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| I LIBRI DI EMMANUELLE MARIE |
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ISTANTI
D'ETERNITA'
edizioni Messaggero Padova
2009, pp. 120 |
"Istanti d'eternità", introdotto
da Mariapia Bonanate, è un atto coraggioso di disvelamento di
sé, un libro liberatorio per Emmanuelle-Marie, al secolo Odile
Van Deth. Già in "La pazienza dell'istante" e in "Dilatare
la vita" l'autrice aveva spiegato perché si era fatta religiosa
di clausura, perché aveva vissuto con i ragazzi tatuati che fumano
lo spinello o malati di Aids del Gruppo Abele, e perché, dopo
tanti anni di clausura, aveva deciso di tornare di nuovo laica.
Ma qui il coraggio di guardarsi dentro la porta a un livello di
consapevolezza mai raggiunto prima. Emmanuelle-Odile accetta tutti
i cambiamenti che la vita le ha offerto e proclama con forza ancora
una volta che Dio è stato ed è il centro di tutta la sua vita.
Di seguito una nostra recensione,
pubblicata su "Oreundici" di febbraio 2009-
"La volontà di Dio mi terrificava
perché sembrava opporsi alla mia esistenza di diciassettenne,
ai miei desideri più legittimi. Avevo ben altro in testa. Volevo
vivere, punto e basta. Fuggire lontano dal Dio tragico, soffocante,
che non mi parlava di interiorità, bensì di rigidità, di tristezza,
di castighi. Sono forse stata la sola a esperire la paura di entrare
in contatto con il mio profondo per evitare d’incontrare Dio?”.
Odile Van Deth, ancora conosciuta come Emmanuelle Marie, il nome
che ha “indossato” per gli oltre quaranta anni di vita religiosa,
scrive queste parole nell’introduzione al suo ultimo libro Istanti
d’eternità, edito da Messaggero Padova, che si presenta come riedizione
del precedente La pazienza dell’istante. Non un semplice aggiornamento,
non la pura aggiunta di qualche pagina introduttiva e di una lettera
aperta dell’amica giornalista e scrittrice Mariapia Bonanate.
Istanti d’eternità è un impasto nuovo, lavorato con sudore e fatica,
tempo e pazienza. Di seguito riportiamo alcuni brani tratti dalla
Introduzione.
"Anche se, da adulta, credevo che Dio è vita, bene, gioia,
libertà, rimaneva per me un dato mentale, senza incidenza concreta.
Ho continuato per anni a tormentarmi all’idea di non impegnarmi
abbastanza, come se la salvezza fosse stata determinata dai miei
sforzi. Ora so che, anche se fossi andata a vivere nei barrios
o nei paesi in guerra a soccorrere mille miserie, anche se avessi
speso tutte le mie energie in attività politiche o sindacali,
anche se fossi stata una suora fedelissima alla regola, senza
interiorità non avrei fatto nulla” scrive ancora Odile Van Deth.
“Anziana, ho fatto una breve esperienza del dolore fisico. Mezza
paralizzata su un letto d’ospedale, senza poter né mangiare né
bere, ho capito che non potevo sopportare la sofferenza atroce
se non la pativo istante dopo istante, senza pensare all’istante
seguente. Mi sono sentita allora accompagnata da un Padre attento
e provvido, sostenuta da uno Spirito più intimo a me di me stessa,
immersa in una fiducia che eliminava ogni angoscia. Ero una bambina
totalmente consegnata alle mani degli altri, anzi alla tenerezza
del Tutt’Altro. (...) Ho scoperto che la vita interiore è quell’accoglienza
incondizionata di sé, l’incontro con il sé profondo dove non ci
sono né menzogne né l’alibi di attività che mirano a sentirsi
buoni o potenti; il consenso muto e fiducioso all’evento, nella
certezza che un bene più grande si offre ad ogni istante. Ho cominciato
a percepire l’interiorità come una collaborazione serena e tenera
con la Vita”.
La vita mi insegna che le cose più belle si affievoliscono, le
iniziative più generose si irrigidiscono, i carismi dei fondatori
si istituzionalizzano e perdono il passo, che nulla perdura della
genuinità degli inizi. Presto o tardi, tutto si rivela ‘paglia’
come diceva Tommaso d’Aquino, alludendo alla sua monumentale opera
teologica, sei mesi prima di morire. Questo avviene perché si
spegne l’amore, fiamma dell’interiorità. Una realtà nasce nel
cuore di un uomo, di una donna, che è la risposta dello Spirito
d’amore ai bisogni del tempo. Poi questa novità si argina spesso
nella superficialità di chi si è entusiasmato per quell’idea,
ma non aveva le radici necessarie per immergere la sua esistenza
nella linfa dell’interiorità. (...) Intanto lo Spirito aspetta
dentro ogni essere umano che costui lo raggiunga nel profondo
di sé, per vivere della sua vita”.
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DILATARE
LA VITA
edizioni Messaggero Padova
2007, pp. 118 |
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Un detto rabbinico afferma che
non si deve leggere la Scrittura per cercarvi cosa si deve
credere, bensì per comprendere le cose che si credono. La
Bibbia, infatti, illumina ogni situazione per chi le chiede
il senso della propria vita. Maria, conservava tutte queste
cose meditandole in cuor suo (Lc 2,19). La parola greca tradotta
dal verbo 'meditare', significa paragonare. La Vergine paragonava
quello che le succedeva con la Sacra Scrittura. Come lei e
con il suo aiuto, Emmanuelle-Marie cerca in questo libro di
cogliere, attraverso la storia di alcune figure bibliche,
il senso di quello che ci succede. "Sarà la Parola a
leggere la nostra storia. Sarà lei a indicarci come ereditare
la Vita e raggiungere gradualmente la nostra piena realizzazione.
Sarà la Parola - scrive l'autrice - a dilatare la nostra vita."
Altri testi di Emmanuelle
Marie:
Un Dio del quotidiano. Riflessioni sui vangeli. Anno A, 2004,
pp. 160, Edizioni Messaggero Padova
Un
Dio del quotidiano. Riflessioni sui vangeli. Anno C, 2003,
pp. 176, Edizioni Messaggero Padova
Un Dio del quotidiano. Riflessioni sui vangeli. Anno B, 2002,
pp. 160, Edizioni Messaggero Padova
La
pazienza dell'istante, 2001, pp. 120, Edizioni Messaggero
Padova
con
Mario De Maio, Roberto Mancini, Arturo Paoli, Massimo Toschi,
Vivere tra violenza e tenerezza, 2005, pp. 104,
Edizioni Messaggero Padova
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