scoperte che aiutano a vivere l'amicizia in un movimento
che la rinnova. La tragressione fondante è quella di pensare Dio come amico.
Anche la parola padre è pronunziata in una inflessione così familiare che la
illumina, non come padre-padrone ma padre-tenero-amico. L'icona di Dio è umanizzata
in quel padre che getta le braccia al collo del figlio e lo bacia, ripagandosi
della lunga angoscia dell'attesa. Una esuberanza di affetto che non doveva essere
molto frequente nella società ebraica. Se ripenso a mio nonno, che pure amava
i suoi figli, una scena simile avrebbe fatto pensare che fosse ubriaco o che
stesse sulla soglia della demenza senile. Difatti il figlio maggiore accusa
il padre di non essere più lui, di trasgredire le sue convinzioni sulla giustizia
e sull'obbedienza in cui aveva allevato i figli. Gesù trasgredisce abolendo
le distanze e collocando le relazioni sulla linea dell'amicizia. Se gli apostoli
che sono dichiarati responsabili della continuità, pastori del suo popolo, sono
gli amici di Colui che fra poco sarà esaltato perchè di condizione divina, come
dovrà essere la loro relazione con il popolo che verrà loro affidato? I racconti
delle apparizioni del risorto presentano il tono caldo, dolcissimo, dell'amicizia.
Vogliono persuadere: non è cambiato nulla nel nostro rapporto - continuo ad
essere il vostro fratello che vi ha lavato i piedi - toccatemi, mettete le vostre
mani nei fori del mio corpo - ragazzi, avete qualcosa da mangiare? La relazione
instaurata da Gesù, tanto confidenziale da apparire indegna, irrita i responsabili
del tempio, li fa sentire impacciati sotto i segni di potere che indossano.
Li fa sentire lontani, estranei, differenti da quel padre che si fa tanto piccolo
da ricordarsi d'imboccare i passeri del cielo; Gesù ne parla con una tenerezza
sconosciuta agli uomini della legge. Questa introduzione è per dirvi che in
questo tempo voglio scoprire l'oltre, una parola nuova da offrire agli amici.
La vera amicizia è una relazione assolutamente disinteressata e per questo oggi
sempre più rara, costantemente insidiata dall'anticultura politica estesa a
tutto l'occidente. A lungo andare, se il progetto di pace americana avanza,
l'amicizia sarà sempre più rara perché la pace pare solo possibile quando la
società sia formata da gente soddisfatta, materialmente resa incapace di critica,
di sognare un mondo diverso, e allora che bisogno c'è di amicizia? Il capitalismo
globalizzato sta distruggendo l'immagine del povero di spirito e della povertà
che è un valore essenziale del vangelo. Il consumismo caratteristico della società
attuale trasforma la povertà in miseria; tanto il povero quanto il ricco sono
esseri posseduti dai bisogni che appaiono come bacilli parassitari che si moltiplicano
vertiginosamente. La differenza qualitativa degli esseri umani va scomparendo
dando luogo al miserabile con denaro che ha la possibilità di soddisfare i desideri
che si proiettano su oggetti sempre nuovi e più desiderabili di quelli che già
possiede, e al miserabile senza denari che invidia o addirittura odia quelli
che possono liberarsi, almeno provvisoriamente, dal morso insopportabile dei
bisogni. Nel solo ambito della parrocchia in cui vivo in Brasile, sono avvenuti
in uma settimana quattro assalti ad abitazioni di gente di classe media-bassa;
le abitazioni dei ricchi sono bunker inespugnabili. Gli autori degli assalti
sono poveri che non sopportano il morso di bisogni insoddisfatti.
Il sesso staccato dall'amicizia, si presenta ai giovani come uno di quei panini
panciuti che contengono tutto, da consumarsi in piedi rapidamente. Non c'è bisogno
del lungo e difficile cammino dell'amicizia per raggiungere il sesso pienificante.
Il mondo virtuale esclude la necessità del partner vero di carne che finisce
per creare una complicazione. Secondo le informazioni che leggo, non si tratta
dell'alternativa al peccato solitario insistentemente demonizzato nel tempo
lontano della mia gioventù, ma di simulazioni di unioni sessuali rappresentate
in immagini. L'organizzazione dominata dall'idolo-mercato induce a pensare che
l'amicizia, fatto affettivo gratuito, oggi richieda uno svincolarsi consapevole
dalla società, una redenzione quasi eroica dal modo di vivere comune, e l'adozione
di quella povertà evangelica che è rinunzia ai beni innecessari, per acquistare
il vero bene veramente beatificante che è l'amicizia. Il mondo attuale è così
opposto che indirettamente fa risplendere l'amicizia come una provocazione,
una sfida a persone che ascoltano una voce che li invita a non essere come tutti,
a distinguersi come esseri capaci di opporsi a tutte le forze che congiurano
contro di loro, e acquista oggi un'attualità singolare, non la spiritualità
francescana inflazionata, ma il gesto di Francesco che contrappone un modello
di fraternità, reduce da una guerra feroce contro i cittadini della vicinissima
Perugia. Impossibile essere fratelli pacifici senza essere poveri. Il vangelo,
non attraverso una lettura, ma nel calore di una voce, gli trasmette questo
assioma: l'amore fraterno come sinonimo di pace non è possibile senza la povertà.
