I
GIOVANI NELL'INCERTEZZA DI OGGI - di Agnese Mascetti
Mio nipote sedicenne odia la storia dal primo
giorno che ha dovuto studiarla in terza elementare. Da allora
la noia e il disinteresse sono superiori al valore dell’insufficienza
che regolarmente accompagna la sua valutazione scolastica
nel primo quadrimestre. “Non mi interessa.” La risposta
sfuggente e distratta alla domanda sui possibili perché.
Accanto alla matematica, materia ostica e incubo di tanti
giovani studenti, il peso di studiare storia sembra dilagare
nelle nuove generazioni. Equiparabile a quella degli uomini
delle caverne e al racconto sull’estinzione dei dinosauri
(peraltro spesso ricordata per merito di film e cartoni
animati), anche la storia degli anni sessanta appare distante
anni luce dai loro interessi scanditi dal ritmo accelerato
della tecnologia. Parole obsolete del vocabolario: progettualità,
investimento nel tempo, attesa. Impotenti verso gli scenari
di un futuro difficile da immaginare, indifferenti verso
un passato che non racchiude importanza per l’oggi. A guardare
le cose dal loro punto di vista, non possiamo neanche dargli
torto. Il loro punto di vista, appunto: l’ attenzione appiattita
sul presente, verso ciò che evapora nell’attimo, ciò che
si gode al momento. Quel “qui e ora” che li chiude in un
mondo di piccole prospettive ci dovrebbe però inquietare,
per l’inciampo che può rappresentare rispetto ai loro cammini
di crescita umana e spirituale. Passato, presente, futuro
sono dimensioni simboliche, tipicamente umane, indispensabili
per situarsi nella realtà. Da tempo, ci stiamo accorgendo
delle difficoltà dei giovani di guardare al futuro, forse
siamo meno consapevoli della loro incapacità di dare peso,
valore al passato. Le due cose però sono intimamente legate.
Perduto il passato, si smarrisce anche la prospettiva rispetto
al presente e al futuro. Per la prima volta nella storia
dell’umanità assistiamo all’inedito fenomeno per cui le
nuove generazioni non hanno più la necessità assoluta di
ricevere un sapere che gli venga tramandato per affrontare
la vita concreta. Paradossalmente sono i ragazzi con il
loro sapere, che aiutano noi adulti a... sbloccare il computer
che si è impallato, scaricare una canzone e masterizzarla
su un cd, acquistare un biglietto elettronico per prendere
il treno, trovare su Ski il programma tv che interessa...
Cosa debbono conoscere d’altro e di diverso per affrontare
la vita? Perdere il senso della storia può far correre il
rischio di smarrire il senso della continuità, della durata,
della progettualità. Significa inesperienza e incapacità
nel saper orientare le energie verso obiettivi che si attuano
lentamente, con pazienza, nell’assumere il tempo incerto
dell’attesa. Sul piano della crescita umana e relazionale
questo significa imparare a vivere le frustrazioni, dilazionare
il godimento, far fiducia a se stessi e all’altro, offrire
la possibilità di apprendere e cambiare. Vivere l’oggi aperti
a novità che il futuro può riservare, coltivando dimensioni
che nascono da una riflessione sul passato e possono emergere
come frutto dalle esperienze vissute. Accoglierci come esseri
umani in processo, dunque in divenire, dove ciò che appare
come imperfetto, mancante, diverso, ha il suo spazio, un
suo perché, una sua pienezza da attendere, coltivare, proteggere,
alimentare. Diventiamo domani ciò che oggi pazientemente
ci permettiamo di vivere, imparando dal passato, trasformando
i nostri errori in orientamenti diversi. Anche nella prospettiva
della dimensione spirituale possiamo coniugare le tre dimensioni
del tempo. Vivere il presente ci impegna nell’amore; decliniamo
l’apertura verso il futuro in termini di speranza; dalla
testimonianza di chi ci ha preceduto e dalla nostra diretta
esperienza attingiamo la forza per nutrire il nostro atteggiamento
di fede. C’è un sapere altro e oltre a quello della tecnologia,
della scienza e della tecnica di cui i giovani hanno un
bisogno assoluto, di cui spesso non sono consapevoli perché
non ne fanno esperienza. Solo nella relazione concreta e
diretta impariamo a coniugare parole quali fiducia, pazienza,
benevolenza, attesa, perdono... C’è una conoscenza umana
al cuore della nostra soggettività che solo e unicamente
potrà continuare a dare senso e orientamento alle scelte
degli uomini di oggi e di domani. Le sfide che le nuove
generazioni dovranno affrontare, ai confini delle nuove
tecnologie, richiedono con forza la bussola dell’esperienza
umana di chi lì ha preceduti. Non è facile per noi adulti
competere con il tutto-subito, mordi-fuggi, godi-adesso
per aiutare i giovani a cogliere queste dimensioni profonde
ed essenziali del vivere: storditi dall’accelerazione del
tempo, possiamo mancare della forza e del coraggio di affermarne
il valore nelle mille sfumature in cui sono declinabili.
Affermare se stessi non esclude solidarietà. Pensare a sé
può coniugarsi con mettersi nei panni degli altri. Fascino
del corpo non si contrappone a bontà e bellezza dei sentimenti.
Sesso e godimento possono completarsi con tenerezza e relazione.
La sfida per noi adulti è quella di evitare la tentazione
di etichettare i giovani come superficiali, incerti, senza
forti identità, ripiegati su se stessi... perché, oltre
le maschere dietro a cui si proteggono, nascondono tutta
la freschezza, la genuinità, la voglia di vivere, che i
giovani da sempre possiedono. In questi ultimi mesi di fronte
alle problematiche relative al mondo della scuola ce ne
hanno dato un esempio. È tempo di orientarci con decisione
nell’impegno di coltivare relazioni vere e durature, di
focalizzare le energie su ciò che è essenziale, di credere
nel futuro attingendo forza anche dal passato, di affermare
il primato del valore del divenire umani proprio dentro
alla crisi di mercato globale in cui tutti siamo immersi
e in cui muoviamo i primi incerti passi. È tempo di nuove
analisi e di nuove sintesi. Di condividere con i nostri
ragazzi la fatica di far crescere le radici che li stabilizzano
rispetto al passato e le ali per proiettarsi verso il futuro,
di stare dentro all’incertezza che l’oggi ci presenta. È
già tempo di nuovi umanesimi. Ne sentiamo l’urgenza. “Ecco,
faccio una cosa nuova proprio ora germoglia... Non ve ne
accorgete?” (Is.43,19).