di Mario De Maio

A fianco della nostra casa di Civitella vi è una grande quercia. Guardando i suoi rami imponenti, qualche volta mi chiedo fin dove si estendono, sotterranee, le sue radici. Sono esse la base della sopravvivenza di quel meraviglioso albero e, se venissero tagliate, morirebbe in poco tempo. Forse lo stesso discorso vale anche per noi. La qualità della nostra esistenza dipende molto dalle nostre radici. Quando si parla di radici, spesso si fa riferimento alle origini culturali e sociali, ma vi è un altro significato ed è quello che riguarda il sentire profondo. La nostra radice può essere in un anelito, in una domanda che non riusciamo a fare diventare parola. Può essere un fremito, un senso di insoddisfazione che affiora dal nostro inconscio, un non sentirci a posto. È un’inquietudine che ci attraversa nei momenti di stanchezza, e che cerchiamo di anestetizzare in tanti modi. Il timore è che, dandole spazio, ci possa far soffrire. Ed è un grande errore, perché si tratta della parte più vera di noi, che chiede di essere ascoltata.
Spesso, quando non riesce a trovare uno spazio nella nostra mente,
può imboccare la strada del corpo e diventare disturbo o malattia fisica. È una cosa seria. È come un pozzo nel quale non troviamo il tempo o il coraggio di buttare un secchio, per attingere l’acqua di cui abbiamo bisogno. Nella nostra formazione abbiamo imparato quanto sia importante seguire la “volontà di Dio”. Ebbene Dio, chiamandoci alla vita, ha scritto la sua volontà nei nostri cromosomi. Vi è un progetto unico di felicità che ha affidato a noi e che troviamo scritto nelle nostre radici più profonde. Non basta sentirlo, dobbiamo ascoltarlo. In un mondo fatto in prevalenza di immagini, l’ascolto diventa sempre più impegnativo e difficile. Solo nelle pause di silenzio, quando riusciamo a interrompere la serie dei nostri impegni, la domanda più profonda può trovare spazio. Quei momenti possono dare vitalità e creatività alla nostra anima. Sono momenti preziosi che dovremmo ricercare, custodire e difendere con costanza.

Vi auguro un anno pieno di tanta vita