Fragilità e Potere

Spiritualità – FRAGILITÀ È POTERE

di Carlo Molari

La fenomenologia delle religioni ricorre al concetto di potenza e all’esercizio di forza vitale per descrivere l’esperienza religiosa. Anche il Vaticano II lo ha fatto quando ha affermato che «presso i vari popoli si trova una certa sensibilità di quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana ed anzi talvolta si riconosce la Divinità suprema o anche il Padre»1. In questa luce Dio è considerato fonte della energia vitale, colui «per cui tutti vivono» (Lc. 20, 28). Per questo è anche chiamato “onnipotente”, nel senso che tutte le realtà sono sotto la sua azione creatrice e che Egli conduce tutte le cose al compimento. Con una formula di Tommaso d’Aquino papa Francesco ha espresso questa idea nell’Enciclica Laudato sii dove ha scritto: la «presenza divina, che assicura la permanenza e lo sviluppo di ogni essere, “è la continuazione dell’azione creatrice”»2. Nell’uomo l’azione divina ha un significato più profondo. Dio lo sta continuamente sollevando dal nulla, dal male e dal peccato, ma intende condurlo ad una forma definitiva e permanente di esistenza, per realizzare una sua immagine e somiglianza. Nel compimento i limiti delle creature rimarranno, ma costituiranno come il diaframma di osmosi in una comunione di scambi vitali. Lungo il cammino il male non viene eliminato, ma anzi cresce man mano che il bene si sviluppa. Solo alla fine quando Dio sarà “tutto in tutti” (1 Cor. 15, 28) il male sarà sconfitto. Nel processo quindi Dio appare debole e impotente di fronte al male che cresce. La sua azione quando si dispiega nel tempo, rispetta i limiti delle creature e può manifestarsi solo in forma limitata. Dio, infatti, offre l’essere e l’agire alle creature ma non si sostituisce mai ad esse, la sua funzione infatti è quella di costituirle. Le creature, d’altra parte, possono accogliere l’offerta divina solo in modo limitato e progressivo.

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