La povertà senza amicizia può diventare un ideale ascetico, causa di quell'orgoglio
farisaico denunziato continuamente nel vangelo. I versi del Paradiso dantesco
celebrano questo intreccio fra povertà ed amicizia, vera e unica opposizione
ai conflitti del tempo:
La lor concordia e i lor lieti sembianti
amore e meraviglia e dolce sguardo
faceano esser cagion di pensier santi.
O ignota ricchezza, o bem ferace
scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
retro allo sposo sì la sposa piace ( Par. 11).
Nella città fra le più belle del mondo, antica capitale del Brasile, l'ispirazione
francescana ha convocato persone della classe alta, laureati e laureate, a lasciare
tutto per vivere del puro necessario, senza riserve di denaro e di beni. Sfidati
dai conflitti che presentano Rio de Janeiro come una delle città più violente
del mondo, hanno pensato che non sarà la polizia, sempre più armata di funzionari
e di mezzi, a fermare questa violenza, ma solo un modello di pace e di amicizia
unicamente possibile fra poveri. Così come Egidio e Silvestro, si sono fatti
poveri per fare comunità col figlio del ricco Bernardone. Il vangelo ci presenta
rapporti binari assoluti e irrefutabili, come la relazione fra povertà - liberazione
da ogni angoscia del domani - e fede, come fiducia-abbandono-scoperta di un
padre tenerissimo; fra amicizia e povertà. Il capitolo VI di Matteo ne dà testimonianza
in una luminosa contemplazione attribuita a Gesù. Un ricco che ha assicurato
il suo domani ai molti beni può avere la fede razionale del Credo, ma non la
fiducia del bambino che riposa nella tenerezza di Dio, quella che Lutero definisce
fides fiducialis.
Il peccato originale dei gruppi religiosi trasmesso dalla madre-chiesa cattolica
è quello di pensarsi fuori della storia, come una struttura efficace al servizio
dei poveri africani, asiatici o canadesi. Nonostante che Gesù abbia ammonito
in uno dei suoi discorsi píù vivaci, di stare attenti ai segni dei tempi. Nonostante
che un concilio convocato nella modernità abbia proposto un modello di chiesa
adatto ai tempi, oggi questo concilio non è stato preso in considerazione. La
verginità e la verità, presentate come le due luci della chiesa per illuminare
il mondo, sono ancora valide. Ma il modello francescano che ha guidato laici
a formare la comunità di Rio, è l'unico che abbia una forza contundente storicamente
opposta al vomito consumista. Unica alternativa perchè ogni abitante della terra
possa essere un costruttore responsabile della polis, dove ciascuno abbia il
diritto e il dovere della parola. Le comunità religiose, tradite da necessità
vere o presunte, sono diventate ricche e potenti, amiche di quelli che contano,
ma perfettamente inutili alle angosciose attese dell'umanità. Lo sanno e lo
sentono, e spesso si incontrano per molto parlare e nulla cambiare. La tecnica
ha trasferito la persona desiderosa di sapere, dal tavolo di lettura allo schermo
dell'immagine, dalla curiosità di sapere, alla curiosità di vedere. Non troviamo
nel vangelo, ripetuto, questo appello al vedere? Che vedano come vi amate, che
vedano le opere a cui vi dedicate. La curiosità stimolata dai video può trasmettere
quello stato di attesa di cui parla il filosofo Cacciari. Solo la follia di
persone che abbandonano posizioni invidiabili e tutte le comodità del vivere,
possono indurre a sperare che l'attesa sarà soddisfatta. Lévinas profeticamente
ha indicato che solo il volto rigato di sangue può disincagliare il pensiero
umano selvaggiamente ferito dall'attacco di tutti gli strumenti mediatici. Nel
discorso delle beatitudini, chi vuol vivere una vita non parassitaria e inutile,
e conseguentemente complice dei molti mali della terra, trova un intreccio antropologico
straordinariamente attuale: il povero è misericordioso, è costruttore di pace,
è tenero, quindi capace di vera amicizia, non ha fame di soldi ma solo di giustizia,
non è arrogante, ma accetta la sofferenza della persecuzione di cui è bersaglio
il discepolo fedele alle tracce marcate nel discorso. Oggi non è storicamente
valida la fuga mundi, ma uno stare nel mondo opponendosi coraggiosamente alle
proposte del mondo, non con le parole ma con la vita. E su questo sfondo viene
da chiedersi: i modelli di vita religiosa presenti nel tempo, sono validi?
Arturo Paoli