DOMANDE
SUL FUTURO - una lettera per Mario De Maio
Caro don Mario,
sono un giovane universitario al secondo anno di Legge.
Dopo aver superato bene sei esami mi sono bloccato. Non
riesco a concentrarmi sui libri perché trovo queste materie
lontane dal mio mondo interore e dai miei interessi. Le
scrivo perché sono tante le domande a cui non trovo risposta.
Da più parti siamo chiamati ad assumerci la responsabilità
delle nostre scelte, ma posso veramente decidere qualcosa
di importante per il mio futuro? A cosa debbo prestare attenzione?
Vanno privilegiate le scelte di attenzione al sociale o
è meglio concentrarsi su se stessi e sulla propria crescita?
Ho tanti sogni, ma come distinguere quelli veri da quelli
indotti dalla società? La religione mi può aiutare in questo?
Luciano
Caro Luciano,
tu esprimi una difficoltà comune a molti
giovani della tua età. Il disagio che vivi non va soffocato,
ma occorrono una certa dose di coraggio e di forza per fermarsi
ad ascoltarlo fino in fondo. Mi capita spesso di incontrare
giovani che stanno impegnando il loro tempo e le loro energie
per prepararsi a una professione che non sono così certi
di voler esercitare, anche se fosse realmente possibile.
Magari intuiscono che la loro scelta corrisponde più al
bisogno di soddisfare il desiderio dei genitori che a una
loro personale attitudine.
Fermarsi e confrontarsi con un amico o con un adulto di
cui ci fidiamo è importante. Per venire alle tue domande,
io penso che il criterio a cui dobbiamo ispirare le nostre
scelte per non essere delusi nel futuro è quello di avvicinarci
il più possibile a ciò che a Ore undici chiamiamo “desiderio”.
Per desiderio intendiamo il senso profondo della nostra
esistenza che è unico per ogni persona. È vero che nel nostro
comportamento siamo organizzati sin dalla nostra infanzia
a rispondere al desiderio degli altri, ma lentamente dobbiamo
imparare a distinguere dentro di noi le rischieste altrui
dalla forza vitale che ci è stata consegnata alla nostra
nascita e che attende di essere espressa nella sua completezza.
Solo se ci impegniamo a soddisfare il nostro “desiderio”
e siamo centrati su questa ricerca, sarà possibile pensare
agli altri in modo veramente oblativo. Viceversa finiremmo
più o meno consapevolmente per strumentalizzare gli altri
al nostro “narcisismo” e risucchieremo nel “buco vuoto”
della nostra identità la professione, la solidarietà, la
religiosità, le relazioni e la coppia. Solo se saremo veramente
centrati nella nostra tensione vitale a realizzare noi stessi
tutto il resto troverà il suo posto in modo armonioso.
È più difficile rispondere alla tua domanda sulla religione
perché si entra nell’area delicatissima del mistero che
riguarda il rapporto che ogni uomo ha con ciò che ci supera,
con ciò che è l’Oltre, con ciò che esprime l’immensità e
l’infinito, con ciò che noi credenti chiamiamo Dio. Quest’area
della nostra esistenza ha bisogno di una comunità in cui
crescere e confrontarsi. Oggi sono tanti i gruppi che parlano
di Dio. È importante però scegliere quelli che con il loro
stile di vita, le loro liturgie, le loro Scritture non siano
preoccupati di fare proseliti o imporre modelli precostituiti
di comportamento. Diamo la nostra adesione a chi può aiutarci
a trovare e sperimentare il difficile cammino verso noi
stessi e l’Autore della vita che è in noi.
don Mario