INVITO
ALL'AMICIZIA - di Arturo Paoli
Dalla chiusura delle giornate di Trevi porto
con me il saluto di congedo: dobbiamo farci missionari di
amicizia. Un saluto vibrante, lieto, ma forse troppo generico,
penso oggi. Può cadere su quello che si fa da sempre. Ma
l’intenzione da cui partiva questo saluto non era così ovvia:
nasceva da una sofferenza che aveva guidato i miei interventi
mattutini. Da allora porto il dubbio di non avere chiarito
sufficientemente il contesto da cui nasceva questo invito
a cercare l’amicizia, come una novità nella nostra vita.
Sono tornato ad un libro letto qualche tempo fa e ho ricercato
un passaggio che mi aveva colpito alla prima lettura. Il
libro presentava ai laici il cammino spirituale percorso
da Carlo de Foucauld. Vi avevo colto frettolosamente alcuni
chiarimenti sulla spiritualità di Nazareth diretti ai cristiani
che si preparavano ad entrare in questo cammino. Perché
non definire questo invito usando il termine “terz’ordine”
conosciuto tra i francescani? È una domanda a cui cercherò
di rispondere con questa riflessione.
Trovo in questo libro una risposta al mio dubbio di non
aver chiarito sufficientemente cosa intendo con l’impegno
di farsi missionari di amicizia. Partendo dal cammino di
fratello Carlo sulle orme di Gesù, il teologo scrive: se
è imitazione di un asceta, di un anacoreta, di un uomo di
Dio, di un uomo segregato, di un uomo profeta, non è ancora
niente. Senza l’evidenza cristallina e permanente di questo
fondamento nascosto e umile, ogni altra parola o segno della
missione è destinato ad alleggerirsi irrimediabilmente del
proprio valore, incamminandosi verso la deriva dell’autoreferenzialità
ecclesiale o della confidenza riposta in parole più persuasive
ed efficaci (1). A che si riferisce il teologo Pierangelo
Sequeri? Ai trent’anni vissuti a Nazareth da Gesù, come
figlio dell’operaio, fabbro o falegname che fosse? Operaio
generico di un piccolo villaggio, impegnato a ricostruire
la gamba spezzata di un tavolino, o il manico di una falce
o la serratura di un armadio che non si apre per la troppa
ruggine. O un bel letto che accoglierà l’amore di una giovane
coppia. Questi trent’anni silenziosi hanno fatto fantasticare
e scrivere molti fogli: sarà andato in India alla scuola
di un saggio? La domanda che si fanno i suoi compaesani,
dopo aver sentito il commento del giovane trentenne alle
parole del libro di Isaia, risponde a questi dubbi: da dove
gli viene tanta istruzione? Non è sempre stato qui al suo
lavoro? La sola stranezza è che lasciava passare gli anni
senza pensare a metter su famiglia. Il senso vero di Nazareth
è stato scoperto da Carlo de Foucauld, non come tempo di
preparazione ad altro, come una specie di noviziato, ma
come la scelta del figlio di Dio, mandato dal Padre con
la missione di far scendere l’amore sugli uomini. Scelta
che fa di Nazareth il modello unico della relazione dell’uomo
con Dio: stare bene insieme dentro casa, in accordo con
i vicini di casa, procurarsi i beni necessari senza innescare
la dinamica “padrone-schiavo” definita da Hegel legge necessaria,
mantenere aperto il flusso d’amore che discende dall’unica
fonte che non si dissecherà in eterno. Ecco il progetto
amicizia. Troppo poco per chi crede eccessivamente nel proprio
pensiero o per chi è travolto dalle voglie che reclamano
appagamento.
Ma per Carlo de Foucauld le orme dei piedi di Gesù erano
dirette verso Nazareth. Nella comunità ecclesiale di cui
viene a far parte improvvisamente questo convertito che
aveva cercato di soddisfare tutte le voglie, trova molte
proposte per vivere in amicizia con questo Amico invisibile
che lo ha staccato dalle gioie e dalle angosce. Incontra
molte proposte ma, come scriverà più tardi, il mio cuore
aveva tanti desideri sparsi ma quando ti ho visto si sono
condensati in uno. A questo egli sarà fedele per tutta la
sua vita: sono qui non per convertire in un solo colpo i
tuareg, ma per cercare di comprenderli… sono certo che il
buon Dio accoglierà in cielo quelli che furono buoni ed
onesti senza che ci sia bisogno di essere cattolico romano.
