Proviamo a cominciare dai piedi (marzo 2003)


Il nostro maestro ha cominciato dai piedi, dallo stare nella strada

Il "genio del cristianesimo" e della Bibbia, quello che lo distingue da altre proposte religiose è il senso della storia come progresso nelle relazioni umane soggette a una modificazione che tende farle veramente umane, più giuste e più pacifiche. Di lì dovrebbe partire la relazione con Dio come obbedienza, come disponibilità, perché questo suo progetto sull'umanità possa divenire realtà.

In questo sfondo che è quello che Gesù chiama Regno di Dio, la scelta dei poveri non appare come un fatto dettato dal buon cuore dell'individuo religioso, ma come un punto di partenza necessario in vista di una reale modificazione delle relazioni umane.
Perché questa "scelta dei poveri" motivata con tanta chiarezza e fondata su argomenti così indiscutibili, così inequivocabilmente veri, sia così tradita non solo dai cattolici in generale, ma in quei centri religiosi che hanno la responsabilità di guide e di modelli della comunità religiosa?
La risposta più immediata è questa: perché tutti coloro che ricorrono a questi argomenti pensano che gli stessi argomenti magari espressi in parole roventi, persuasive, appassionate, possano entrare spontaneamente senza scosse nei livelli operativi della politica e dell'economia. In altre parole quando un estraneo esibisce prove che la scelta dei poveri è restata lettera morta e tranquillamente archiviata nella Chiesa cattolica, l'apologeta di turno mette fra le mie braccia un fascio di quanti documenti ha prodotto la sede apostolica e la gerarchia dei vari paesi per dimostrare quanto ha a cuore questa scelta dei poveri. Un piccolo esempio valga per tutti: Giovanni Paolo II afferma che "la economia globalizzata deve essere analizzata alla luce dei principi della giustizia sociale rispettando la scelta preferenziale dei poveri". Tutti i documenti emanati da Giovanni Paolo II sono coerenti in questa linea, ma la Chiesa ha tre livelli: uno politico, uno pastorale e uno profetico o evangelico. Nella prassi quello politico prevale sugli altri e di qui nascono i veri conflitti nella Chiesa. Le frammentazioni o incoerenze che sorgono per l'impossibilità di creare armonia fra i vari livelli, vengono allo scoperto più facilmente oggi che nel passato perché il pensiero laico sta facendo delle scoperte stupende, per esempio che la vera identità della persona consiste nella sua liberazione dall'egoismo, che il vero senso della vita è quello di fare della propria vita un dono. Un osservatore imparziale direbbe che i grandi valori evangelici non vissuti dai discepoli del Maestro, vengono ricuperati dai laici che si dichiarano non credenti - per citarne uno fra i tanti - Salvatore Natoli.
Quello che succede alla gerarchia cattolica succede anche in altri settori della società.
Il presidente del Banco Mondiale, il famoso B.M. che con il F.M.I sono gli incubi dell'America Latina, in un discorso tenuto ai Governatori statali del Brasile si esprime così: Quando scendevo da quel colle tornando da quella favela, vidi chiaro che questa è la sfida: inclusione. Portare quelle persone dentro la società della quale finora non hanno fatto parte. Per questo esiste la Banca Mondiale. Per questo oggi siamo qui. Per prestare il nostro aiuto perché questo avvenga nel popolo. E più avanti: La sfida dell'inclusione, la sfida che il progresso economico possa essere una realtà nella vita di tutto il popolo, specialmente per le decine di milioni che sono restati ai margini.
(James Woltensohn).
Parlava sul serio questo signore? Era sincero? È una domanda che non può non sorgere in chi vive immerso in una realtà che smentisce totalmente queste affermazioni. Mi sono convinto che questa colossale contraddizione è la profonda malattia dell'occidente. È molto superficiale e non vero sbrigarsela dicendo che questa incoerenza è dovuta alla fragilità umana. I nostri padri dicevano:
Video meliora proboque, deteriora sequor. Vedo il meglio e mi piace, e faccio il peggio. E San Paolo parla di una contraddizione all'interno della persona che spinge a scegliere il peggio, il negativo. Questo è vero; ma non spiega del tutto le macroscopiche contraddizioni che non sono del tutto imputabili alle debolezze dell'individuo. Credo che la frattura fra il livello razionale-logico e quello operativo si debba a un neoplatonismo arrivato per nostra fortuna alla sua massima decadenza, ed è sempre di più scartato e sostituito da un metodo fenomenologico. La copertina di un'opera del citato Natoli "Stare al mondo" porta l'immagine di due piedi scalzi. È come dire: proviamo a cominciare dai piedi, dallo stare con i piedi in terra e accorgerci che stiamo fra i nostri simili e fra le cose. Quando abbiamo cominciato dall'altra parte, dalla testa, abbiamo prodotto dei luminosi programmi, dei progetti di una coerenza impressionante e