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DICEMBRE 2008

 

 
 

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“GIORNO PIACEVOLE, TRANQUILLO” di Arturo Paoli

Questa pagina di diario di fratel Arturo è tratta dal libro “Vivo sotto la tenda” (San Paolo, 2005). Nel 1983, in Venezuela a Caracas, Arturo annota giorno per giorno la cronaca della vita quotidiana che lui conduce, insieme alla sua piccola fraternità. Il suo sguardo è illuminato da due tensioni: la celebrazione dell’evento cristiano del Natale e gli avvenimenti sociali e politici del continente latino-americano. I due poli della sua fede e della sua azione.

24 dicembre 1982 – Gesù mi dice: alza il tuo sguardo su me e contemplami a lungo. Tu non sei tuo, che diritto hai di decidere su te, sul tuo tempo? Solamente nell’epilogo ti sentirai atterrito pensando a tutto il tempo perduto, a tutte le tue vere distrazioni che ti hanno impedito finora di essere quello che Io vorrei che tu fossi: Io ti avviso ogni giorno: per esempio, la lettera di Roberta, e quella di Anakacachi non ti dovrebbero bastare? Signore liberami, miracolosamente, delle forze che operano selvaggiamente in me.

25 – Giorno piacevole, tranquillo. Sottoscrivo le parole di Balducci. C’è un misticismo di ritorno che rimette in circolazione pratiche e simboli un tempo perfettamente conformi all’equilibrio fra l’uomo e natura e società, ma oggi nient’altro che schermi di camuffamento dei ripiegamenti individualistici e del declino del senso di responsabilità di fronte al comune travaglio.

27 – Oggi ho parlato ad un gruppo di suore dell’amicizia, perché la festa di San Giovanni mi portava a questo tema. Mi sentivo un po’ male, perché una o due, mi pare non abbiano scoperto il cammino dell’amicizia. La vita religiosa è troppo “interna”, troppo diretta alla sua autoconservazione. Bisogna che il popolo la invada come un fiume in piena.

28 – Pensato molto alle madri argentine della piazza di maggio. Rachele che piange sui suoi figli. La Chiesa ufficiale per non dispiacere a Erode non si è unita al loro lamento. Quando si prevedono delle decisioni motivate dalla opportunità politica, si va necessariamente contro il Vangelo.

29 – Stasera invito a cenare con l’ambasciatore del Nicaragua. Ho ricevuto una lettera molto triste da Alfonso: bisogna pregare per lui. Un giovane venezuelano mi ha chiamato all’1 della notte nel collegio dove dormivo (Stella Matutina); non mi hanno voluto disturbare. E la suora che ha ricevuto la telefonata mi ha detto che aveva la voce piena di angoscia: “Ma a quest’ora non si disturba”; la verità è che le suore hanno paura!

30 – Uno degli equivoci del nostro tempo, è quello di pensare al Nicaragua come un paese marxista. Alla cena dell’ambasciatore eravamo solo, o almeno in grande maggioranza, sacerdoti. L’ambasciatore Roberto Leal delizioso. Sono passato in cucina dove l’ambasciatore preparava la cena: tutto semplice, umano, familiare, niente etichetta. Di lì siamo usciti con l’impressione di come dovrebbe essere la società.

31 – L’anno finisce fragorosamente. Lo spettacolo della nostra casa è magnifico, luci e fuochi da tutte le parti. Rientro con la giacca insanguinata. Ho incontrato un giovane ferito in mezzo alla strada: le macchine passavano schivandolo, e nessuna si fermava. A stento l’ho messo sul marciapiedi. Mi ha detto che lo fanno fatto bere, che è studente e operaio e non voleva lasciarmi andare; ma nell’ubriachezza si dimostrava molto nobile. Mi hanno detto che se passava la polizia mi arrestava. Non mi sarebbe piaciuto tanto passare l’anno in prigione.

1° gennaio 1983 – Abbiamo ieri notte, prima di visitare gli amici, celebrato la messa noi due soli, Juan e io. Abbiamo fatto una bella revisione di vita e ci siamo assolti reciprocamente. Come sarà quest’anno? Affidiamoci a Dio. Signore dacci la fede per vivere con coraggio, speranza e chiarezza.

IL NATALE PIU’ BELLO

Ho sempre pensato con molta tristezza al fatto che la Chiesa abbia affidato l’evento della discesa del Verbo all'ultimo posto, il più povero, il più solitario, a un carnevale scatenato come quello organizzato dai nostri antenati romani per festeggiare il solstizio d'inverno. L'attuale stagione consumista riproduce il carnevale romano fino alla nausea. Ripenso ai pranzi natalizi celebrati con i poveri insieme ai miei fratelli; ma un anno, forse l’ultimo che ho trascorso in Brasile, non potevo pensare a riprodurli. La messa della notte, secondo la consuetudine si celebrava alle 21. Occasionalmente mi trovavo solo nel pomeriggio. Avevo nel cassetto una tovaglia molto finemente ricamata da mettere sul tavolo della celebrazione eucaristica. E misi in moto la mia fantasia e allestii una piccola mensa per due persone. Pensavo come difendermi da tanti inviti, davvero tanti, a passare le ore delle notte intorno alla tavola imbandita, mi venivano in mente i "25 dicembre" che albeggiavano su una giornata triste, banale e mi facevano tornare ai versi del Leopardi : "Doman tristezza e noia recheran le ore future". Finalmente sciolto da tante insistenze con il pretesto che stavo aspettando un ospite importante che ritardava a giungere, mi sedetti alla tavola davanti all'Ospite invisibile. Le due candele accese brillavano come dei grossi lampadari. Mi sentivo invaso da una tenerezza immensa; non ero solo e pensavo pieno di gioia alla tristezza di tante solitudini. Vi pensavo non dalla situazione di uno saziato, ma di uno liberato. E per questo sentivo come la mia gioia non era inquinata. I due bicchieri contenenti un po' di vino rosso tintinnavano allegramente. C'erano tutti gli amici: i vicini e i lontani. Facevo scendere sulla comunità un dono che sicuramente non ero riuscito mai a offrire: mettevo nell'allegria carnevalesca quella gioia capace di oltrepassare la frontiera dell'alba. Il sole splenderà giocondo dissipando "la tristezza e la noia". Il ricordo di questo Natale non si cancellerà e vorrei mi accompagnasse all'ultima frontiera.

 

 
   
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