L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
Cari
amici,
Quasi tutti ci dichiaramo credenti in Dio.
Ci siamo soffermati arie volte sulla domanda “in quale Dio
crediamo”, oggi vorrei porre un altro interrogativo: “la
fede in Dio che professiamo, che cosa cambia nella nostra
vita?”. Certamente nei nostri comportamenti facciamo riferimento
a un modello di moralità che abbiamo scelto e questo è già
un primo livello di espressione del nostro credere. Ma qual
è la qualità dell’umore, della serenità, dell’ottimismo
del nostro quotidiano? Il pensiero che Dio ha donato al
mondo tutto il bene possibile e ha avviato un processo di
positività che nel tempo ognuno di noi deve far proprio,
fa parte dei nostri pensieri e soprattutto del nostro sentire
profondo? Se vi chiedessi di indicarmi delle persone che
credono veramente in Dio quali nomi mi fareste e perché?
Questo quaderno vuole aiutarci a prendere consapevolezza
del nostro ateismo quotidiano, che in qualche modo contraddice
le nostre professioni di fede. Quali sono le cose che ci
danno veramente e profondamente sicurezza? Lo possiamo sapere
analizzando ciò che spinge le nostre attività quotidiane.
Se il bisogno di possedere, di fare, di essere riconosciuti
e approvati supera il livello necessario per realizzare
la nostra identità, se l’attivismo, l’ansia, la preoccupazione
del realizzare e del fare accompagna e disturba le nostre
giornate e i nostri sogni, credo che sia giunto il momento
di fermarci per donarci spazi di silenzio, pause di riflessione
e di confronto con le persone che amiamo e delle quali ci
fidiamo per riesaminare il senso vero della nostra vita.
La tranquillità e il tempo dilatato fanno riaffiorare dentro
di noi la sete di essenzialità, di infinito, di relazioni
di amore e di amicizia che sono l’essenza del vivere.
Di fronte alle catastrofi naturali, alla sofferenza, alla
malattia delle persone care, al male, alla violenza, alle
irrazionalità che incontriamo sulla nostra strada, torna
sempre l’antica domanda “Dio dove sei?”. Certamente Dio
è indimostrabile con la logica e la ragione, anzi spesso
le ragioni del dubbio sembrano superare quelle della fede.
In realtà solo i veri credenti in Dio possono farci incontrare
Dio.
Ripenso spesso a Charles de Foucauld che non voleva mai
parlare di Dio ma voleva portarlo e viverlo profondamente
in ogni momento della sua vita. Solo la tenerezza, la misericordia,
l’amore per la vita, di coloro che credono in Dio e avvolgono
le situazioni di dolore della loro presenza e del loro dono
silenzioso possono offrire una risposta. Chi ha il desiderio
di incontrarlo lo deve cercare nelle persone che nascostamente
tentano difare l’esperienza di Lui nella propria vita. Solo
lì possiamo trovare qualche elemento che può alimentare
la nostra ricerca.
don Mario