Questo monaco sacerdote non si è separato dalla chiesa cattolica
romana ma ha aperto il cammino ad una grande riforma che
è in armonia con la svolta del pensiero filosofico. Una
riforma oggi non può darsi nella linea della verità, come
quelle che portano il nome di Lutero, Calvino e altri minori
ma può darsi solo nella linea dell’amore. Quello che sogno
in segreto, senza confessarlo, neppure a me stesso… è qualcosa
di molto semplice, di non molto numeroso, qualcosa come
quelle piccole semplici comunità dei primi tempi della chiesa.
Perché Carlo de Foucauld lo dice con tanta reticenza, quasi
con paura? È una profezia? Sembra prevedere l’urto che potranno
rappresentare contro un cristianesimo ricco, forte, sicuro
di sé, rocca stabile contro cui è inutile lottare? Con molta
gioia oggi ritrovo l’annotazione del teologo citato: nel
luogo odierno in cui il discepolo coltiva la sua radicale
confidenza con il Signore, l’essere umano è più che estraneo
al cristianesimo nell’occidente, è prigioniero dei suoi
fraintendimenti, delle sue evidenze. La chiesa deve dunque
pazientemente recuperare il momento Nazareth dell’Incarnazione
affinché la divina proporzione della missione del figlio
riacquisti la sua interezza cristologica (pag 38). Per rendere
reale,la nascita di queste piccole comunità che Carlo de
Foucauld sognava, bisogna impegnarsi nell’amicizia come
in una conquista seria ed essenziale, come la realizzazione
più utile della nostra vita, perché solo così contribuiamo
al vero risanamento della società e alla vera fecondità
del Vangelo. I progetti politici ed economici presentati
come fattori di progresso hanno ricoperto la terra di distruzione,
di fame, delle peggiori sofferenze e tutte hanno le loro
origini in terra cristiana. Non vale più la difesa: ma c’è
anche tanto bene, ci sono anche tanti santi nati in questo
occidente cristiano. Il Vangelo ci annunzia che Dio ha tanto
amato il mondo da mandare il figlio perché il mondo si salvi
(Gv 3,41). Non le singole anime, non solo i credenti ma
l’umanità, la storia, la natura, tutto entra nella parola
mondo.
Bisogna annunziare sui tetti che Gesù è sceso sulla terra
per amorizzare il mondo. È inutile pensare e mettere in
pratica tante iniziative, e oggi non pare valido neppure
ricorrere alla durezza di una ipotetica ascesi, ma piuttosto
occorre una imitazione reale di Nazareth, che trova le condizioni
del proprio rigore nella normalità del contesto in cui sono
già date come umane, e non artificiosamente cercate e ricostruite
come religiose. Si avvicinano i tempi in cui lo spreco spensierato
terminerà per l’esaurimento di risorse essenziali, e lo
smarrimento dell’umanità forse scoprirà come unico rimedio
la solidarietà e l’amicizia. In questo tempo che si avvicina
si chiarirà il senso di questo invito all’amicizia, Gesù
apparirà veramente come il fratello universale che non ha
chiesto agli uomini di cambiare condizioni di vita ma di
saper vivere praticamente quell’amore che perdona e rinasce
continuamente nelle semplici relazioni umane. Non penso
che la preghiera non sia necessaria; vedo soprattutto l’importanza
e la fecondità dell’Eucarestia, simbolo che rinnova continuamente
l’amicizia con Gesù. Carlo de Foucauld pensava ad un piccolo
focolare monastico. La profonda fusione fra il motivo contemplativo
dello stare in compagnia di Gesù e il principio missionario
della testimonianza ospitale della carità rende possibile
l’umana confidenza con lo spirito religioso dell’evangelizzazione.
E per tanto l’accoglienza del Vangelo nella fede.
1. Franco Tenna, Contemplazione e secolarità,
Elledici 2008