Abbiamo costruito e seguiamo
un cristianesimo individualista. Tante persone, per fortuna, ora
sempre in meno, sono ossessionate dal pensiero di salvarsi l’anima,
mentre si continuano ad esportare guerre, a rapinare i beni delle
nazioni povere. In questo modo si è spento il messaggio reale di
Cristo che è quello di trasformare in modo concreto la realtà attraverso
progetti politici guidati dal vero bene.
Di seguito pubblichiamo l'introduzione al volume
di Gianluca Ferrara
La prima volta che ho incontrato fratel
Arturo Paoli fu a Napoli, presso l’associazione Mani Tese, ma ne avevo
più volte sentito parlare. Ricordo che don Andrea Gallo, con sicurezza,
mi disse: «È un profeta, non ci sono altre parole per definirlo!».
In effetti basta leggere anche un solo libro scritto da Arturo per
comprendere questa sua capacità di guardare oltre. Uomini come fratel
Arturo sono come dei fari che segnalano la rotta da seguire ad un’umanità
che sembra essersi smarrita nell’oscurità.
Ho sempre avuto la sensazione che i propri libri siano un poco come
dei figli, forse perché scrivendo si vive quella magia, quella sensazione
di generare che parte dall’animo. Fratel Arturo ha avuto tanti figli,
“Il cuore del Regno” è l’ultimo, un figlio avuto a 97 anni di cui
ho potuto notare come poco alla volta si innamorasse. Un paio di volte
mi ha detto: «Gianluca sta diventando un lavoro molto interessante».
Vedendolo scrivere sul lungo tavolo nella sua dimora a San Martino
in Vignale, un paesino sulle colline lucchesi, mi venne in mente ciò
che confidò in una lettera all’amica Adele Toscano: «Quando scrivo
è come se Egli conducesse la mia mano e questo me lo fa sentire vicino».
Le foto alla fine del libro, in particolare quelle della quarta di
copertina, rappresentano proprio don Arturo mentre scrive il testo
che vi apprestate a leggere.
Un libro scritto da un testimone di Gesù che ha una caratteristica
che purtroppo solo in pochi possiedono: la coerenza. Fratel Arturo
ha vissuto e vive il Vangelo pragmaticamente. Egli ha trascorso cinquant’anni
in America latina portando a quei popoli il messaggio liberante di
Gesù. Un messaggio di giustizia che agli inizi degli anni ‘70 gli
valse la condanna a morte da parte della feroce dittatura militare
argentina. Arturo non si è limitato a trascorrere sterili decenni
a studiar e a scrivere, ma ha vissuto i suoi scritti e i poveri hanno
fecondato le sue parole rendendole vive, credibili.
Arturo, con la sua presenza, ha testimoniato a quella gente la differenza
tra il Gesù morto, sepolto nelle lussuose stanze del Vaticano fatte
di mura spesse da non far penetrare le grida degli afflitti e quello
vivo che invece le ascolta e se ne fa portavoce. Un Gesù desideroso
che il cuore del Regno pulsi qui tra noi. Un Regno, alla cui costruzione,
ognuno di noi deve partecipare liberando il Vangelo dalla comoda interpretazione
teorica che sovente viene data, in parola viva. Questo Regno di Dio
ci dice Gesù si deve realizzare prima di tutto qui sulla terra, un
Regno che si avrà allorché gli uomini impareranno cosa veramente significhino
parole come giustizia e pace. Però purtroppo l’uomo continua a vivere
nell’ingiustizia e in guerra l’uno con l’altro anche perché il messaggio
di Gesù, come spiega fratel Arturo, è stato distorto ed il Regno di
Dio non si può, non si deve edificare qui. Infatti il filosofo Rousseau
giunse, temo ironicamente, addirittura ad accusare i cristiani di
non essere dei buoni cittadini: «Il cristiano non può essere un buon
cittadino. Se lo è, lo è di fatto, ma non di principio, perché la
patria del cristiano non è di questo mondo».
Se si segue l’invito di fratel Arturo, se si ha il coraggio di lanciarsi
allora si potrà percepire l’ebbrezza di vivere il Vangelo ed essere
Vangelo. Ci vuole coraggio perché Gesù ci chiede di fare scelte radicali,
del resto il Suo messaggio, proprio perché liberante, è radicale,
sovversivo. Basti pensare a quando dichiarò che i pubblicani (esattori
delle tasse) e le prostitute sarebbero entrati prima dei leader religiosi
nel Regno di Dio. E’ come se oggi andasse in città del Vaticano e
dicesse ai cardinali che le prostitute e gli strozzini vengono prima
di loro nel Regno di Dio.
Un messaggio che stravolge l’immagine di un Dio maschilista, sempre
incollerito, di un Dio potente che vuole per se un popolo di servi.
Gesù ci ha parlato di un Dio padre, ma anche madre che non punisce
ma gioisce quando il figlio perduto torna a casa; un Dio che ci vuole
aiutare a superare i pregiudizi, a scuoterci dalla paura del diverso
come accade con la parabola del samaritano. Gesù ci invita a superare
l’idea di un Dio creato dall’uomo che ci vorrebbe intimare anche di
lavarci le mani prima di sederci a tavola e di decidere cosa sia puro
o impuro da mangiare. Gesù si è detto figlio di un Dio che innalza
gli umili e i semplici e depone dal trono su cui si sono seduti i
ricchi e i potenti.
Ma questo Dio abba di Gesù, proprio come 2000 anni fa, è per noi ancora
troppo moderno e ne abbiamo paura. Così quando uomini come don Arturo
ci mostrano il Suo vero volto, noi per difendere l’immagine di un
Dio contraffatto che abbiamo a nostra convenienza commutato, tendiamo
di riservare loro lo stesso trattamento ingiunto a Gesù.
Mi auguro che il lettore possa appassionarsi a questo libricino e
comprendere che il cuore del Regno batte nel petto di ognuno di noi.
Ma per sentire questo battito occorre far tacere tutta la confusione
e gli effimeri richiami che ci tediano. Occorre imparare a conoscere
il silenzio e ascoltare quel battito divino che pulsa in noi. Arturo
quel battito l’ha ascoltato portando per tutta la vita luce e speranza
in luoghi ottenebrati dall’egoismo e dall’incoerenza dell’uomo.
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