TRA
QUOTIDIANO E PROGETTI. ESPERIENZE A MADRE TERRA
Daniele Beccari aspettava
da tempo il momento propizio per immergersi a Madre Terra.
Non che sia nuovo al Brasile dove era già stato un paio
di volte in viaggi di conoscenza, ma il suo desiderio era
quello di sperimentarsi, mettere le sue competenze al servizio
dei ragazzi e del progetto Madre Terra. Neopensionato, artigiano
elettricista e panificatore, il 20 gennaio si è imbarcato
con Agnese Mascetti (collaboratrice di Ore undici, psicologa)
per Foz do Iguaçu dove, tempo qualche giorno, erano in arrivo
don Mario e l’imprenditore lucchese Giovanni D e l Debbio
( figlio di Marco, alla cui memoria è stata costruito il
laboratorio per la lavorazione della manioca e dei prodotti
agricoli). Completavano gli arrivi Andrea Biggi, amico di
Giovanni Del Debbio, e Alessandro Teruzzi, giovane informatico
al suo secondo soggiorno a Madre Terra. Daniele è rimasto
a Foz per un mese, mentre Alessandro è ancora là e tornerà
in Italia il 20 aprile, appena dopo aver accolto fratel
Arturo e don Mario che saranno a Madre Terra dal 15 al 30
aprile. Tutti questi movimenti di persone, di sguardi, di
emozioni sono parte strutturale del progetto brasiliano,
ne esprimono la complessità, l’entusiastico desiderio di
fare qualcosa per gli altri, il profondo bisogno di coinvolgersi
in progetti ideali, la ricerca di luoghi di confronto e
crescita umana che albergano nell’animo di ciascuno. Il
confronto con la realtà e le impressioni che ognuno raccoglie
e trasmette amplia di particolari, di dettagli, di sfumature
un racconto quotidiano che non ha un finale già scritto,
ma pagine animate dai sentimenti e dai progetti di tante
vite che si incontrano, e qualche volta, perché no, si scontrano.
Le cronache che riceviamo in associazione non sono che frammenti
di questa trama ordita tessendo tutto quello che può accadere
nell’arco di giornate, settimane, anni. Scrive Daniele:
“Direi che Madre Terra è una grandissima opportunità e potenzialità
produttiva. Attraverso questo strumento, si possono creare
posti di lavoro per i ragazzi, dare loro la possibilità
di imparare e di crescere acquisendo le conoscenze necessarie
ad un mestiere, forse il più antico, ma certamente quello
che permette di essere in relazione con l'intera creazione.
E' un sentirsi a casa, è un riappropriarsi del proprio essere
in armonia con il resto del creato, vivere la relazione
creatura – Creatore, senza dimenticare la fatica, il sudore
che tutto questo comporta, ma anche la fatica vissuta in
relazione permette a chi la vive di crescere”. Prosegue:
“I ragazzi stupiscono veramente perché nonostante il loro
vissuto di emarginazione e spesso di solitudine cercano
di non perdere la dignità, anche attraverso il lavoro. L'allegria
è una costante della loro vita”.
Alessandro ha iniziato a fare delle lezioni di informatica
di base: “Tutti lavorano e tanto, i lavori procedono ma
si avverte quella passività di cui si parlava quando eravate
qui. Il lavoro con i ragazzi va bene anche se credo di essere
percepito ancora come un estraneo. Gli incontri di informatica
sono iniziati, dovrebbero essere due alla settimana ma fino
ad ora siamo riusciti a farne una sola anche perché la terra
è una “madre” molto esigente che spesso richiede di dedicarsi
a lei. Partecipano tutti: i ragazzi, Geneci, Neldo e Ronaldo.
Gli obiettivi sul piano informatico sono due: stimolare
la curiosità e passare dallo stadio di u-tonti a quello
di u-tenti, capendo a grandi linee come funzionano le tecnologie
che spesso già utilizzano. Sul piano metodologico sto cercando
di praticare il metodo di Paulo Freire: ogni insegnamento
deve partire dai bisogni e dall’esperienza degli studenti.
In secondo luogo ogni attività che sviluppa le capacità
di qualcuno rafforza la sua fiducia in se stesso e questo
è un aspetto cardine nel processo formativo elaborato da
Paulo Freire”.
(aprile 2009)