abbiamo messo nella storia delle contraddizioni così stridenti che non potevano che apparire alla superficie come disuguaglianze, conflitti, esclusioni, guerre. Così le aspirazioni alla pace, alla giustizia, alla felicità umana, sempre più diffuse, si presentano avvolte in contraddizioni insolubili. Il cambio di metodo nei pensatori occidentali che con tutte le varianti,sembra farsi sempre più generale, ci apre a un certo ottimismo. E noi cristiani facciamo la scoperta che il nostro Maestro ha cominciato dai piedi, dallo stare nella strada, e mettendoci in questa prospettiva cominciamo a comprenderlo. Io credo che oggi per accogliere seriamente quegli appelli che attraverso i secoli il cristianesimo ha rivolto all'umanità, di cui troviamo un'ampia raccolta in questo libro, sia urgente una conversione culturale, perché l'esperienza ci fornisce esempi quotidiani di predicatori della parola dalle cattedre più alte fino al più umile predicatore in una cappella piantata in una favela miserabile, convinti della necessità della famosa scelta dei poveri. Ognuno di questi evangelizzatori si è sciacquato la bocca con frasi dei santi padri che parlano dei poveri e della povertà con accenti severi, facendo le più toccanti perorazioni e dall'epoca dei Padri la difesa dei poveri e la proposta di seguire la povertà è giunta fino a noi sempre più pressante. Ma, nonostante questa abbondante letteratura i poveri qui in Brasile e altrove nella realtà vivono il dramma di vedersi portar via il pastore amato, quello che li difendeva, che li comprendeva, che era il loro sostegno. Gl'Indios del nordeste brasiliano, partito il vescovo loro difensore, vengono uccisi per impossessarsi delle loro terre. Il nuovo vescovo forse pensa che l'uccisione di questi poveri sia un affare puramente politico, e lui deve unicamente pensare ai programmi pastorali. Eppure nei documenti ufficiali della Chiesa gli indigeni sono detti i più poveri fra i poveri. Forse i poveri di Javhè vivono in un paese sconosciuto, la Escatolandia e non sono questi qui che camminano scalzi sulle strade dell'America Latina.
Perché questo mondo cattolico brasiliano formato a una spiritualità disimpegnata, globalizzata, trasferibile - senza la minima modificazione - dal Canada al Brasile, estranea alla vita, non mostra nessun entusiasmo, nessun avvicinamento a un presidente che dichiara che il progetto di comprare aerei da guerra può esere rimandato, ma il vostro fratello che soffre, che ha fame, non può attendere? Non era quello che i papi hanno sempre detto, che la persona umana deve essere al centro della politica? Perché la Chiesa ci ha trasmesso verità e non ci ha insegnato a riconoscerle nella pratica? Non sarà che vi guida a riconoscere il Cristo splendente in un ostensorio d'oro e ha cancellato le frecce per guidarvi là dove egli oggi è crocifisso? Oggi tutti noi appartenenti alla Chiesa cattolica, dal papa all'ultimo credente dobbiamo lasciarci sfidare da questo "segno del tempo", il più importante: la rivoluzione del pensiero. Marx diceva di aver capovolto il sistema hegeliano. Oggi c'è un altro capovolgimento: il filosofo dei piedi che ho rammentato sopra non ha perso la testa, ha continuato ad usarla, ma partendo dai piedi, rompendo col dualismo, con l'idealismo. Tutti gli studi sull'identità del sacerdote, sui vari rinnovamenti spirituali o pastorali sono inutili e creano una perdita progressiva di credibilità se collocati nel quadro di una cultura ormai disabitata. Su tutta questa produzione idealistica si può metere un cartello: lo Spirito è andato ad abitare altrove. È la sua stupenda rivincita sulla comunità ecclasiale che non ha preso sul serio il suo comando di fare la scelta dei poveri. Lo svolgimento della storia scopre oggi tutto il senso, l'attualità che aveva questo desiderio o ordine dello Spirito di Dio. Se i pastori avessero l'umiltà di accettare che una esperienza vissuta in una certa parte del territorio della loro diocesi può trasmettere a loro quella dimensione di cui sono privi, e può aiutarli a quella conversione culturale che si fa solo con i piedi, con lo stare "con" e "fra", molti conflitti nella Chiesa si trasformerebbero
