AMORIZZARE
IL MONDO - di Arturo Paoli
Questo articolo è una mia meditazione
tenuta durante l’incontro di gennaio all’hotel
Demidoff di Pratolino e rileggendolo provo un certo disagio
per le inesattezze sintattiche che inevitabilmente accadono
nei nostri dialoghi. Cerco di correggere quello che non
è chiaro procurando lasciare il più possibile
il linguaggio parlato. Sono sempre scontento di quello che
ho detto e di quello che direttamente ho scritto. Non so
dove ho letto che chi parla delle cose dello Spirito si
sente sempre di non essere sincero fino in fondo, perché
le parole sono troppo strette per i sentimenti che viviamo
nella nostra interiorità. Ad ogni modo penso a quello
che diceva San Paolo a questo proposito: di e vangelizzare
opportunamente ed importunamente.
Quando nel mondo laico si parla dell’anima,
generalmente se ne parla come di un livello che dobbiamo
raggiungere con la nostra attività psichica. Il filosofo
francese Julien, parlando di un saggio cinese vissuto duecento
anni prima di Cristo, definisce l’anima come un soffio
celeste che l’uomo porta dentro di sé. La nostra
esperienza umana si sviluppa attraverso diversi livelli.
Il primo è quello nel quale la nostra psiche è
travolta, schiava, attanagliata da quelle che Freud chiamava
le pulsioni e il nostro amico Armido Rizzi chiama le voglie.
Il secondo livello è quello della razionalità
che tenta di dominare le voglie, ma il suo esercizio sviluppa
dei pensieri e dei progetti che possono diventare più
pericolosi delle voglie. A questo livello di pensiero si
possono attribuire le grandi tragedie umane, le guerre,
tutto quello che è guidato dalla morte anziché
dalla vita. Il terzo livello, quello dell’anima o
dello spirito, è quello che può cambiare totalmente
l’indirizzo del nostro pensiero. La persona raggiunge
la sua verità quando raggiunge il livello dell’anima
e si apre ad ascoltare lo Spirito di Dio. Penso a Maria
quando riceve l’annuncio della volontà del
Padre su di lei. La prima risposta è quasi di paura:
com’è possibile che succeda questo? Dopo questa
esitazione Maria trova la sua risposta: Eccomi, sono totalmente
a tua disposizione. Nella formazione religiosa che riceviamo
attraverso la catechesi o i corsi di teologia, è
difficile superare l’idea di una relazione con Dio
che vada da noi a Lui, come le liturgie, le preghiere che
rivolgiamo al Padre perché dopo aver sofferto su
questa terra, possiamo finalmente godere la pace eterna
del Cielo. Tutto sembra indirizzato alla liberazione dal
nostro peccato. E’ evidente che la liberazione interiore,
la liberazione dalle voglie che ci portano a fare quello
che non vorremmo, è cosa molto seria, è un
impegno molto grave. Non possiamo saltare questo spazio
che dobbiamo percorrere nei primi movimenti liberi della
nostra anima; non lo possiamo superare se pensiamo unicamente
alla nostra piccola vita individuale, alla nostra storia.
Se il Cristianesimo ha qualcosa di specifico rispetto alle
altre religioni e a tutte le cure dell’anima che ci
vengono proposte, è quello di farci capire che la
vera intenzione di Dio è di farci conoscere e accettare
il suo progetto. Leggendo il Vangelo si capisce chiaramente
che il centro della vita dell’uomo non è il
suo peccato, ma è il Regno di Dio e quindi l’amore
verso gli altri anche se a costo del sacrificio della nostra
vita. I grandi mistici, a cominciare da San Paolo, arrivano
a chiedere paradossalmente, di perdere la loro salvezza
eterna purché questa sia raggiunta dai loro fratelli.
Theilard de Chardin lo ha visto con chiarezza e lo ha descritto
con tanta precisione, parlando dell’unificazione finale:
il mondo è uno, è stato creato in un attimo
– nonostante che il Genesi ci rappresenti la creazione
distribuita in sei giorni – deve riunirsi in unità
attraverso la collaborazione dell’uomo. Il valore
della nostra esistenza è unicamente collaborare ad
amorizzare il mondo, come lo cogliamo attraverso il linguaggio
del gesuita francese, cioè mettere unità nei
contrasti, nelle lotte, nella lacerazione presente del nostro
cuore, nelle cose, nella natura: il fine della storia, il
fine del mondo e il fine di tutte le preoccupazioni che
ci agitano e ci tormentano è quello di ricapitolare
tutto il molteplice sotto l’unico che è Gesù,
Dio e uomo. Per accogliere questa intenzione unica di Dio
occorre il silenzio. E ci sgomenta il pensare che la maggior
parte degli uomini non riescono a dare come senso della
loro vita questa obbedienza al progetto di Dio. Il prologo
del Vangelo di Giovanni ce lo dice apertamente: gli uomini
non hanno accolto l’inviato di Dio. Non parrebbe,
se noi guardiamo il nostro Occidente: abbiamo costruito
cattedrali che per il loro valore artistico sono ammirate
da generazioni successive. Si organizzano iniziative a getto
continuo per fare presente che il centro della nostra fede
è l’inviato di Dio, il Cristo. Come possiamo
dire di non averlo accolto? Che cosa vuole ancora da noi?
Egli può dire che non lo abbiamo accolto nel nostro
cuore, nella nostra vita e che tutte le nostre scelte sono
guidate piuttosto da un io egoista che ispirate da un’obbedienza
al padre. Siamo incapaci di mezz’ora di silenzio,
di aprirgli il cuore e di accoglierlo dentro di noi. Tutti
noi siamo potenzialmente dei contemplativi. Tutti alziamo
i nostri occhi verso le bellezze del mondo, tutti facciamo
silenzio per ascoltare una melodia che ci conquista ma il
silenzio dei contemplativi è per accogliere Gesù,
ascoltare il suo progetto e mettersi a sua disposizione
per eseguirlo. Quando si arriva a capire questo progetto
e si indirizza la nostra vita a praticarlo, la gioia che
accompagna la nostra esistenza non può esserci tolta.
Gesù ha assicurato Maria di possedere l’unico
necessario che da nessuno può esserle tolto. Il passaggio
del tempo attenua il potere dei nostri sensi, la vista,
l’udito, il movimento. E questo lento spegnersi dell’esistenza
per contrasto è vissuto come una liberazione: sei
sordo ma ascolti delle melodie che ti erano ignote e delle
parole che sono essenziali. Sei cieco ma vedi quello che
non è evidente ai più. Ti muovi con più
difficoltà ma ti senti sciolto finalmente da quello
che ostacolava il tuo cammino sul tracciato da Dio. Quando
tutte le forze vitali si spegneranno entrerai nella liberazione
finale. E questo sarà il premio di aver messo la
tua vita sul canale di ascolto dello spirito che Gesù
ci ha lasciato per collaborare alla venuta del Regno del
Padre.