E'
BELLO ESISTERE? - di Arturo Paoli
Vorrei proporvi una domanda: ci state bene
al mondo? Credo che, dopo matura riflessione, le risposte
più generali potrebbero essere di questo tipo: non c'è male,
potrebbe anche andar meglio - spero che un domani sia meglio
- mah… si tira a campà - un po' bene e un po' male - non
me lo sono mai chiesto, prendo il mondo come viene…
Trovandomi all'ultima tappa, vorrei dare un altro giro alla
domanda, non per schivare una risposta personale che verrà,
ma per orientare chi si sente interpellato: è bello esistere?
Abbiamo qualche responsabilità o potere sulla nostra esistenza
per modificarla? Ho molte esperienze per arrivare a una
conclusione: l'esistenza è bella quando il soggetto scopre
di essere amato. Se manca l'amore, specialmente l'amore
dell'origine, l'essere umano difficilmente giunge ad amare
la propria esistenza. E allora il quotidiano diventa pesante,
il sorgere del sole non dà gioia. Amare sempre più la notte,
cercare nella notte qualche sostituto al peso e alla noia
del giorno, è il segno che la persona non ama la propria
esistenza. Qualcuno la troverà troppo semplicista, e devo
riconoscere, ringraziando il Maestro, che ho esperienza
di quella parte che non sarà mai tolta né da niente né da
nessuno (Lc. 10, 42). So bene che la gioia di esistere è
turbata profondamente dalle difficoltà create da un progetto
storico-politico radicalmente sbagliato e addirittura demenziale:
un errore che non può essere corretto da nessun progetto
proposto neppure dall'economista più sapiente o più astuto.
L'errore originale è quello di aver messo la politica alle
dipendenze dell'economia.
Il senso vero della politica è quello di costruire e mantenere
una società pacifica perché giusta, giusta perché guidata
dall'intenzione sempre vigile di soddisfare i bisogni essenziali
dei cittadini. Dalla fine dell'ultima guerra mondiale (1944-1945),
gli avvenimenti hanno prodotto la morte delle ideologie
e l'autarchia del capitalismo, che ha prodotto un capovolgimento
ponendo la politica al servizio dell'economia. Sarebbe come
se in una macchina un pezzo essenziale venisse collocato
fuori dal suo posto; la macchina forse continuerebbe a funzionare
fra rumori stridenti, assordanti e insoliti, ma alla fine
si fermerebbe. Questo capovolgimento ha trovato uno schema
razionale che lo riveste di serietà e nobiltà, cioè il Mercato,
il nuovo idolo al posto del dio Stato. Povero occidente
cristiano, che ne hai fatto della croce di Cristo? Del Dio
amore che ha voluto portare nel mondo, nella carne umana,
l'amore del Padre perché si facesse amore fra i fratelli?
È tutto fallito? Questo cristianesimo celebrato come l'unico
capace di essere il vero umanesimo è fallito? La celebrata
civiltà occidentale è veramente la terra del tramonto che
si avvicina sempre più alla morte? Sono convinto che una
delle cause di questa fine sia quella di aver annunziato
al mondo il "Dio - verità" piuttosto che il "Dio
- amore". L'amore si accoppia facilmente con la verità,
ma la verità può divorziare dall'amore e può essere alla
radice di tutte le tragedie che hanno accompagnato per un
secolo la nostra esistenza. L'Inquisizione non è stata una
conseguenza dell'assolutismo della verità al di sopra dell'uomo?
Paolo ci dice che la verità può essere amore: "veritatem
facentes in caritate" (Ef. 4,15). Fare la verità che
è amore e l'amore che è verità. Prima di lasciare questo
mondo saluto con gioia l'alba di un nuovo giorno che riconosco
dall'apparire di un nuovo centro di interesse: l'anima umana.
Qualunque filosofo di indirizzo idealistico, positivistico,
materialistico dal Settecento ai nostri giorni, anche se
avesse sentito muovere dentro di sé qualche desiderio attribuibile
all'anima, avrebbe rifiutato di nominarla per non screditare
la sua serietà scientifica. Oggi un filosofo considerato
uno dei maggiori protagonisti sulla scena filosofica europea,
François Jullien osa affermare che con l'anima è tutto un
altro destino del pensiero ad aprirsi: è il regime di fondo
celeste quello che va nutrito e che ricevo in me dal momento
in cui non interviene più la mia intenzione né si ingerisce
più il mio sapere a controllare la causalità (1).
