Sorridere

Sorriderre non significa soltanto ridere lievemente, dolcemente, a fior di labbra. Sorridere è anche avere un aspetto piacevole e confortante; esprimere gioia e serenità. I poeti di ogni tempo sanno aprire il significato di questo verbo a immagini figurate: «Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride Per li poggi e le ville» (Leopardi); «Deh come tutto sorridea quel dolce Mattin d’aprile» (Carducci); o espressive: «S’io fui del primo dubbio disvestito Per le sorrise parolette brevi, Dentro ad un nuovo più fu’ inretito» (Dante).

In modo più prosaico, gli esperti del web elencano i motivi per cui sorriderre, secondo alcuni sono dieci, per altri sette, cinque… in ogni caso tutti concordano nella convinzione che sorridere faccia bene alla salute e renda più belli. Sorridere «rende sereni, allunga la vita, fa bene all’umore, alla pressione, al cervello, ci fa sentire vivi e capaci di apprezzare la vita nonostante le difficoltà e tiene alla larga stress e malattie», afferma un settimanale femminile, accompagnando l’elenco con una massima di George Eliot: «Indossa un sorriso e avrai amici, indossa un broncio e avrai le rughe».

Certamente sorridere ha un valore particolare quando rappresenta un’attitudine verso se stessi, gli altri, la vita. Il sorriso può essere una porta aperta con discrezione agli eventi e agli incontri di una giornata, una porta che crea empatia, genera comunicazione, orienta la qualità di un ambiente verso il positivo, attutisce le tensioni e i pregiudizi. «Una persona che sorride sta comunicando le sue buone intenzioni meglio di mille parole. Sta dicendo agli altri di essere pronta a condividere e aiutare il prossimo. Sorridere abbatte le barriere e i muri che costruiamo ogni singolo giorno intorno al nostro piccolo quadrato di vita», scrive sul suo blog Gianluca Gotto. Sorridere non è una strategia, è uno stato dell’animo gentile, capace di contagiare il contesto in cui si trova. Ma è anche lieve, sensibile agli urti negativi o violenti, capace di attivare una “cintura di sicurezza” che protegge da invasioni negative.

Come ogni virtù, moltiplica la sua forza quando viene praticata collettivamente.

Lo spiegò magnificamente Tiziano Terzani, estendendo l’arte di saper sorridere alla società: «Una civiltà che non sorride è una civiltà infelice. Io trovo che ridere è una cura, è parte della guarigione.

Non a caso un’altra delle terapie che ho scoperto in India è la terapia del ridere. Una delle prime cose che notai, in un parco vicino a casa, era questo gruppo di persone che faceva ginnastica e poi a un certo punto, quando veniva dato l’ordine, tutti scoppiavano a ridere. E quale modo migliore per iniziare una giornata che magari finisce in un ufficio con aria condizionata? Per cui il consiglio che do a tutti è cominciare ridendo e finire ridendo. Con una gran risata».