Libri - Recensioni

 

Gesù ebreo di Galilea

Giuseppe Barbaglio
EDB, 2002

Come diceva A. von Harnack, è impossibile scrivere una biografia di Gesù (Vita Jesu scribi nequit).
Fedele allo statuto dell'indagine storica, il saggio non si prefigge quindi di ricostruire chi è stato veramente il Nazareno, ma intende piuttosto mostrare che cosa di lui possiamo dire sulla base delle tantissime fonti documentarie criticamente vagliate oggi disponibili. Da quasi tre secoli la ricerca si è infatti occupata del tema con alterne fortune, e in particolare l'ultimo ventennio ha visto fiorire studi di grande impegno e valore, soprattutto in area anglofona. Il risultato ne è stato una serie impressionante di ipotesi di ricostruzione.
Nello sforzo di potere maggiormente chiarire i termini della questione e proporre soluzioni fondate, l'autore procede con rigore critico e animo sgombro da preconcetti fideistici. Sin dal titolo vuole rendere conto di una importante peculiarità degli studi attuali: Gesù era un ebreo di due millenni or sono, figlio del suo tempo e della sua terra di origine, la Galilea.
Il confronto con fenomeni, movimenti e figure della terra palestinese di allora lo mostra ben inserito nel suo mondo, erede della nobile tradizione religiosa giudaica, eppure presenza scomoda suscitatrice di opposizioni tenaci e reazioni violente fino alla condanna alla morte di croce.

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Ernesto Balducci. La chiesa e la modernità

di Bruna Bocchini Camaiani
Laterza editori, 2002

Sacerdote e scolopio nella Firenze degli anni Cinquanta, Ernesto Balducci (1922-1992) è, accanto a La Pira, uno degli ispiratori del cattolicesimo sociale e della promozione del dialogo e della pace.
Condannato nei primi anni Sessanta per apologia di reato (per la difesa dell'obiezione di coscienza, come poi sarebbe avvenuto anche per don Lorenzo Milani), negli anni del Concilio Ernesto Balducci è stato una delle voci più autorevoli che si sono battute per una riforma della Chiesa. Nel postconcilio fu un interlocutore importante per le comunità di base, per i movimenti politico-sociali, ma anche per alcuni settori della Chiesa istituzionale.
A dieci anni dalla morte il volume ricostruisce, anche con l'apporto di una documentazione inedita, il suo itinerario e rivela aspetti di grande novità della vita della società italiana e della comunità ecclesiale.

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Un Dio del quotidiano - Anno C

di Emmanuelle Marie
Messaggero Padova, 2003

Ci sono molti modi di ascoltare e interpretare il vangelo: ognuno vi porta il suo vissuto, le sue esperienze e preoccupazioni, le attese e le speranze più profonde.
Emmanuelle-Marie reagisce alle provocazioni del vangelo con la sua sensibilità di donna e di credente e vi scopre l'immagine di un Dio che si identifica con i poveri, gli emarginati, i rifiuti della società. Dio si fa conoscere attraverso il volto sfigurato degli ultimi, nasce lui stesso come un senza tetto, e i primi che lo adorano sono i pastori vagabondi, disprezzati dalla gente perbene che frequenta regolarmente il tempio e la sinagoga.
Queste pagine contengono stimoli e provocazioni che non lasciano indifferente il lettore.

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Prima che l'amore finisca

di Raniero La Valle
Ponte alle Grazie, 2003

In questo volume sono raccolti una galleria di ritratti, da Berlinguer a papa Giovanni, dal cardinale Lercaro ad Aldo Moro, Vittorio Bachelet, Dossetti, padre Turoldo.
Il libro intreccia storia personale e storia di tutti attraverso personalità significative del Novecento che hanno influito sulle coscienze e sulla realtà. Non è un libro nostalgico ma legge gli eventi del Novecento attraverso il riscatto dei senza speranza.

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Il cristianesimo di un non credente

Salvatore Natoli
Edizioni Qiqajon, 2002

Tra l'etica del finito e il cristianesimo non è difficile trovare sintonie.
Ma il cristianesimo è tutto qui o vi sono cose a cui l'uomo è elevato, che a lui sono donate, che non appartengono alle sue possibilità ma riguardano gli impossibilia Dei?

