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GIOVANI INCREDULI?
le responsabilità della società e della Chiesa
di Armando Matteo
Questo testo è un estratto dell’ampio articolo pubblicato da don Armando Matteo sul periodico Presbyteri, che ha dedicato il quarto numero del 2011 al rapporto tra i giovani e la fede, prendendo spunto dalla Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Madrid dal 16 al 21 agosto. Dalla stessa fonte abbiamo estratto anche il commento di Felice Scalia (pag. 14) e i dati dell’indagine su giovani e fede (pag. 10).
Gli attuali ventenni e trentenni sono la prima generazione incredula dell’Occidente: una generazione che non vive contro il Dio e la Chiesa di Gesù, ma senza il Dio e la Chiesa di Gesù e vive addirittura la propria ricerca di spiritualità senza questo Dio e senza questa Chiesa. Giovane nell’etimo greco indica ciò che è nuovo e in quello latino potrebbe derivare dal vero iuvare, aiutare: essi sono dotati, infatti, del meglio della forza biologica, del meglio della forza riproduttiva, del meglio della forza intellettuale, e di un naturale desiderio di cambiamento. Sono come delle cellule staminali che la natura dona alla società per rinnovarne e rinvigorirne il processo di crescita. I giovani sono la novità di una forza e la forza di una novità . Incredulità indica decisione di non credere, diffidenza, semplice mancanza della fede, resistenza ad accogliere qualcosa come vero. Questo termine è quello meglio in grado di dire ciò che numerose rilevazioni sociologiche affermano sul rapporto dei giovani con la fede cristiana (a pag. .. pubblichiamo la sintesi di tre indagini, con riferimento alle fonti).
Don Armando Matteo, assistente nazionale della Fuci, autore per Rubbettino del libro La prima generazione incredula, mette sotto i riflettori la società , i genitori e la Chiesa. Scrive Matteo: Per la parte ‘grassa’ della società è come se non ci fossero. Sono un mondo di cui si pensa di poter fare a meno. La società è tutta concentrata sul presente e del futuro lascia emergere un volto a dir poco minaccioso. Costringiamo i nostri giovani – le nostre cellule staminali – ad arrangiarsi nel presente (e che presente!) e a stare all’infinito in panchina. Da qui nasce una forte inquietudine, un disagio, un senso di notte, una forma di invisibilità . Una ferita che ha ricadute su ogni aspetto della vita, anche per quel che riguarda l’esperienza religiosa. Non c’è bisogno di citare teologi come Tommaso per ricordarsi che lì dove l’umano patisce ritardi e ferite al suo pieno fiorire, il cristiano non ha molte possibilità di successo . Ma che cosa c’è al fondo di questa feroce distrazione? si domanda don Matteo. Che cosa potrebbe rendere ragione di una tale cecità degli adulti, della loro sempre crescente difficoltà di rendersi conto delle conseguenze sulle fasce più giovani di un certo modo iniquo di distribuire le risorse e di consentire l’accesso alle prerogative? Nel corso degli ultimi decenni è avvenuta una vera e propria rivoluzione copernicana: sino ad anni recenti era lo stato di adulto ad essere al centro dell’immaginario collettivo, quale condizione desiderabile di autonomia, di libertà d’azione, di disponibilità di denaro e di prestigio sociale. Oggi al centro dei desideri della società occidentale troviamo il culto della giovinezza, divenuta ormai la vera macchina di felicità di ogni adulto nato dopo il 1946. Se riesci a restare giovane hai diritto alla felicità . Ne viene fuori una sorta di maledizione dell’età adulta e della vecchiaia: su di esse vige una tacita scomunica-maledizione collettiva. La cosa ha ovviamente numerose ricadute. Decreta l’imporsi di una prassi adulterata di adultità , connotata da una scarsa autorevolezza, da un continuo scimmiottamento dei più giovani nel modo di vestire e di parlare, da un’impossibile lotta contro l’avanzata del tempo con interventi di chirurgia estetica, trucchi, mistificazioni di ogni tipo, da un diffuso cinico narcisismo, da un attaccamento patologico a poltrone e a posti di prestigio quali fonti di energia alternativa a quella naturale che se ne va via, da un più generale a-moralismo, forma degenerativa del più noto principio del ‘politicamente corretto’. Questa nuova condizione degli adulti attiva in loro un rischiosissimo dispositivo di invidia: invidiano terribilmente i giovani, per l’obiettivo vantaggio che hanno nella corsa verso il paradiso della giovinezza. Ed è questa invidia dell’universo giovanile che ne decreta infine il suo destino di invisibilità e di conseguente marginalizzazione: nessuno può sopportare la vista di colui che è oggetto della sua invidia, non vuole (non riesce a) vederlo o vuole vederlo al limite come tolto dalla sua vista. Non è forse qui un grande segno dei tempi: la perdita di amore per l’età adulta che blocca ogni forma di dialogo educativo? Non dovrebbe giocarsi tutta qui la partita circa la cosiddetta emergenza educativa?
