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GIAN ENRICO RUSCONI  
   
   
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Biografia

ARTICOLI
La strada sbagliata del diritto canonico (26-03-2010)
Dobbiamo giustificarci di essere laici? (11-12-2010)
Dal dire al fare il dilemma della fede (30-08-2010)

 

 

Nato a Meda (MI) il 10 febbraio 1938), è uno storico e politologo italiano, sposato con la sociologa Chiara Saraceno.
Professore di Scienza politica presso l'Università di Torino, ha esordito come docente di Sociologia nel 1975 presso la medesima facoltà. Dopo una monografia dal titolo "La teoria critica della società" si è dedicato soprattutto allo studio della società tedesca e della storia della Germania nel Novecento, in un continuo confronto con la situazione italiana. Direttore dell’Istituto storico italo-germanico di Trento ed editorialista del quotidiano "La Stampa", è stato anche Visiting Professor presso la Freie Universität di Berlino.

Alla questione dei rapporti tra laici e cattolici in Italia e quindi alla ridefinizione della laicità dello Stato democratico ha dedicato i volumi:
- Come se Dio non ci fosse. I laici, i cattolici e la democrazia (Einaudi 2000)
- Non abusare di Dio. Per un’etica laica (Rizzoli 2007)
- Lo Stato secolarizzato nell’età post-secolare (a cura, il Mulino 2008)


«L'idea laica di democrazia è intesa come lo spazio istituzionale entro cui tutti i cittadini, credenti, non credenti e diversamente credenti confrontano i loro argomenti, affermano le loro identità e rivendicano il diritto di orientare liberamente la loro vita, senza ledere l'analogo diritto degli altri. Si tratta di un difficile equilibrio garantito da un insieme di procedure consensuali di decisione che impediscono il prevalere autoritativo di talune pretese di verità o di comportamento su altre.
Tutte le opzioni morali hanno pari dignità quando sono pubblicamente argomentate, accolte e sottoposte al vaglio dei procedimenti democratici nei casi in cui hanno rilevanza pubblica e richiedono di farsi valere come norme di valore giuridico. La libertà di coscienza individuale e la sua autonomia non sono affidate a insindacabili valutazioni soggettive bensì a motivazioni che sono aperte allo scambio di ragioni degli altri, accolte con pieno rispetto. Da qui la necessità di legiferare in modo da non offendere chi non riesce a far valere il suo punto di vista»
(da «La "ragione" di Ratzinger e la ragione tout court», in MicroMega. Per una riscossa laica, 2007, p. 47).

 


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