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La pazienza dell'istante

di Emmanuelle Marie
Edizioni Messaggero Padova, 2001

Non è venuta al mondo per accontentarsi delle mezze misure, delle mezze verità, dei compromessi. Per questo già a cinque anni aveva capito che avrebbe dedicato la sua vita alla ricerca del vero Dio, che non poteva essere quello che gli adulti le presentavano e che trovava così "noioso". Ora, a quasi settant'anni, Emmanuelle-Marie può fare un bilancio del suo cammino, di un'esistenza consumata nella ricerca della verità, per svelare il volto del Padre. E proprio questo bilancio ci offre nel suo nuovo libro La pazienza dell'istante in cui ci consegna i frutti dell'itinerario che l'ha portata, recentemente, a fare la scelta - per fedeltà a quello che aveva scoperto - di lasciare la vita religiosa che aveva abbracciato quarant'anni fa, nella Congregazione delle Domenicane di Betania. È nell'intensità di ogni istante, nella densità dell'offerta di vita che il "qui e ora" porta con sé, che questa donna ha trovato alcune risposte ma soprattutto tante domande inattese che ha avuto il coraggio di lasciare aperte. I suoi difetti, i suoi problemi, le sue fragilità, sono stati per lei una palestra di vita nella convinzione, difesa a spada tratta, di avere diritto all'errore. Dai tossicodipendenti di Torino agli amici di Ore 11, da tanti preti e suore impegnati nel travaglio dell'aggiornamento postconciliare ai giovani affrontati alla scoperta della loro omosessualità o ad altre fatiche, nessun incontro l'ha mai lasciata indifferente: ha saputo sempre accogliere il dono che ogni persona porta con sé consapevolmente o meno e si è lasciata trasformare, arricchire, plasmare, scomodare dagli altri. Certo i condizionamenti sono sempre in agguato e la fatica di affrancarsene talvolta dura anni, tuttavia il coraggio di guardarli in faccia e chiamarli per nome è già una garanzia di liberazione possibile. Molte pagine del suo libro dedicate, come è ovvio, alla sua esperienza di vita religiosa, serviranno comunque a tutti, credenti o meno, per ritrovare il senso della propria vita.
Pur manifestando grande stima per quello che la vita claustrale ancora può offrire, per quello che lei stessa ne ha ricevuto, Emmanuelle-Marie non indulge a facili recuperi o, peggio ancora, a condanne: il quadro che ne risulta è un invito ad inventare nuove modalità per vivere, nel quotidiano, la ricerca del volto di Dio, senza indugiare nei rimpianti, nelle nostalgie o nell'aggressività. Sulla falsariga di un'autobiografia, l'autrice ci offre anche e soprattutto i frutti della sua ricerca incessante della verità. Ne emerge il "ritratto" di un Dio Padre buono, che "non si compiace della morte del peccatore" ma che fa di tutto perché questi "si converta e viva". Un Dio compassionevole che non si scandalizza delle debolezze dell'uomo, che non giudica ma salva, che non condanna ma guarisce. E in queste pagine tutti, credenti e non, possono trovare "consolazione" e riposo. Non quella "consolazione molesta" di cui Giobbe rifiuta l'ascolto ma la consolazione di chi "parla al cuore di Gerusalemme" per dirle che è "finita la sua schiavitù". Quasi un grido per dire che "da ogni male nasce un bene più grande" - secondo il messaggio di P. Lataste, fondatore delle Domenicane di Betania - che ogni sofferenza può essere preludio ad una nascita, quella nascita dell'essere vero che è la scommessa di ogni vita umana e la chiave della felicità. Tutto questo però avviene se si ha l'audacia di vivere il tempo come la più grande risorsa di cui l'uomo dispone, di essere pienamente e semplicemente presenti in quello che la vita offre momento per momento.
La "pazienza" del titolo è capacità di accogliere il dono senza voler anticipare nulla, senza voler crescere per forza, senza "bruciare le tappe" di un'evoluzione personale che necessita di tempi lunghi e talvolta dolorosi. Le doglie del parto dell'uomo nuovo che ciascuno è chiamato a manifestare non possono essere accelerate né evitate ma l'afflizione del momento si tramuta in gioia vera per chi impara a "stare consapevolmente nell'inferno senza disperare", come ci insegna Silvano del Monte Athos. Un libro facile da leggere ma le cui conseguenze possono far tremare il suolo fragile delle nostre certezze (di Vittoria Ravano).

