LA
STORIA LIBERATA - di Arturo Paoli
La settimana santa nella Lucca della mia gioventù
aveva come centro una processione molto solenne, in cui
l’arcivescovo sosteneva con le sue mani in una cornice d’oro
una goccia del Sangue prezioso di Cristo calato sulla terra
dall’alto della croce. La processione era accompagnata da
un canto attribuito a s. Tommaso che conteneva questo verso:
solo una goccia di quel sangue può salvare tutto il mondo
dai suoi delitti. Oggi la processione si svolge con meno
solennità e penso al nostro mondo cristiano sempre più avvolto
nei suoi delitti. La globalizzazione capitalistica se continua
a svolgere il suo programma senza ostacoli, distruggerà
una moltitudine sempre maggiore di “fratelli”, renderà sterile
estensioni di terra sempre più vaste e stenderà sul mondo
un velo sempre più spesso di aria inquinata. Penso che tutte
queste conseguenze già in atto siano causate da un progetto
cristiano impazzito. Uno dei tanti progetti presentati come
progresso dell’umanità che doveva portare a una centralizzazione
dei beni della terra, perché la distribuzione togliesse
la fame dal mondo ed altre sofferenze dovute all’ingiustizia
generale. Allora è proprio vero che non solo una goccia,
ma nemmeno il sangue sparso del Cristo fino all’ultima goccia,
abbia liberato la nostra storia? Rifletto continuamente
su questa realtà perché credo fortemente e sempre di più
nel Cristo salvatore del mondo, proprio per l’enormità del
male che noi uomini stiamo diffondendo sulla terra. Penso
che nella diffusione del messaggio cristiano ci sia un equivoco
fondamentale che viene dalla sua inculturazione nel mondo
di cultura greca. Meditando qualunque pagina del Nuovo Testamento
si coglie questo errore di interpretazione. “Amiamoci gli
uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è
generato da Dio e conosce Dio”, così inizia il capitolo
IV della I Lettera di Giovanni, l’apostolo dell’amore, e
continua: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio
è amore”. Quindi la salvezza del mondo non è solo nelle
mani del Cristo che muore per noi, ma è nelle mani degli
uomini che accolgono questo amore sceso sulla terra dal
Padre e che, accolto da noi, continua a diffondersi sulla
terra. “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi.
Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché
noi avessimo la vita per Lui. In questo sta l’amore: non
siamo stati noi ad amare Dio ma è lui che ha amato noi e
ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per
i nostri peccati”. La morte sulla croce non è una punizione
che cade sul Figlio prediletto che paga per tutti gli uomini
il debito del peccato. Non è l’immolazione di un reo, ma
è il segno di un amore che attraverso il Figlio entra nell’umanità.
Non è da poco l’interpretazione che ci dà il Nuovo Testamento
dello scandalo della croce diventata contenuto di una catechesi
che ci viene trasmessa ed entra nella nostra cultura di
fede creando dei credenti assolutamente non impegnati a
capire l’intenzione del Padre e a realizzarla nel tempo.
Il Concilio vaticano II ha accolto l’idea del gesuita Theilard
del Chardin secondo cui il senso della croce è amorizzare
il mondo. La vita che ci dà il Figlio Gesù non è la nascita
dal nulla, ma è una rinascita qualitativa nella quale sacrifichiamo
l’io fetale sbattuto da tutte le pulsioni, per rinascere
come l’inviato di Dio per compiere l’unico progetto veramente
necessario: quello di amorizzare il mondo. La processione
che incedeva per le vie della mia città, ci chiedeva solo
di inginocchiarci commossi al suo passaggio, di batterci
il petto riconoscendoci peccatori e di rialzarci forse più
leggeri, ma niente di più. Questo coinvolgimento in un progetto
che si deve svolgere nel tempo e di cui noi siamo i soggetti
necessari e responsabili, investiti di una responsabilità
che non possiamo addossare a nessuno, nemmeno a Dio, non
è entrata assolutamente nella comunità ecclesiale. Il fatto
che l’Occidente cristiano sia responsabile del progetto
più omicida e quindi più anticristiano che sia stato concepito
nella storia, a me pare essere una prova che veramente il
Cristo ha portato sulla terra l’unica salvezza possibile
per l’umanità. Amorizzare le cose della creazione che ci
trasmettono la vita evitando di ucciderle mirando unicamente
al profitto immediato. Penso che tutte le manifestazioni
popolari del tempo passato si scoloriscano poco a poco e
non è il caso di piangere di nostalgia, ma è il momento
di assumere coraggiosamente le nostre responsabilità di
portare avanti il progetto che Cristo ci ha consegnato nei
caratteri rossi del suo sangue: amorizzare il mondo.