Cari
amici,
L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
la timidezza con la quale ci proponiamo agli
altri o l’arroganza con cui qualche volta cerchiamo di imporci,
sono indicatori della stessa fatica che facciamo ad avere
fiducia in noi stessi. Tutti noi abbiamo una bassa considerazione
delle nostre qualità e capacità. Anche se cerchiamo di non
dimostrarlo agli altri, è una sensazione comune che ci portiamo
dentro.
Solo quando l’altro ci ama, si sviluppa in noi il sentimento
importante che siamo un valore. Per rafforzare questa sicurezza
scegliamo persone il più possibile simili a noi. Difficilmente
pensiamo che l’altro differente sia in grado di poterci
apprezzare, stimare, amare. Il confronto con lui spesso
mette in crisi la nostra già fragile e barcollante identità
e la stima di noi stessi.
Eppure siamo strutturati per vivere con l’altro. I processi
della vita hanno necessità di coppie per perpetuarsi. Tutti
abbiamo sperimentato che una profonda sintonia con l’altro
non solo ci rassicura ma ci consente di esprimere le nostre
parti più creative, più divergenti, più “pazze”, perché
l’altro non ci giudica, ci accoglie, ci contiene.
Tutti noi sappiamo per esperienza quanto siano travagliati
e difficili i rapporti d’amore. Per fortuna esiste Dio nei
nostri pensieri, che quasi perpetuando l’esperienza di una
mamma buona, ci accoglie sempre, non ci giudica mai, è pronto
a riconoscere le parti più belle, il desiderio di vita che
lui stesso ha messo in ognuno di noi in modo diverso. “Dio
non ti chiede l’impossibile, te lo offre”: questa espressione
di Marie Balmary indica esattamente quanto il nostro desiderio
innamorato dell’infinito abbia necessità di un Dio che lo
aiuti a sfidare i limiti della nostra umanità.
Questo diventa meraviglioso tutte le volte che incontriamo
Dio nell’altro, nell’altro che noi definiamo “santo” perché
ci fa sperimentare le finezze e l’umanità di un amore altro
che ci accoglie, ci dà forza e ci autorizza a vivere pienamente
e totalmente la vita che ci è stata affidata. Per tutti
gli amici che non hanno avuto la fortuna di vivere l’esperienza
intensa e vivificante del convegno invernale, ma anche per
coloro che c’erano, in questo quaderno riprendiamo e approfondiamo
il tema dell’altro, uguale e diverso.
don Mario