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Il mandorlo

di Luigi Verdi
Edizioni Romena, 2003

Pesanti gocce d'acqua sopra i rami, il prato controvento nella brina, l'erba tenta una crescita e, fra un po', si sveglierà alla luce. Fa freddo, eppure senti primavera nell'alba che ti rende pronto alla realtà di ogni attimo.
Il profeta Geremia non sa spiegare ai suoi contemporanei la tragedia di distruzione, di deportazione e di sfruttamento che il suo popolo vive. Dio gli chiede: "Cosa vedi?" "Un ramo di mandorlo" risponde. "Hai visto bene perché io vigilo affinché si realizzi tutto quel che dico". C'è un gioco di parole nel nome del mandorlo in ebraico shaker e soked che significa vigilare, essere attenti. E' tempo di carestia e di crisi, ma mi è chiesto di guardare nel giardino, osservare il mandorlo e attendere la sua fioritura precoce che dà il primo annuncio di primavera e sentire il profumo del nespolo che inizia a novembre e termina a febbraio. In questo inverno di aridità, in questo arido furore che impedisce al nostro cuore di reagire a un profumo, il mandorlo e il nespolo sono fragili ali su deserti, piccoli semi di speranza sul disperare umano. Il ramo di mandorlo mi indica che fuori dalle secche della rassegnazione devo farmi umile cercatore di segni di speranza, di tentativi, di ridare tensione di vento alle vele ammainate.
La vigilanza è la presa di coscienza dell'interno e silenzioso cammino, è l'accettazione del proprio personale compito nella nostra avventura. La vigilanza è un lavoro di svuotamento per conservare qualcosa, gli si deve far spazio intorno affinché il nostro io si faccia desiderio e bisogno nella profondità complessa che abbiamo dentro. Invece di maledire il buio, ringrazio di avere accanto in questo inverno il mandorlo e il profumo del nespolo, segni che mi gridano forte che nessun sentiero è chiuso nella propria polvere. A questi due pellegrini di senso, chiedo una quiete e intelligente attenzione. Spesso mi sento come un albero d'inverno, dentro brucio come il fuoco. Una profonda malinconia contenta, fino a sentirmi commosso nello scoprire che il mondo non può esistere senza questi miracoli e che è pur sempre un prodigio sperare.

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Mani cariche di canto

di mons. Pio Vigo
Edizioni Ila Palma, 2003

Da quando Henri Bremond parlò di poesia come preghiera, cogliendo le sottili analogie che esistono tra queste due operazioni dello spirito, sia per il loro contenuto essenziale e sia ancora per gli strumenti espressivi e linguistici di cui si appropriano, la poesia è parsa come un riverente e silenzioso appressarsi alle soglie del mistero.
Ma ancora più convincente è apparsa la felice intuizione di Bremond, quando poesia e preghiera si incontrano e si fondono perché la preghiera si è fatta spontaneamente contenuto proprio ed esclusivo della poesia, come accade appunto nella poesia di ispirazione religiosa.
E' questo il caso di Pio Vigo, che da tempo ha accordato la sua voce a quella dei salmi e degli inni liturgici, ma con un accento suo inconfondibile.

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Il cieco e lo zoppo

di Filippo Gentiloni
Edizioni Confronti, 2002

Il cieco e lo zoppo, la metafora di due debolezze che si sommano l'una all'altra: la debolezza etica della sinistra, che in molti suoi settori ha pensato di potersi appoggiare alla tradizione cristiana e cattolica assumendone linguaggio, modelli e riferimenti; la debolezza del mondo cattolico che, al di là dei raduni di massa, rivela fratture e debolezze interne, soprattutto sul piano dell'etica.
La somma di queste due debolezze non ha rafforzato né la sinistra, né il mondo cattolico: questa l'idea guida delle pagine di Filippo Gentiloni, che sembra richiamare sinistra e mondo cattolico a guardare dentro se stessi, e lì cercare le radici forti delle proprie identità. Con coraggio e nel dialogo.

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Prima la Chiesa poi l'uomo

di Joseph Comblin (traduzione Arturo Paoli)
Edizioni La Meridiana, 2002

E' già iniziato il bilancio di questo papato. Da una parte l'immensa popolarità personale di papa Giovanni Paolo II e l'esaltazione delle sue notevoli capacità mediatiche. Dall'altra la crescente marginalità del messaggio della chiesa nella coscienza dell'uomo d'oggi. Piace papa Woitjla, la sua persona è perfino venerata ma, senza problemi, si vive ignorando le cose che dice. Non è una contraddizione ma la risposta a una chiesa che appare più trionfalistica che evangelica.
La situazione è nuova. La chiesa di oggi deve rinunciare alla protezione di forze esterne come i poteri temporali. Per la prima volta nella sua storia può scegliere tra una posizione conservatrice e una più profetica. Tra una presenza più coraggiosa, audace nella società, e una più incisiva affermazione della propria identità. Tra il mondo come creazione di Dio, scena della sua storia di salvezza o il mondo come pericolo, aggressione, tentazione da cui difendersi.

