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GENNAIO 2009

 

 
 

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DOMANDE SUL FUTURO - una lettera per Mario De Maio

Caro don Mario,
sono un giovane universitario al secondo anno di Legge. Dopo aver superato bene sei esami mi sono bloccato. Non riesco a concentrarmi sui libri perché trovo queste materie lontane dal mio mondo interore e dai miei interessi. Le scrivo perché sono tante le domande a cui non trovo risposta. Da più parti siamo chiamati ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte, ma posso veramente decidere qualcosa di importante per il mio futuro? A cosa debbo prestare attenzione?
Vanno privilegiate le scelte di attenzione al sociale o è meglio concentrarsi su se stessi e sulla propria crescita? Ho tanti sogni, ma come distinguere quelli veri da quelli indotti dalla società? La religione mi può aiutare in questo?

Luciano

Caro Luciano,

tu esprimi una difficoltà comune a molti giovani della tua età. Il disagio che vivi non va soffocato, ma occorrono una certa dose di coraggio e di forza per fermarsi ad ascoltarlo fino in fondo. Mi capita spesso di incontrare giovani che stanno impegnando il loro tempo e le loro energie per prepararsi a una professione che non sono così certi di voler esercitare, anche se fosse realmente possibile. Magari intuiscono che la loro scelta corrisponde più al bisogno di soddisfare il desiderio dei genitori che a una loro personale attitudine.
Fermarsi e confrontarsi con un amico o con un adulto di cui ci fidiamo è importante. Per venire alle tue domande, io penso che il criterio a cui dobbiamo ispirare le nostre scelte per non essere delusi nel futuro è quello di avvicinarci il più possibile a ciò che a Ore undici chiamiamo “desiderio”. Per desiderio intendiamo il senso profondo della nostra esistenza che è unico per ogni persona. È vero che nel nostro comportamento siamo organizzati sin dalla nostra infanzia a rispondere al desiderio degli altri, ma lentamente dobbiamo imparare a distinguere dentro di noi le rischieste altrui dalla forza vitale che ci è stata consegnata alla nostra nascita e che attende di essere espressa nella sua completezza.
Solo se ci impegniamo a soddisfare il nostro “desiderio” e siamo centrati su questa ricerca, sarà possibile pensare agli altri in modo veramente oblativo. Viceversa finiremmo più o meno consapevolmente per strumentalizzare gli altri al nostro “narcisismo” e risucchieremo nel “buco vuoto” della nostra identità la professione, la solidarietà, la religiosità, le relazioni e la coppia. Solo se saremo veramente centrati nella nostra tensione vitale a realizzare noi stessi tutto il resto troverà il suo posto in modo armonioso.
È più difficile rispondere alla tua domanda sulla religione perché si entra nell’area delicatissima del mistero che riguarda il rapporto che ogni uomo ha con ciò che ci supera, con ciò che è l’Oltre, con ciò che esprime l’immensità e l’infinito, con ciò che noi credenti chiamiamo Dio. Quest’area della nostra esistenza ha bisogno di una comunità in cui crescere e confrontarsi. Oggi sono tanti i gruppi che parlano di Dio. È importante però scegliere quelli che con il loro stile di vita, le loro liturgie, le loro Scritture non siano preoccupati di fare proseliti o imporre modelli precostituiti di comportamento. Diamo la nostra adesione a chi può aiutarci a trovare e sperimentare il difficile cammino verso noi stessi e l’Autore della vita che è in noi.

don Mario

 

 

 
   
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