in una crescita reale della sua credibilità. Non seguirebbero il metodo abituale di giudicare da lontano senza capire, ma andrebbero a condividere l'esperienza per capirla. La grande novità che dovrebbe essere accettata nella Chiesa è che questa conversione culturale non si può fare senza gli altri. Non posso farla io solo con Dio: dobbiamo essere in tre, io - Dio - e il povero, e questo terzo mi mostrerà la sua vera identità quando metterò i miei piedi accanto ai suoi e il mio passo ritmerà col suo. È molto bello scoprire come la Chiesa sente e pensa il vero; sente che c'è in giro un cambio di cultura inevitabile e sente che il governo potificale centralizzato ha bisogno di correzioni fondamentali, sente e vede molti segni dei tempi, ma in un contesto in cui non è possibile renderli reali. Per me un segno dei tempi importante è l'indirizzo preso dal nuovo presidente del Brasile, di impostare il suo programma di governo partendo dalla "fame", cioè dai bisogni reali degli esclusi. Non è quello che auspicava il presidente del Banco Mondiale? Non è quello che la Chiesa predica da secoli. Non è quello che altri paesi dell'America Latina vogliono per uscire dalla situazione catastrofica in cui si trovano? Un importante giornale dell'Argentina portava a caratteri cubitali: Quando noi avremo un Lula? La vera novità, la vera rivoluzione per la logica del Vangelo deve nascere nel Terzo Mondo, e il Brasile potrebbe prevedere la leadership di questa vera novità. La globalizzazione anche se appare concreta, materialistica, è un ultimo parto della cultura occidentale. Il piano di dominare il mondo attraverso il Mercato è molto vicino a quello di Hitler di voler fare dell'umanità un'unica razza, dell'impero sovietico di sottomettere il mondo a un piano ideologico unico. La moneta è solo un simbolo, è un'astrazione quando non è applicato alle necessità reali ed è diretta alla crescita di se stessa. La grande rivoluzione cristiana è cominciata da un corpo reale, da piedi che hanno camminato per tre anni in cerca di bisogni reali, inclusi in vite umane reali. Tutte le grande rivoluzioni sorgono da popoli che "non ne possono più" poi questa energia vitale che entra nella storia si spegne quando viene ricuperata in teorie, in dogmi. Si spera che questo non succeda e che non vengano soffocate le speranze che verdeggiano in Latinoamerica e affido questa speranza al cambio di cultura. Essendo un modestisimo cultore della filosofia conto forse troppo sulla sua importanza nella storia? Miglietta scrive: Non basta commuoverci per i poveri. Bisogna sviluppare anche la capacità di cogliere le cause profonde della povertà, di riconoscere le radici strutturali dell'ingiustizia (pag. 122) e segue citando una frase del vescovo profeta Tonino Bello: " A fare problema più che le nuove povertà sono gli occhi nuovi che ci mancano". Parole profetiche che oggi sono chiarissime: occhi nuovi per cogliere i fatti reali che avvengono nella storia e che orientano a scoprire che la scelta degli ultimi può diventare una scelta politica. "Molte povertà - continua don Tonino - sono provocate da questa carestia di occhi nuovi che sappiano vedere. Che non spingano cioè la mano a voltar pagina o a cambiare canale quando lo spettacolo inquietante di certe situazioni viene a rovinare il sonno o a disturbare la digestione".
Vorrei estrarre da queste parole che sono incluse in una preghiera che Don Tonino rivolge al Signore Gesù un senso che probabilmente non gli era evidente quando le scriveva, fatto che accade ai profeti. Io vorrei chiedere al Signore che all'apparire di fatti concreti che provano che un'altra società è possibile la reazione di alcuni che hanno trovato sempre delle risposte comode per non abbandonare il vecchio canale, non ricorrano alla solita ormai vecchia sgualcita, miserabile difesa. Lula? Un comunista. Non mi pare assolutamente strano, anzi direi che è una prova di coerenza che un neoliberale come Cardoso definisca sogno, fantasia, il progetto fame-zero non perdendo tempo a considerare quali contenuti può avere questo simbolo fame - zero, quale energia può scatenare mostrando in concreto che un altro mondo è possibile. Ma che quella parte di Chiesa che ha difeso la scelta dei poveri, che ha predicato con tutto il calore possibile che bisogna partire dagli ultimi, per non uscire dal comodo canale, che ha come punto di partenza Aristotele, così per semplificare, metta al progetto del governo Lula l'etichetta di sovversivo-comunista-materialista dando una buona coscienza a quel laicato cattolico di pensiero unico per non collaborare, se avvenisse questo direi senza vacillare che si ripete il caso che i tre evangelisti definiscono peccato contro lo Spirito Santo (Mt. 12, 31. Mc. 3, 29. Lc. 12, 10). Sarà bene che i lettori ricorrano a questi testi e li preghino come io cerco di fare del Vangelo.
C'è bisogno che il mondo cattolico riscopra oggi l'appello dello Spirito, quello stesso che parte dall'aula conciliare rivolto a una Chiesa e a una umanità capaci di accoglierlo, ma esistenzialmente non libere per metterlo in pratica. Spero che la nuova cultura che albeggia in molti pensatori moderni renda la Chiesa e il mondo cristiano sempre meno attenti all'ascolto del canale greco e sempre più a quello ebraico. Da questo canale giungono inviti o ordini come questi: prima fare poi capire! Jesus coepit facere et docere, prima fece poi insegnò o piuttosto insegnò facendo, fu un testimone più che un maestro, scelse i poveri, non la povertà perché fu ebreo e non greco-occidentale.

Arturo Paoli

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