Vento di Trevi: L'AMICIZIA

Si può essere soli e non in solitudine, perché possiamo diventare luogo di accoglienza

Questa stagione estiva mi ha portato il dono di vivere lunghi spazi di tempo solo, nella casetta in mezzo al bosco che molti di voi conoscono. Solo ma non in solitudine. Sentivo come se le amicizie vissute lungo il tempo mi avessero lasciato un dono; non una cosa morta come una foto, una lettera o qualche altra reliquia; ma qualcosa di vitale come un respiro. Avevo anche le letture come compagnia; ma, pur avendo il tempo non sono stato mai un consumatore di libri. A questa mia consuetudine di dare alle letture un tempo limitato e leggere sempre centellinando come si beve un buon vino, si aggiunge un calo della visione dei miei occhi. Non mi addolora né mi preoccupa perché so che il corpo collabora alla nostra vicenda spirituale. Il libro che particolarmente ho centellinato è "Arcipelago" di Massimo Cacciari, in cui mi sono trovato raccontato. Ho sentito il bisogno di sospendere la lettura per qualche giorno per lasciare che le parole si chiarissero come le cose che vedo ogni mattina emergere dal buio. Cacciari parla dell'oltreuomo che non è né il super né l'ozioso che si sforza di riempire un tempo che non passa mai. Ma l'Aperto potrebbe essere il suo nomen propinquius - luogo che accoglie e che dona - luogo che non si appropria di ciò che riceve, ma lo alimenta, luogo che non trattiene, che non cattura, ma ri-lascia ogni cosa al suo tramonto. L'oltreuomo esprime l'idea di una dimensione libera dal gioco delle determinazioni, dove i possibili si partecipano proprio nel custodire la loro distinzione. Nessuna comunità obbligata, fondata su idoli insuperabili, ma comunità di coloro che amano solo separarsi, allontanarsi.

Ho visto in questo star solo la mia spiritualità dentro la storia dell'amicizia. Ho sempre pensato Dio come un amico, guidato dalle parole di Giovanni "voi siete miei amici" (Gv. 15, 14). Ma se dovessi parlarvi della mia relazione con Dio la riassumerei in una breve storia. Dio è come una ragazza (non so se ne esistono ancora) perseguitata da un innamorato che quanto più si ostina a volerla, più lei si allontana. Non sa più che fare per conquistarla, trascura il lavoro, gli amici, e lei appare sempre più ostinata nel suo NO. Per non impazzire torna al suo lavoro, alle sue amicizie, e cerca di vivere dimenticando lei. Allora è lei che lo cerca discretamente, gli telefona per il suo compleanno, gli manda un pensiero da un viaggio. E finalmente si trovano, familiaritas magna nimis nomina l'autore dell'Imitazione di Cristo questa amicizia unica. Allora si capiscono le parole non siete voi che avete scelto me. Dio non si ama, si accoglie, è lo Straniero: Così lui si presenta come straniero, come il dissimile e chiama per essere riconosciuto in tale aspetto, non malgrado esso. Cacciari sta facendo della mistica? La scoperta che facciamo leggendo pensatori è che la storia interiore dell'essere umano è più vera, molto più vera di tutto il suo agire nel mondo. Se la persona non trova un rapporto costante fra la sua storia interiore e l'agire, tutto quello che fa è male, e per questo la terra è coperta di mali. Cacciari si piò definire un uomo religioso? Assolutamente no. Cammina per la via che gli è propria verso quell'orbita inattingibile. In questo cammino parallelo si scopre il limite della religione. Il limite è dato dal fatto che la religione sa troppo bene chi è l'Inattingibile, conosce troppo bene le strategie per sedurlo e finalmente lo conquista e lo tiene chiuso in casa. Ma egli resta lo straniero di Emmaus; non si ferma, è un nomade e vuole essere accolto sempre come straniero.

