I VERI
CREDENTI. SIAMO RESPONSABILI DELL'AMORE - di ARTURO PAOLI
Il teologo brasiliano Leonardo Boff, nel suo
bel libro su Gesù1 si chiede ad un certo punto: in definitiva
che cosa ci propone Gesù Cristo e che cosa attende da noi?
La sua risposta a questa domanda è molto semplice: il Regno
di Dio. La risposta è confermata dal fatto che il regno
di Dio è nominato nei Vangeli 122 volte e 90 volte è annunzio
che esce direttamente dalla bocca di Gesù. E Gesù si aspetta
da noi che questo progetto continui ad essere attivo nel
tempo. Su questo sfondo si può cogliere il senso della crisi
attuale della fede.
Su questa base si possono classificare i seguaci di Gesù
in due grandi categorie: i passivi e gli attivi. I passivi
sono quelli che partono dalle loro angosce personali, dall’assenza
di risposte che emergono in certe crisi che l’uomo attraversa
quando si sente assalito dal pensiero delle sue colpe e
dall’aver trascurato il rapporto essenziale con Dio.
Allora viene in mente che Gesù è morto sulla croce per pagare
il debito contratto con Dio per queste trasgressioni, che
Gesù sarebbe venuto a riparare con il suo sangue sparso
sulla croce. Questo costituisce il fondo della pratica cristiana
della maggioranza dei fedeli. Di qui è nato un cristianesimo
che risolve un problema individuale e perciò un cristianesimo
individualista. È molto doloroso prendere coscienza che
l’Occidente cristiano (Europa e Americhe) che ha elevato
a Gesù le magnifiche cattedrali, che ha dato i natali ai
pittori più celebri, che ha cantato Gesù nelle più celestiali
melodie, oggi appaia il territorio in cui sono stati elaborati
i progetti delle guerre più devastanti. Per assicurare libertà
al progetto della tecnica abbiamo contaminato l’atmosfera
e abbiamo reso sterili superfici vastissime della terra
dimostrando che i nostri progetti non erano ispirati dall’amore
per i nostri fratelli ma dalle peggiori pulsioni che ci
abitano. È difficile escludere la responsabilità dell’Occidente
“cristiano” dalla fame che è in aumento nel mondo, anche
se a Roma in un enorme edificio molti funzionari ricevono
lauti stipendi per mantenere al giorno una tetra statistica
della fame in aumento. Quando noi cristiani cominceremo
a sentire bruciante questa responsabilità e ad ascoltare
la voce: che ne avete fatto dei vostri fratelli ? Il cristianesimo
ha trascurato il messaggio cristiano che fondamentalmente
è quello di una società giusta e fraterna. Basterebbe riflettere
su alcune espressioni chiarissime messe sulla bocca di Gesù
per ripensare alla vera causa della sua morte in croce:
Dio ha tanto amato il mondo da mandare il figlio perché
il mondo sia salvo per lui (Gv 13,1), Gesù avendo amato
i suoi che stavano nel mondo li amò fino alla fine. Sembra
così chiaro che il senso dell’incarnazione del figlio di
Dio sia quello di amorizzare il mondo (Theilard de Chardin),
che sembra impossibile che il sacrificio sulla croce e il
sangue sparso da Gesù sia stato compreso come un pagamento
che permettesse al Padre di riaprire le porte del cielo
all’uomo immeritevole.
Questa interpretazione indubbiamente ha permesso al cristiano
di preoccuparsi della salvezza dell’anima ricorrendo a dei
mezzi che la Chiesa mette a disposizione per ricorrere all’infinita
misericordia del Padre, permettendo all’individuo credente
di fare progetti colonialistici che opprimono milioni di
persone e di obbedire ai dettami dell’idolo capitalistico.
Tutte le iniziative che può pensare la Chiesa contando sull’infinita
misericordia del Padre non possono risolvere la crisi attuale
di un mondo che sembra destinato ad estinguersi. Penso che
la volontà di Dio non può essere delusa definitivamente,
ma credo che oggi sia necessario annunziare il vero progetto
di Gesù e predicare con forza e decisione la responsabilità
di ogni credente di assumere soggettivamente questo progetto.
Non siamo solamente responsabili dei nostri peccati personali,
ma soprattutto di tradire l’amore, che è l’essenza del nostro
essere umano se crediamo di essere figli di Dio cioè di
appartenere alla sua stessa natura. L’occidente si trova
di fronte complessivamente alla grande trasgressione: che
cosa vuol dire che Gesù sia venuto a salvare il mondo? che
cosa vuol dire salvezza del mondo se non la giustizia, la
pace, la fraternità tra gli uomini? La nascita del Cristo
non è stata annunziata dalla pace sulla terra? Possiamo
vantarci dei nostri progressi nella tecnica se tutta la
nostra crescita umana viene pagata con la fame di milioni
di bambini e con la distruzione progressiva dell’universo
vivente che noi chiamiamo natura? Questa è la grande domanda
che viene posta alla Chiesa come rappresentante della volontà
di Dio sugli uomini e responsabile di attualizzare il progetto
di Gesù nella storia.
Finché continueremo a credere e predicare che Gesù sia stato
messo in croce per espiare i nostri peccati e per tranquillizzarci
sul nostro destino eterno, la conseguenza logica sarà sempre
una storia di ingiustizie, di violenze, di guerra. E oggi
appare sempre più evidente questa schizofrenia spirituale
dell’uomo credente in Dio e adoratore dell’idolo capitalista
del mercato. Al termine della nostra esistenza ce la caveremo
sempre con una lacrimetta. Le scelte umane non hanno bisogno
di giustificazioni etiche perché si difendono solamente
con il pretesto di liberare l’uomo dalla fatica. Il figlio
di Dio è diventato il modello unico e ha portato nella razza
umana un comportamento e un agire guidati dall’amore, superando
il piano delle pulsioni che prima di Freud sono state scoperte
e descritte in maniera chiara da Gesù e riportate dai due
sinottici, da Matteo nel capitolo 15 e da Marco nel capitolo
7. Quindi siamo sicuri che siano state espresse direttamente
da Gesù. Possiamo dedurne che tutte le decisioni dell’uomo
di genere politico o tecnico non sono guidate dall’amore
per gli altri ma piuttosto dall’orgoglio, dal potere, dal
desiderio di dominazione.
Levinàs ebreo ha scoperto l’estrema umiliazione del figlio
di Dio condannato alla croce dai sacerdoti del tempio come
il solo mezzo per sradicare dal mondo la violenza frutto
del potere e dell’orgoglio umano. E questo è il vero senso
della morte in croce di Gesù richiesta dal personale del
tempio. Il contenuto del messaggio cristiano può essere
solo questo per sollecitarci ad assumere la nostra responsabilità
di amorizzare il mondo. Ci sono alcuni laici che pensano
che bisognerebbe educare i bambini, fin dai primi movimenti,
ad essere pacifici, accoglienti degli altri e capaci di
coltivare propositi di pace. Penso che ci possiamo avviare
a questo tempo per la grande sconfitta che appare inevitabile
per il progresso tecnico. Non dobbiamo pensare al futuro
con malinconia, perché le prossime crisi possono servire
e dovranno servire all’emergere di una umanità nuova disarmata.
Non parlo solamente del disarmo degli strumenti di guerra
ma del disarmo del cuore che deve essere educato alla tenerezza,
alla accoglienza, alla vera pace.
1. Leonardo Boff, Gesù Cristo liberatore,
Cittadella 1973