Causalità che si potrebbe chiamare meglio l'evento quotidiano.
La spagnola Maria Zambrano audacemente entra nel tempio
del pensiero e senza timidezza demolisce idoli venerati
ed obbediti come Hegel, Freud e Nietzsche: Attraversiamo
un'epoca di dèi clandestini che, invece di rivelare il proprio
volto come hanno sempre fatto, lo occultano e lo mascherano
(2). Come la seconda metà del secolo passato
è stata caratterizzata da una ricerca quasi delirante delle
pulsioni che agitano la psiche e si sono aperte cattedre,
consultori e biblioteche specializzate, questa scoperta
dell'anima, sottratta alla religione, sarà al centro di
studi e scoperte che spero contribuiranno a fare l'uomo
più buono e capace di fare la verità dell'amore. Intanto
seguiamo quello che ci dice la filosofa spagnola: "l'animale
nasce una volta per tutte, l'uomo invece non è mai nato
del tutto, e deve affrontare la fatica di generarsi di nuovo,
o sperare di essere generato… la speranza è fame di nascere
del tutto, di portare a compimento ciò che portiamo dentro
di noi, solo in modo abbozzato". Nel linguaggio clericale
la parola anima mena il vanto direbbe Dante, e i preti se
la sbrigano insegnando che l'anima si alimenta con la preghiera
e si ingrassa con i meriti, che ritroveremo dopo la morte
ben custoditi in una "banca spirituale". Solo
i mistici e i veri mistici ci parlano dell'anima come di
un'avventura. Nell'immaginario religioso l'anima non ha
identità e si identifica con la persona che se la porta
dietro, il più delle volte lasciandola in un canto perché
ci sono molte altre cose da fare. Credo che l'interesse
odierno dei laici sia determinato dal fatto che è arrivato
il tempo in cui, dopo tanto interesse per la sua patologia
(l'epoca delle passioni tristi), è venuto il momento di
pensare alla sua parte sana, è venuto il tempo di pensare
l'anima come un nuovo indirizzo del 'pensare filosofico',
secondo l'espressione di Jullien. La conclusione è che l'anima
va alimentata come alimentiamo il corpo. Questo dovrebbe
essere il contributo essenziale al progetto di ripensare
più seriamente la nostra vita quotidiana. In primo luogo
è indispensabile cercare spazi di silenzio costanti nel
tempo e nella misura. Mi domando se questo sia possibile
in una società organizzata per riempire tutti i vuoti impedendo
il rinascere al soggetto umano. I sacerdoti dell'idolo Mercato
intuiscono con grande precisione che se lasciassero nascere
il soggetto liberamente, l'idolo crollerebbe sotto lo sguardo
della persona libera e con esso crollerebbe il sistema globalizzazione.
La vendita di cinquantamila copie del libro del teologo
e filosofo Vito Mancuso L'anima e il suo destino (3)
in pochi mesi, è un segno che l'anima rinasce e continua
ad esistere nel tempo. In una lettera scritta durante la
prima guerra mondiale il teologo - scienziato Theilard de
Chardin parlava di una azione immobile che si esercita per
semplice trasmissione dell'energia divina attraverso di
noi. La purezza dal peccato (la liberazione dalle pulsioni
o dalle voglie nel linguaggio corrente) è una virtù essenzialmente
attiva perché concentra Dio in noi e in coloro che sono
soggetti alla nostra influenza. È urgente che nascano uomini
nuovi più spirituali che religiosi. Perché religiosi sono
considerati anche i politici che vogliono la guerra, e tanti
che in una compostezza incomparabile e vestiti elegantemente
collaborano ad una economia violenta esecutrice di discordie
sempre più irrimediabili. Spirituali sono quelli che coltivano
l'anima, con cura ininterrotta: ad ogni cura un nuovo affetto
imparo - affetto di madre, come recita la poesia di Giuseppe
Giusti. Vuol dire amare sempre più l'anima scoprendo la
potenzialità di arrivare a quella intimità a cui pensa Gesù
mentre assicura i suoi discepoli di renderli capaci di fare
i suoi miracoli e anche di più grandi.
Note
1. François Jullien, Nutrire la vita. Senza
aspirare alla felicità, Raffaello Cortina, pag. 66 e 47
2. Maria Zambrano, Un sapere dell'anima,
Laterza, pag. 100 ss.
3. Vito Mancuso, L'anima e il suo destino,
Raffaello Cortina