Con Giovanni Paolo II la chiesa ha scelto, rovesciando il Concilio Vaticano II, di forzare la sua autonomia fino a dare l'impressione di voler custodire la cristianità rispetto al mondo. Il risultato è questo impressionante deficit di Vangelo. E ora? Bisogna attendere un nuovo giorno, secondo l'incessante ritmo che vede avvicendarsi da sempre, nella storia della chiesa, la luce alle tenebre. Così l'autore di queste densissime pagine, scritte con una franchezza ormai inconsueta, induce a riconsiderare, con l'occhio dei poveri, non solo le ragioni storiche di questa regressione ma anche i semi della speranza che lo Spirito semina anche nella notte.

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L'agenda del nuovo Papa

AA. VV.
Editori Riuniti, 2002

Dai cinque continenti dieci tra i più qualificati teologi e teologhe del mondo esaminano lo scenario politico-religioso che dovrà affrontare il successore di Wojtyla. Dalle loro analisi emergono una serie di problemi incombenti: la globalizzazione, il rapporto Nord-Sud, il dialogo ecumenico e interreligioso, i rapporti tra centro e periferia della Chiesa, la collegialità episcopale, la riforma del papato e della Chiesa, il ruolo della donna in una istituzione dominata da uomini.
Hanno proposto le loro osservazioni e suggerimenti i seguenti autori:
dall'Asia: Tissa Balasuriya e Aloysius Pieris
dall'Australia: Paul Collins
dall'Africa: Jean Marc Ela
dall'Europa: François Houtart e Arturo Paoli
dalle Americhe: Ivone Gebara, Elizabeth Schlusser Fiorenza, Rosemary Radford Ruether ed Emilio Castro.

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Diritti e Stato nella mondializzazione

di Umberto Allegretti
Città Aperta, 2002

Un libro essenziale per capire il nostro tempo. Non si capisce pienamente un tempo storico se andando più a fondo del quadro economico, politico e giuridico non si interpella lo strato di idee e di comportamenti fondamentali che sostengono lo scenario complessivo, e in virtù dei quali ogni epoca costituisce una unica unità di senso. Frutto di riflessioni e ricerche lungamente meditate, questo libro cerca la specificità del nostro tempo proponendo un quadro generale della globalizzazione che investe in misura profonda sia i diritti fondamentali degli uomini e delle donne in tutti gli angoli del pianeta sia l'organizzazione del potere: i diritti individuali e sociali, il diritto a disporre delle condizioni di base della vita, le forme della libertà e della democrazia. Le tre forme fondamentali della globalizzazione - la mondializzazione economico-finanziaria, quella politico-militare, quella culturale (senza dimenticare i risvolti ambientali e sociali) - trovano in queste pagine un'analisi approfondita e al tentativo di tracciare lucidamente un quadro di attuali processi, si accompagna l'intento di ricavare alcune indicazioni per alternative possibili.

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Altrimenti che essere o al di là dell'essenza

di Emmanuel Lévinas
Jaca Book, 1995

In quest'opera - pubblicata nel 1974 - Lévinas continua ed approfondisce il tema inaugurato in "Totalità e Infinito". Il secondo ostacolo incontrato da Lévinas infatti è quello del linguaggio e cioè della ricerca di nuovi modi per comunicare e dire la propria proposta filosofica. "Altrimenti che essere o al di là dell'essenza", testo di difficile lettura proprio perché pieno di paradossi e forzature dal punto di vista linguistico, persegue l'obiettivo d'inventare quella che da Silvano Petrosino è stata definita una grammatica etica del reale.
Il titolo di quest'opera indica, infatti, una sostanza che non è più quella dell'Essere; un'essenza diversa da quella a cui il nostro pensiero occidentale è abituato a pensare; un'essenza "altrimenti che essere" e non essere altrimenti, una via che vada al di là dell'essere, che evada ed inauguri una terza via alternativa alla questione dell' "Essere o non essere". Una via al di là e che faccia dire alla filosofia non più "l'essere è e non può non essere", bensì : oltre l'essere ed il non essere c'è la Responsabilità per Altri, un nuovo modo di essere (di Gianluca De Gennaro).