Trasferita sul piano dell’educazione religiosa, la critica di don Armando Matteo propone questa articolazione: i genitori hanno continuato a chiedere per i loro figli i sacramenti della fede ma senza fede nei sacramenti, hanno portato i figli in Chiesa ma non hanno portato la Chiesa ai loro figli, hanno favorito l’ora di religione ma hanno ridotto la religione a una questione di ora. Hanno imposto una divergenza netta tra le istruzioni per vivere e quelle per credere, per cui la frequentazione della vita in parrocchia, dell’oratorio e della scuola di religione risultano un semplice passo obbligato per l’ingresso nella società degli adulti. In sostanza non hanno più dato spazio alla cura della fede dei propri figli. Non a caso Benedetto XVI ha recentemente raccomandato ai nostri giovani di essere più profondamente radicati nella fede dei loro genitori. Infine la Chiesa. Perché le indagini dicono che un grande numero di giovani conduce la propria ricerca spirituale senza riferirsi alla Chiesa. La frequentazione della Chiesa non ha saputo consegnare una grammatica cristiana del mondo capace di interloquire con l’umano alle prese con la propria identità e addirittura con la propria tensione religiosa. L’impostazione del sistema pastorale “produce” sempre meno credenti e sempre più giovani estranei all’esperienza religiosa cattolica. Allora c’è da domandarsi: quale pastorale deve essere messa all’opera per ventenni e trentenni con un alto tasso di estraneità alla fede cristiana? L’unico modo per organizzare il vissuto feriale delle comunità è davvero soltanto la celebrazione della messa e la preghiera del rosario? L’unico modo per fare memoria del giorno del Signore è aumentare il numero delle messe? Non lasciare alcun prete libero, la domenica, per ascoltare e accompagnare questi giovani è il modo migliore per impiegare le energie disponibili? Non è poco affidarsi quasi esclusivamente alla efficacia delle GMG? E infine: che tipo di prete potrebbe interessare ai giovani d’oggi? Non è certo il modello del prete manager, del prete sempre di corsa, del prete pastorizzato a poter toccare le corde del cuore di questi giovani. In un regime di scarsa adultità , la Chiesa dovrebbe favorire il profilo elementare del prete: il suo essere appunto “prete”, ovvero alla lettera vecchio, anziano, esperto, maieuta, sapiente, profeta, uomo di ascolto e di Parola, che può offrire parole di verità . insomma un vero adulto, un adulto autorevole, un adulto che sappia anche resistere, sbloccare e incanalare le passioni e l’energia dei giovani finché ciascuno di loro colga il proprio insostituibile posto nel concerto del mondo.
* * *
LA PRIMA GENERAZIONE INCREDULA
di Armando Matteo
Edizioni Rubbettino, 2010
Perché il messaggio di felicità che Gesù ha portato sulla terra non fa più breccia nel cuore dei giovani? Perché i nostri ventenni stanno alla larga dalle pratiche di fede e di preghiera? Dove sono finiti le ragazze e i ragazzi delle GMG? Armando Matteo interroga l’inedito che il modo di vivere e di credere e non credere dei giovani manifesta. Individua al fondo del loro cuore la ferita di un grido di speranza, in mezzo a una società che ama più la giovinezza che i giovani. è da questo grido che bisogna ripartire. Per il loro futuro, per il futuro della Chiesa, per il futuro della società .
(da "Oreundici" di novembre 2011)
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PER ARRIVARE A CIVITELLA SAN PAOLO
Da Roma - con i mezzi pubblici
Dalla stazione ferroviaria Termini, prendere la Metropolitana A in direzione "Ottaviano", fino al Piazzale Flaminio. Qui prendere il trenino delle ferrovie Roma-Nord fino a "Saxa Rubra" e poi l’autobus della Cotral dal piazzale 3  - Capolinea Poggio Mirteto. Scendere dopo il paese di Civitella alla 3° fermata dopo il Monastero delle suore.
• Sito Internet Cotral e orari: www.cotralspa.it
In macchina, Â da Roma
• percorrere l'Autosole per Firenze, uscita per FIANO ROMANO. Subito dopo svoltare per Rieti-Torrita Tiberina-Nazzano, poi Via Civitellese verso Civitella San Paolo.
• oppure: percorrere la via Flaminia fino a Prima Porta e poi la Tiberina (a destra) verso Fiano.
A FIANO: proseguire la Via Civitellese e al bivio Civitella-Nazzano proseguire verso Nazzano. Dopo 3 km. dal monastero di S. Scolastica, al primo grande incrocio c’è il cancello di Ore undici.
In macchina, da Nord
Autosole da Firenze, uscita Ponzano (Soratte), poi per Roma e dopo Via Civitellese verso Civitella S. Paolo, proseguire per 3 km. la via Civitellese.
Per i recapiti dell'associazione potete consultare questa pagina .