| Nato a Meda (MI) il 10
febbraio 1938), è uno storico e politologo italiano, sposato con
la sociologa Chiara Saraceno.
Professore di Scienza politica presso l'Università di Torino, ha
esordito come docente di Sociologia nel 1975 presso la medesima
facoltà. Dopo una monografia dal titolo "La teoria critica
della società" si è dedicato soprattutto allo studio della
società tedesca e della storia della Germania nel Novecento, in
un continuo confronto con la situazione italiana. Direttore dell’Istituto
storico italo-germanico di Trento ed editorialista del quotidiano
"La Stampa", è stato anche Visiting Professor presso la
Freie Universität di Berlino e collabora con la rivista "Il Mulino".
Tra le sue opere ricordiamo:
La teoria critica della società, Il Mulino, 1968;
La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, Einaudi, 1977;
Scambio, minaccia, decisione, Il Mulino, 1984;
Rischio 1914. Come si decide una guerra, Il Mulino, 1987;
(a cura di) Germania: un passato che non passa, Einaudi, 1987;
Giochi e paradossi in politica, Einaudi, 1989;
Capire la Germania, Il Mulino, 1990;
Se cessiamo di essere una nazione, Il Mulino, 1993;
Resistenza e postfascismo, Il Mulino, 1995;
Patria e repubblica, Il Mulino, 1997;
Clausewitz il prussiano. La politica della guerra nell'equilibrio europeo, Einaudi, 1999;
Possiamo fare a meno di una religione civile?, Laterza, 1999;
Come se Dio non ci fosse. I laici, i cattolici e la democrazia, Einaudi, 2000;
Germania Italia Europa. Dallo stato di potenza alla "potenza civile", Einaudi, 2003;
Cefalonia. Quando gli italiani si battono, Einaudi 2004
Non abusare di Dio. Per un’etica laica, Rizzoli 2007
Lo Stato secolarizzato nell’età post-secolare (a cura di), il Mulino
2008
Berlino. La reinvenzione della Germania, Laterza 2009
«L'idea laica
di democrazia è intesa come lo spazio istituzionale entro cui tutti
i cittadini, credenti, non credenti e diversamente credenti confrontano
i loro argomenti, affermano le loro identità e rivendicano il diritto
di orientare liberamente la loro vita, senza ledere l'analogo diritto
degli altri. Si tratta di un difficile equilibrio garantito da un
insieme di procedure consensuali di decisione che impediscono il
prevalere autoritativo di talune pretese di verità o di comportamento
su altre.
Tutte le opzioni morali hanno pari dignità quando sono pubblicamente
argomentate, accolte e sottoposte al vaglio dei procedimenti democratici
nei casi in cui hanno rilevanza pubblica e richiedono di farsi valere
come norme di valore giuridico. La libertà di coscienza individuale
e la sua autonomia non sono affidate a insindacabili valutazioni
soggettive bensì a motivazioni che sono aperte allo scambio di ragioni
degli altri, accolte con pieno rispetto. Da qui la necessità di
legiferare in modo da non offendere chi non riesce a far valere
il suo punto di vista» (da «La "ragione" di Ratzinger
e la ragione tout court», in MicroMega. Per una riscossa laica,
2007, p. 47). |