L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
Cari
amici,
vi scrivo questa lettera dal Brasile dove
sto per concludere il mio soggiorno. È molto difficile parlare
della laicità da questa realtà che cercherò brevemente di
descrivervi. La parrocchia a cui apparteniamo ha una popolazione
di circa 42.000 abitanti con una decina di cappelle sparse
sul territorio. In una di queste celebrava le liturgie fratel
Arturo Paoli. I preti che vi lavorano sono due. Le chiese
protestanti e le diverse sette religiose sono presenti con
più di sessanta cappelle. Ognuna parla di Dio e si contende
i fedeli di sette favelas con lunghi sermoni, canti e preghiere
che gli altoparlanti a tutto volume diffondono nei quartieri.
La religiosità un po’ magica e un po’ devozionistica, l’attesa
di un futuro migliore concesso dalla bontà di un Signore,
seduto nell’alto dei cieli, hanno buon gioco sulla mentalità
corrente. “Va com Deus”, “Dio ti benedica” sono formule
consuete e diffuse tra la gente, espressione di uno spirito
religioso di fondo.. Eppure il Brasile è uno stato laico
che non riconosce la Chiesa cattolica come entità giuridica
ma solo le Caritas diocesane come realtà operanti nel territorio.
Molte domande mi nascono spontanee: ma dov’è Dio? Quale
volto di Dio rivelano queste chiese? Come trasmettere ai
poveri, agli umili, alle persone che hanno meno strumenti
l’esperienza di un Dio presente e liberatore? A Madre Terra
abbiamo scelto di non parlare di Dio, a meno che qualche
ragazzo o qualche adulto ce lo chiedano espressamente. Fratel
Arturo nei suoi sermoni li ha messi in contatto con l’Amico.
Ogni mattina iniziamo la giornata con un breve momento di
silenzio e di ascolto che ci prepara al contatto diretto
con la vita, che poi incontreremo in tutte le sue sfumature
nel lavoro agricolo. Lo abbiamo imparato da Charles de Foucauld,
che non parlava mai di Dio e non svolgeva azione pastorale.
Sperava che l’amicizia fosse un linguaggio più efficace
per far conoscere il volto del Padre. Quando qualcuno dei
suoi amici beduini gli rivolgeva una domanda diretta, lo
rinviava ad alcuni sacerdoti di sua fiducia. Noi tentiamo
di fare come lui, anche se siamo solo all’inizio nello sperimentare
questa arte saggia e delicata. Solo l’esperienza diretta
dell’amore può aiutarci a pensare e a credere all’esistenza
di un Autore di quel bene e di ogni bene. Un caro saluto.
don Mario