Ora capisco perché si può essere soli e non in solitudine, perché possiamo diventare luogo di accoglienza. Dov'è rimasto il progetto giovanile di farmi santo? I due spiriti negativi che vagano nel nostro mondo, frutti avvelenati della globalizzazione, sono la solitudine e l'inutilità del vivere. La solitudine come risultato di una sessualità - puro piacere, sempre più staccata dalla persona, uno dei tanti piaceri preparati da progetti di speculazioni finanziarie di grande volume. La sessualità non ha bisogno della persona, ha trovato il suo centro nel vedere e così essa diviene la tecnica più adatta per la separazione, la solitudine. L'inutilità è il frutto della tecnocrazia che mette il corpo a riposo. È come un "ci penso io" affidato a forze impersonali che dispensano la persona dalla sua attività. E quanto più è esteso l'assoggettamento alla tecnica, proporzionalmente avanza l'hebetudo mentis, la debolezza della mente. Trovo in un'opera di Natoli una citazione dell'Etica di Spinoza: L'idea di tutto ciò che accresce o diminuisce, asseconda od ostacola le potenze d'agire del nostro corpo, accresce, dimunuisce od ostacola la potenza di pensare della nostra mente. Questa nostra società così apparentemente negativa presenta tuttavia una grande speranza e una sicura speranza perché sta stimolando il lavoro dei pensatori, orientandolo nella linea della saggezza piuttosto che in quella della ricerca razionale. Sono così gravi e visibili i guasti prodotti nell'umano che il nostro tempo pare attraversato da un gemito di giorno e di notte, e la prima necessità appare quella di salvare l'umano. L'energia fondamentale su cui contare è l'amicizia.

La presenza di Levinás che ha introdotto "l'altro" frenando adirittura la ricerca filosofica, continuerà ad essere un filo conduttore dell'attività di pensiero, come aveva annunziato Derrida nell'orazione funebre. C'è da riflettere molto in questo tempo sulle conseguenze personali, religiose, teologiche di un cambiamento che Gesù ha assicurato permanente nella storia annunziando che avrebbe mandato il suo Spirito. Lo Spirito Gesù ci ha insegnato a pensarlo come vento che trasforma, ricrea, distrugge, oggi vi sono tante cose da distruggere e tante da ricreare. E in questo dinamismo si deve pensare l'amicizia: soltanto se gli amici rimangono fedeli all'idea che le loro strade sono comprese in un'orbita più alta, inaudita, la loro necessaria differenza sarà anche immediatamente necessaria relazione. Il dialogo fra i due sussiste finché è dialogo di entrambi con un Terzo che mai apparirà come Tale nelle loro distinte orbite… si determinano ognuno per la propria essenziale relazione con lo Straniero. Vorrei dire a Cacciari che quel suo capitolo sull'Amico non è vero perché lo ha detto Aristotele o San Tommaso o Kant, ma è vero perché racconta il vissuto di persone che oggi vivono sotto il sole. Il cammino nuovo dopo la fine della filosofia dichiarata da Levinas è il silenzio degli uomini superiori. Il loro anelito è rivolto a ciò che è oltre ogni soggetto e ogni volontà e ogni potenza. L'occidente ha vissuto altri tramonti, nella mia stessa epoca ricordo quello alla fine della prima guerra mondiale (1918). A questa crisi venne incontro un Cristo trionfatore che si presentava come l'unica verità che spengeva tutte le luci effimere apparse all'uomo ricercatore. E questo fu il Cristo di Giovanni Papini. Oggi questo Cristo è storicamente superato. Il Cristo di oggi è lo Straniero, l'Impensabile, quello del cammino di Emmaus che si rivela in quell'assalto di fuoco che avvertono nel loro cuore i due amici. Loro vorrebbero che restasse a passare la notte e si alzano per chiudere la porta. Ma lui non c'è più. Semper Adveniens è lo straniero, lo hostis la cui presenza chiama alla responsabilità dell'ospitare; anche allorchè sia già giunto egli, in quanto xénos, permane adveniente e comprensibile soltanto nelle figure dell'attesa.

Arturo Paoli

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