L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
Cari
amici,
C’è una domanda che ritorna spesso nei momenti
difficili e che, nella vita dei cristiani, assume un peso
particolare: “Dio, dove sei”? Non sempre è facile ricordare
e credere che la risposta, duemila anni fa, è venuta. Qualcuno
in toni chiari e forti ci aveva detto che Dio non andava
cercato nei cieli, né nei templi, né nel pensiero dei filosofi,
ma potevamo incontrarlo nelle relazioni quotidiane con l’altro.
L’altro, il più piccolo, il più povero, il più diverso ci
avrebbe dato la possibilità di sperimentare il senso di
ampiezza, di profondità e di infinito che il termine Dio
evoca in noi. È lì che si gioca la capacità di dare e ricevere
amore, nel semplicemente vivere. Tutto questo, apparentemente
facile, porta con sé un lungo percorso di impegno, tensione
e passione. Questa strada, incontrata dopo aver molto cercato,
può dar senso al vivere, al soffrire e al morire. Sono sicuro
di essere capito da chi condivide da tempo l’impegno a vivere
una spiritualità per il quotidiano. Sento la difficoltà
di trovare le parole giuste per mettermi in contatto con
il desiderio che in ognuno di noi cerca di esprimersi tra
difficoltà, sofferenze, fallimenti, tradimenti e incomprensioni.
La vita è data ad ogni uomo, qualunque sia la sua condizione
esistenziale, e con essa la potenzialità di essere vissuta
pienamente.
Il periodo che attraversiamo è di grande difficoltà per
la società e per la Chiesa. Per superarle, lo spazio che
abbiamo a disposizione è costituito dalla nostra piccola
comunità o gruppo, formato dalle persone che conosciamo
e con cui condividiamo l’esperienza di tutti i giorni. È
lì che siamo chiamati a sperimentare dinamiche nuove di
vita attraverso la nostra presenza discreta, attenta alle
finezze dell’amore. Il Natale, con le contraddizioni e con
la ricchezza simbolica che ciascuno di noi gli attribuisce,
può aiutarci a far “nascere” nella nostra vita una potenzialità
inedita e latente che da tempo aspetta di essere riconosciuta
e accolta. Questo Quaderno vuole essere una interruzione
nel modo qualche volta scontato di pensare il Natale. Abbiamo
cercato di far sì che profumasse di freschezza, di creatività
e di tanta amicizia. Prendetelo come il nostro dono di Natele
per dirvi grazie per l’attenzione e l’affetto che ci offrite
in questo tentativo comune di vivere una quotidianità diversa
che prende luce, ispirazione e forza dalla storia iniziata
con la nascita di Gesù.
Buon Natale.
don Mario