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| ARTURO PAOLI | |||||
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Arturo Paoli nasce a Lucca in via Santa Lucia il 30 novembre 1912, si laurea in Lettere a Pisa nel 1936, entra in seminario l'anno successivo e viene ordinato sacerdote nel giugno 1940. Partecipa tra il 1943 e il 1944 alla Resistenza e svolge la sua missione sacerdotale a Lucca fino al 1949, quando viene chiamato a Roma come vice-asistente della Gioventù di Azione Cattolica, su richiesta di Mons. Montini, poi papa Paolo VI. Qui si scontra con i metodi e l'ideologia di Luigi Gedda, presidente generale dell'Azione Cattolica e all'inizio del 1954 riceve l'ordine di lasciare Roma per imbarcarsi come cappellano sulla nave argentina "Corrientes", destinata al trasporto degli emigranti. Arturo compie solo due viaggi. Sulla nave incontra un Piccolo fratello della Fraternità di Lima, Jean Saphores, che Arturo assisterà in punto di morte. A seguito di questo incontro decide di entrare nella congregazione religiosa ispirata a Charles de Foucauld e vive il periodo di noviziato a El Abiodh, al limite del deserto, in Algeria. Poi passa ad Orano dove, negli anni della lotta di liberazione algerina, svolge mansioni di magazziniere in un deposito del porto. Nel 1957 viene incaricato di fondare una nuova Fraternità a Bindua, zona mineraria della Sardegna, dove lavora manualmente: ma il suo rientro in Italia non viene ben visto dalle autorità vaticane. Decide allora di trasferirsi stabilmente in America Latina
e si trasferisce in Argentina a Fortin Olmos, tra i boscaioli - hacheros
- che lavorano per una compagnia inglese del legname. Sarà questo
uno dei periodi più duri dell'esperienza latino-americana. Quando
la compagnia decide di abbandonare la zona ormai impoverita del prezioso
legno quebracho, Arturo organizza una cooperativa per permettere ai boscaioli
di continuare a vivere sul posto. Nel 1969 viene scelto come superiore
regionale della comunità latinoamericana dei Piccoli Fratelli,
trasferendosi vicino a Buenos Aires. Qui vivono i novizi della fraternità
e si comincia a delineare una teologia comprometida, preludio dell'adesione
alla teologia della Liberazione. In questo periodo pubblica il suo secondo
libro Dialogo della liberazione. Nel 1971 nasce un nuovo noviziato a Suriyaco,
nella diocesi di La Rioja, una zona semidesertica, poverissima, dove Arturo
si trasferisce e incontra un vescovo a cui sarà legato da una forte
amicizia, Enrique Angelelli, la voce più profetica della Chiesa
argentina nei trementi anni della dittatura militare: un prelato che doveva
morire tragicamente nel 1976 in uno strano incidente stradale che oggi
nessuno dubita di qualificare come assassinio e su cui nessuno svolgerà
inchieste, malgrado l'espressa richiesta di Paolo VI. Inizia così l'esperienza venezuelana, prima a Monte
Carmelo, poi alla periferia di Caracas, continuando, anzi intensificando,
la sua produzione libraria: "Il presente non basta a nessuno",
"Il grido della terra" e tanti, tanti altri… Nel 1987 si trasferisce su richiesta del vescovo locale
a Foz do Iguaçu: qui va a vivere nel barrio di Boa Esperança
dove costituisce una comunità. Ma, ricorda fratel Arturo, "la
condizione di estrema povertà della gente del quartiere mi tormentava
e da questa angoscia nacque l'idea di creare l'Associazione Fraternità
e Alleanza", un ente filantropico, senza fini di lucro, con progetti
sociali rivolti al bene della comunità. Lontano ma presente, l'impegno religioso e sociale nel
sud del mondo non ha impedito a fratel Arturo di vivere appassionatamente
gli avvenimenti italiani e lucchesi. Nell'agosto 1995 interviene su "La
Repubblica" dopo aver letto la corrispondenza fra Eugenio Scalfari,
allora direttore del giornale, e lo scrittore Pietro Citati. A Scalfari
scrive una lettera che viene pubblicata con il titolo "Fede ed Utopia
del Regno di Dio": A Lucca nel 1995 il sindaco Giulio Lazzaroni gli consegna
il Diploma di partigiano. In quell'occasione fratel Arturo pronuncia queste
parole: Questo atteggiamento lo spinge a rifiutare la medaglia
d'oro che annualmente la Camera di Commercio assegna ai lucchesi che hanno
onorato la città nel mondo. La lettera pubblicata suscitò
non poche polemiche: Il 29 novembre 1999 a Brasilia, l'ambasciatore d'Israele gli consegna il più alto riconoscimento attribuito a cittadini non ebrei: 'Giusto tra le nazioni', per aver salvato nel 1944 a Lucca la vita di Zvi Yacov Gerstel, allora giovane ebreo tedesco, oggi tra i più noti studiosi del Talmud, e sua moglie. Il nome di fratel Arturo, "salvatore non solo della vita di una persona, ma anche della dignità dell'umanità intera", sarà inciso nel Muro d'Onore dei Giusti a Yad Vashem. Il 9 febbraio 2000 a Firenze la Regione Toscana, su iniziativa
del suo Presidente Vannino Chiti, alla presenza del Cardinale di Firenze
Silvano Piovanelli e del rabbino di Firenze Yoseph Levi, festeggia il
sessantesimo anniversario di fratel Arturo. In questa circostanza fratel
Arturo dirà: Il 25 aprile 2006, l'allora Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito la Medaglia d'oro al valor civile.
L'alto riconoscimento, andato ad Arturo e ad altri tre sacerdoti lucchesi
(don Renzo Tambellini, e gli scomparsi don Guido Staderini e don Sirio
Niccolai), è riferito all’impegno profuso nel salvare la
vita ai perseguitati dai nazifascisti, in particolare ebrei, con la seguente
motivazione: Questa biografia, con alcune nostre integrazioni, è tratta dal libro "Salutatemi Maria Rosa", a cura di Luciano Fava, Pacini Fazzi Editore, Lucca.
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