Per sfuggire da un'attualità che mi obbligherebbe a parlare ancora una volta di Berlusconi, di Mario Monti e delle risse interne di questo o quel partito, dedico questa pagina al cardinale Carlo Maria Martini.
Potrà sembrare una stranezza o se volete una fuga dalla realtà, ma non lo è. Martini è un prete, un gesuita, è stato per molti anni prefetto della Congregazione della Fede, poi rettore dell'Università Gregoriana, poi arcivescovo di Milano. Insomma ha percorso tutti i gradi della gerarchia ecclesiastica, ma non è certo questo che lo raccomanda alla nostra attenzione e in particolare alla mia. E' stato ed è un uomo di grandissimo coraggio intellettuale e spirituale. Ha cercato la verità senza mai esorcizzare il dubbio e gli è accaduto talvolta che il dubbio facesse parte della sua ricerca di verità.
Adesso è molto ammalato di Parkinson, la malattia gli ha leso le corde vocali allo stesso modo che accadde a Wojtyla: un tormento in più per chi ha fatto della parola lo strumento per conoscere gli altri e se stesso. Ma non si rassegna, continua a esprimersi come può, scrivendo e affidando al soffio di voce che gli è rimasto i suoi pensieri e anche le emozioni dell'anima sua.
Nelle scorse settimane è uscito un "Meridiano" di 2 mila pagine che raccoglie i suoi scritti, i suoi libri, le sue allocuzioni, i suoi dialoghi. Ed è uscito anche un altro libro (l'autore è Aldo Maria Valli) che racconta i tratti salienti della sua vita e del suo pensiero.
Io l'ho incontrato più volte nel corso degli anni e spero di rivederlo nel prossimo dicembre. Ne ho scritto su "Repubblica" e in alcuni dei miei libri. Oggi voglio ricordarlo per meglio scolpirne il carattere e l'esempio attraverso qualche citazione dei suoi pensieri.
La prima citazione la ricavo da un nostro incontro dell'anno scorso. Gli avevo chiesto quali fossero secondo lui i peccati più gravi per un cristiano e per la chiesa. Rispose: "I peccati gravi non sono molti, anzi c'è un solo peccato dal quale tutti gli altri derivano ed è l'ingiustizia. L'ingiustizia è il peccato del mondo ed è contro di essa che bisogna combattere educando gli animi e trasformando i cuori".
Gli chiesi che cosa fosse per lui l'ingiustizia, se fosse un sinonimo della disuguaglianza sociale. No, non era quella l'ingiustizia di cui parlava Martini o almeno non quella soltanto. Mi disse che era la mancanza di amore, di "caritas" nel senso cristiano di quella parola. L'amore verso Dio si trasforma, per un vero cristiano, in amore verso gli altri. "Dio - mi disse - non si può amare che amando gli altri e anche per amare se stesso il solo modo è di rapportarsi agli altri e amarli".
Io non sono credente e non ho alcuna tentazione di diventarlo, ma quelle sue parole mi colpirono molto perché coincidevano, sia pur in modo diverso, con quello che anch'io penso: un amore circolare che va dal "sé" all'altro e torna indietro come dono. Del resto la predicazione evangelica è chiarissima su questo punto: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Sei dunque tu la misura dell'amore che hai per gli altri e per te.
Ecco un altro passo molto significativo tratto da un suo discorso: "Non puoi rendere Dio cattolico. Dio è il padre di tutte le genti, perciò è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo". Il cardinale ha una visione ecumenica e non identitaria del Dio trascendente. Questo è secondo lui il principale messaggio del Concilio Vaticano II.
Ma non si sottrae alla politica. Non se n'è mai sottratto. Non la politica politichese, ma quella alta che impegna lo spirito e l'etica pubblica. Lo disse con parole chiarissime nel discorso per la ricorrenza di Sant'Ambrogio nel 1999, che intitolò "Coraggio, non abbiate paura". Trascrivo le sue parole: "L'accidia politica porta a una neutralità appiattita senza più alcun criterio etico di riferimento. Il livello di allarme lo si raggiunge quando lo scadimento etico della politica non è neppure più percepito come dannoso. Non dovremmo più aspettare decadenze dolorose per aprire gli occhi".
Queste parole furono dette dalla cattedra di Sant'Ambrogio dodici anni fa. Ce n'è voluto di tempo perché i nostri concittadini si svegliassero dall'accidia e con loro si svegliasse anche il Vaticano. Martini era già molto più avanti anche su questa delicatissima questione.
Da "L'Espresso" online del 17 novembre 2011
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/finalmente-il-risveglio-dallaccidia/2166641