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NATALE – La pienezza è inedita

di Carlo Molari

Nello splendido, straordinario affresco, Giovanni, o l’autore di questo inno alla Parola di Dio, delinea il cammino del Verbo eterno; o meglio, una tappa del cammino, perché finisce lasciando aperto lo sviluppo della storia. È come se un artista riempisse una parte di una chiesa, per esempio l’abside, e poi lasciasse libero tutto il resto da riempire e ogni generazione completasse l’opera. Questo è ciò che in realtà avviene. Il termine “verbo”, che noi abbiamo utilizzato in una traduzione latineggiante, nell’uso del traduttore corrisponde al logos greco, che a sua volta corrispondeva all’ebraico dabàr, che è una parola molto densa di significati: essa indica pensiero, intenzione, parola verbale e anche azione. Quindi questo termine ci dice che è la parola che fa, è la parola che crea. Noi non abbiamo un termine corrispondente, dobbiamo dire due, tre parole per indicare i contenuti di questo termine ebraico, perché – come sapete – le lingue antiche avevano poche parole, quindi ogni parola aveva significati molto ampi. Così era di dabàr ebraico. In questo Vangelo ci sono le due strofe che sono state introdotte successivamente e che si riferiscono all’attività di Giovanni il Battezzatore. Esse rompono l’armonia della descrizione lineare della Parola che è Dio, della Parola creatrice, che diventa ragione di tutte le cose; della Parola che suscita l’umanità, diventa luce e vita per gli uomini; diventa rivelazione ma non viene accolta; le tenebre non l’hanno sopraffatta ma sono rimaste tenebre, in tanti luoghi. Poi viene tra la sua gente, cioè raccoglie un popolo perché diventi testimone nel mondo, ma i suoi non lo accolgono. «A quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. I quali non da sangue né da volere di carne, ma da Dio sono stati generati»: con questa formula l’inno indica lo sviluppo della dimensione spirituale nell’umanità. Molti uomini nel mondo, ancora prima di Gesù, hanno avviato i sentieri dello spirito, hanno condotto l’umanità a esperienze straordinarie, nella consapevolezza dell’azione di Dio in loro e nella storia umana…

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