Emmanuelle-Marie (al secolo Odile
Van Deth) è nata nel 1932. Francese, ha vissuto oltre 30 anni
nella comunità religiosa delle Domenicane di Betania a Monte
Porzio Catone (Roma). Attualmente vive a Parigi e lavora come
scrittrice; tiene corsi di spiritualità in dialogo con le
scienze psicologiche.
Una recensione del suo libro più recente, "Istanti
d'eternità".
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ISTANTI
D'ETERNITA'
edizioni Messaggero Padova
2009, pp. 120 |
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"Istanti d'eternità", introdotto da Mariapia
Bonanate, è un atto coraggioso di disvelamento di sé, un libro liberatorio
per Emmanuelle-Marie, al secolo Odile Van Deth. Già in "La
pazienza dell'istante" e in "Dilatare la vita" l'autrice
aveva spiegato perché si era fatta religiosa di clausura, perché
aveva vissuto con i ragazzi tatuati che fumano lo spinello o malati
di Aids del Gruppo Abele, e perché, dopo tanti anni di clausura,
aveva deciso di tornare di nuovo laica. Ma qui il coraggio di guardarsi
dentro la porta a un livello di consapevolezza mai raggiunto prima.
Emmanuelle-Odile accetta tutti i cambiamenti che la vita le ha offerto
e proclama con forza ancora una volta che Dio è stato ed è il centro
di tutta la sua vita.
da "Oreundici" di febbraio 2009:
"La volontà di Dio mi terrificava perché sembrava
opporsi alla mia esistenza di diciassettenne, ai miei desideri più
legittimi. Avevo ben altro in testa. Volevo vivere, punto e basta.
Fuggire lontano dal Dio tragico, soffocante, che non mi parlava
di interiorità, bensì di rigidità, di tristezza, di castighi. Sono
forse stata la sola a esperire la paura di entrare in contatto con
il mio profondo per evitare d’incontrare Dio?”. Odile Van Deth,
ancora conosciuta come Emmanuelle Marie, il nome che ha “indossato”
per gli oltre quaranta anni di vita religiosa, scrive queste parole
nell’introduzione al suo ultimo libro Istanti d’eternità, edito
da Messaggero Padova, che si presenta come riedizione del precedente
La pazienza dell’istante. Non un semplice aggiornamento, non la
pura aggiunta di qualche pagina introduttiva e di una lettera aperta
dell’amica giornalista e scrittrice Mariapia Bonanate. Istanti d’eternità
è un impasto nuovo, lavorato con sudore e fatica, tempo e pazienza.
Di seguito riportiamo alcuni brani tratti dalla Introduzione.
"Anche se, da adulta, credevo che Dio è vita, bene, gioia,
libertà, rimaneva per me un dato mentale, senza incidenza concreta.
Ho continuato per anni a tormentarmi all’idea di non impegnarmi
abbastanza, come se la salvezza fosse stata determinata dai miei
sforzi. Ora so che, anche se fossi andata a vivere nei barrios o
nei paesi in guerra a soccorrere mille miserie, anche se avessi
speso tutte le mie energie in attività politiche o sindacali, anche
se fossi stata una suora fedelissima alla regola, senza interiorità
non avrei fatto nulla” scrive ancora Odile Van Deth. “Anziana, ho
fatto una breve esperienza del dolore fisico. Mezza paralizzata
su un letto d’ospedale, senza poter né mangiare né bere, ho capito
che non potevo sopportare la sofferenza atroce se non la pativo
istante dopo istante, senza pensare all’istante seguente. Mi sono
sentita allora accompagnata da un Padre attento e provvido, sostenuta
da uno Spirito più intimo a me di me stessa, immersa in una fiducia
che eliminava ogni angoscia. Ero una bambina totalmente consegnata
alle mani degli altri, anzi alla tenerezza del Tutt’Altro. (...)
Ho scoperto che la vita interiore è quell’accoglienza incondizionata
di sé, l’incontro con il sé profondo dove non ci sono né menzogne
né l’alibi di attività che mirano a sentirsi buoni o potenti; il
consenso muto e fiducioso all’evento, nella certezza che un bene
più grande si offre ad ogni istante. Ho cominciato a percepire l’interiorità
come una collaborazione serena e tenera con la Vita”.
La vita mi insegna che le cose più belle si affievoliscono, le iniziative
più generose si irrigidiscono, i carismi dei fondatori si istituzionalizzano
e perdono il passo, che nulla perdura della genuinità degli inizi.
Presto o tardi, tutto si rivela ‘paglia’ come diceva Tommaso d’Aquino,
alludendo alla sua monumentale opera teologica, sei mesi prima di
morire. Questo avviene perché si spegne l’amore, fiamma dell’interiorità.
Una realtà nasce nel cuore di un uomo, di una donna, che è la risposta
dello Spirito d’amore ai bisogni del tempo. Poi questa novità si
argina spesso nella superficialità di chi si è entusiasmato per
quell’idea, ma non aveva le radici necessarie per immergere la sua
esistenza nella linfa dell’interiorità. (...) Intanto lo Spirito
aspetta dentro ogni essere umano che costui lo raggiunga nel profondo
di sé, per vivere della sua vita”. |