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ARTURO PAOLI - LIBRI

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ANCORA CERCATE ANCORA

Cittadella editrice, 2009

pp. 154, euro 20

 

L'elenco dei libri
La pagina principale di Arturo Paoli

Un libro che è una ricerca. Un libro che ti prende davvero, non ti lascia più e leggero ti porta per mano verso un rinnovato cristianesimo più essenziale e silenzioso. Ma quando c'è da urlare, Arturo lo fa e sa farlo forte, contro i mostri dell'idolatria dello Stato etico e del mercato della globalizzazione vuota, della violenza e dell'indifferenza. Un libro per seguire le orme di una fratellanza fatta di carne e lontana dai chiassi del potere e dai clamori delle guerre. Sempre con la rotta sicura incontro a un altro Tu, anche se ciò comporta il perdersi nell'alterità.

Di seguito pubblichiamo un estratto del volume.

Motivi musicali - di Arturo Paoli

Nella vicinanza del Natale mi vengono alla mente i tre avverbi della lettera di S. Paolo a Tito, che ritornano spesso nelle liturgie natalizie. Mi succede qualcosa di simile a quando abbiamo assistito ad un'opera lirica e ci sentiamo accompagnati da alcuni motivi che sembrano essere restati in qualche cantuccio del nostro sistema psichico-logico. Gli avverbi sono: "sobrie", "juste", "pie". L'apostolo che ha molto a cuore la comunità sorta dalla sua predicazione, la esorta a vivere con sobrietà, giustizia e pietà. Sentendo questi tre avverbi come motivi musicali che danzano dentro il mio corpo, mi è venuta incontro una strana fantasia. So che è la pazza di casa, ma permettetemi di intrattenermi con lei. Ho visto davanti a me delle piante delicate che non resisterebbero al freddo invernale, e vengono ritirate nelle serre e forse rinchiuse in una veste di paglia che toglieremmo loro a primavera. Queste tre piante, sobrietà, giustizia, pietà implorano di essere protette perchè fuori all'aperto certamente morirebbero. E la serra è il nostro cuore. La parola cuore è il simbolo di una caverna che serve da ripostiglio. Gesù ha osato aprirlo e ci ha scoperto tante immondizie ma ci ha anche assicurato che è possibile ripulirlo per accogliere l'Essere mai raggiunto e mai raggiungibile dal male: beati i puri di cuore perchè vedranno Dio. La sobrietà non sa dove rifugiarsi; muore nel clima consumistico. La giustizia è stata buttata fuori malamente dai parlamenti, senati e grandi imprese. Si è rifugiata nei templi, ma le hanno detto gentilmente di andarsene perchè si chiude. La pietà aveva un bel bancone riservato nel coro dei monaci e di lì viene trasportata nelle profumate volute d'incenso. Così il Natale difficilmente trasmette la tenerezza di Dio che fu accolta nel cuore di Francesco d'Assisi che volle rappresentarla semplicemnete nel presepe di Greccio e di lì si trasferì presto nell'allegro splendore dei presepi napoletani. Del resto sappiamo che il Natale fu innestato dai primmi tempi del cristianesimo occidentale sul carnevale romano che celebrava la nascita del sole ed è difficile che rappresenti la decisione di Dio di scendere a salvare l'uomo, quindi l'espressione più alta dell'amore del Padre verso il figlio prodigo. Quindi è lecita la gioia ma la gioia non è certamente la fragorosa felicità con cui viene avvolto il fatto più importante per tutta l'umanità.

 


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