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Di Dio che viene all'idea

di Emmanuel Lévinas
Jaca Book, 1986

Pubblicata nel 1982, è un'opera che tratta il tema della trascendenza e del suo modo di manifestarsi al pensiero dell'uomo.
Il punto di partenza della riflessione lévinasiana è la fenomenologia che sta ad indicare uno studio dei modi in base ai quali l'uomo conosce la realtà. Il fenomenologo è colui che studia e prende consapevolezza dei legami conoscitivi che legano l'uomo alla realtà che lo circonda.
Lévinas si chiede: "che tipo di pensiero è quello che porta l'uomo a pensare la realtà di Dio e dell'infinito?", "come è possibile che un pensiero dal contenuto limitato, come è quello dell'uomo, possa contenere un oggetto-pensato illimitato, come è quello di Dio?".
Evidentemente è necessario individuare un'altra via che permetta all'uomo di instaurare un legame conoscitivo con l'infinito di Dio.
Anche in questo caso il legame conoscitivo è costituito dall'avventura della responsabilità: è qui che "Dio viene all'idea", è qui che Dio scende dalle altezze celesti dell'intelletto e si comunica all'uomo sotto forma di fame e sete di giustizia, incarnata dal volto del povero e che sollecita, risvegliandolo, quel Desiderio di Bene che giace al fondo della coscienza dell'uomo (di Gianluca De Gennaro).

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Difficile libertà. Saggi sul giudaismo

di Emmanuel Lévinas
La Scuola, 1986

E' una raccolta di scritti sul giudaismo che evidenziano come il pensiero filosofico di Lévinas sia inscindibilmente legato alla radici culturali e spirituali del giudaismo. Il titolo indica l'esperienza della libertà autentica e possibile, se pur difficile, solo nella dimensione della Responsabilità.
Il libro affronta tematiche teologiche e religiose dichiarando come, secondo la tradizione giudaico-cristiana, la dimensione spirituale è autentica solo se la sfera della sacralità si sposa con quella della santità. La riflessione contenuta in questo testo insiste sul significato dei termini "santo" e "sacro" ed individua un'autentica dimensione della santità solo nella direzione della Responsabilità nei confronti dell'Altro.
Lévinas diffida da esperienze di preghiera e di mistica che non siano saldamente ancorate alla dimensione etica dell'incontro Responsabile nei confronti dell'Altro. Solo dal "santo" potrà nascere una nuova dimensione del "sacro" e dell'autentica "sacralità" (di Gianluca De Gennaro).

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Totalità e infinito. Saggio sull'esteriorità

di Emmanuel Lévinas
Jaca Book, 1996

Pubblicato nel 1961, questo testo rilancia il tema centrale della proposta filosofica di Lévinas, e cioè il bivio di fronte al quale si trovano il pensiero e la ragione della tradizione filosofica occidentale. Il titolo dell'opera indica dunque le due vie di questo bivio: continuare ad essere un pensiero della "totalità" oppure iniziare ad aprirsi "all'Infinito" ed al Trascendente? Continuare a costruire sistemi totalizzanti all'interno dei quali racchiudere, tramite concetti e categorie, la realtà, oppure lasciarsi convocare dal volto indigente del povero che convoca il soggetto a Responsabilità?
La tesi della proposta filosofica di Lévinas in fondo è quella di sostenere l'esistenza di un pensiero capace di vedere e decifrare le dinamiche della vita e del suo fluire nella concretezza dell'incontro con l'Altro; una razionalità capace di decifrare il senso profondo della vita: l'amore etico che nasce dalla convocazione dell'Altro. Un pensiero capace di uscire dalla riflessione nelle stanze segrete dell'interiorità ed affrontare l'esterno (o esteriorità) della vita concreta incarnata dal volto del povero (di Gianluca De Gennaro).

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Lévinas profeta della modernità

di Gianluca De Gennaro
Edizioni Lavoro, 2001

Il volume illustra il pensiero di Emmanuel Lévinas in maniera semplice e accessibile a tutti, sostenendo la tesi secondo la quale il vero centro dell'esistenza dell'individuo non è la tensione che lo fa vivere per se stesso, quanto piuttosto la spinta ad uscire fuori di sé per andare verso l'altro.
Il testo, che nasce oltre che dagli studi anche dall'esperienza di vita dell'autore, invita a pensare la filosofia come una scienza utile alla vita di tutti i giorni, una scienza concreta, non avulsa dalla realtà.
Questa via viene descritta come via della carità che si traduce nell'esercizio della responsabilità per l'altro.

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