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I RITI NEL SACRO
E NEL QUOTIDIANO
APRILE 2009

 

 
 

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Cari amici,

L'EDITORIALE DI MARIO DE MAIO

"Più l’uomo diventerà uomo più sarà assillato da un bisogno sempre più esplicito, più raffinato, più ricco di adorare”. Questa espressione di Teilhard de Chardin scritta nel 1957 nel libro "L’ambiente divino", ci fa riflettere su quanto sia importante il modello di spiritualità a cui facciamo riferimento. Naturalmente questo è importante anche per tutte le forme di rito a cui possiamo pensare. La ritualità può rispondere a un bisogno di esprimere sentimenti ed emozioni che necessitano di gesti particolari per essere contenuti. Se il modello di riferimento è quello che spesso circola nei nostri ambienti, cioè un’immagine di Dio che controlla, che prevede e che premia o punisce ogni nostra azione, il rito diventa una necessità psicologica che ci permette di riparare ciò che sentiamo infranto. La ritualità, i gesti, le parole buone che ascoltiamo e recitiamo, ci concedono di sentirci meno cattivi e in qualche modo riconciliati con noi stessi, con Dio e con gli altri.
Se il modello di riferimento è quello della teologia dinamica, e cioè che tutto il Bene ci è stato donato, ci avvolge e permea la realtà che ci circonda, sia fisica che sociale, allora il rito è lo spazio per prendere contatto con tutto questo. Attraverso il rito concediamo a noi stessi l’opportunità di avvicinarci alle realtà che ci superano e così inserirle nel nostro vissuto quotidiano. La preghiera non diventa quindi la pretesa di trasformare l’ordine delle cose e il loro fluire, ma un’opportunità che ci permette di scorgere dietro gli avvenimenti, anche quelli più drammatici, l’aspetto nascosto di un bene che in quel momento può essere appannato, violato, ma che è soggiacente ad ogni realtà.
Mi rendo conto che sono cose facili a dirsi, ma non è altrettanto facile trasferire nelle nostre emozioni quotidiane la certezza che è impossibile che Dio non abbia avviato processi di bene. A noi spetta il compito di riconoscerli, accoglierli, favorirli e portarli a compimento. Il rito e la preghera così diventano una grande opportunità affinché, attraverso i simboli, le parole, i canti, le modalità di relazione con gli altri, ricerchiamo costantemente il senso e la giusta dimensione del nostro vivere, nonostante le incongruenze, le irrazionalità, le forme di male che attraversano ogni giorno la nostra esistenza.

don Mario

 
   
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