OREUNDICI
SOLIDARIETA'
IL FUTURO DI MADRE TERRA - incontro con Valtenir, Bladimir
e Eloir
Per Eloir, vent’anni, e Bladimir, 39, è il
primo viaggio in Italia. Valtenir ci ritorna dopo nove anni.
Ci incontriamo nel salotto di don Mario, in un pomeriggio
tranquillo, con Paula che traduce e garantisce che ci si
capisca in quel dialogo dove si mescolano parole italiane
e portoghesi.
Iniziamo con un paio di domande, poi la conversazione scorre
liberamente. Che cos’è per te Madre Terra? Perché sei lì?
Che cosa sogni per il futuro? Risponde per primo Eloir,
che resterà in Italia un mese ospite dell’azienda agricola
Pacini di Rigoli (Pisa), dove apprendere “tutto il processo,
dal-la piantagione dei semi alla vendita dei prodotti”,
dove si u-sano le tecnologie e l’agricoltura produce reddito
e lavoro.
“Ho iniziato a frequentare Madre Terra perché la mia famiglia
e Neldo (lo zio) conoscevano Arturo e perché questo progetto
è stato iniziato da Arturo. Ho iniziato a lavorare come
volontario, mentre ancora andavo a scuola, ci andavo un
giorno alla settimana. Così ho conosciuto don Mario che
mi ha proposto di lavorare nel progetto. Mi ha fatto molto
piacere, ho cercato di coinvolgermi a fondo per guadagnarmi
la fiducia. Mi occupo dell’orto e della vendtia dei prodotti.
Mi piace stare a Madre Terra, che per me significa ‘qualità
di vita’, cioè salute, serenità, un luogo tranquillo”.
Bladimir, fratello maggiore di Valtenir, condivide l’espressione
“qualità di vita”, anche se “pensare a un villaggio di amici
è un obiettivo lontano, difficile da raggiungere”. “Mi occupo
della parte amministrativa e collaboro con Neldo per cercare
di ampliare il mercato di vendita dei prodotti. E' un impegno
gravoso, perché dalla vendita dipendono le entrate. Poco
prima della mia partenza, abbiamo trascorso una notte intera
a pensare un progetto per la produzione e la vendita dei
pesci che alleviamo nel lago. Madre Terra è un luogo dove
poter realizzare se stessi e aiutare gli altri a valorizzarsi”.
Il suo soggiorno italiano, finalizzato a fare il punto sul
progetto e individuare le linee guida per il futuro, lo
sorprende come marinaio di primo viaggio perché “il Colosseo,
San Pietro, la fontana di Trevi li conosciamo dai film,
dai libri e ora li vedo dal vero. È come entrare nella storia”.
Poi Eloir e Bladimir scherzano: “Senza il nostro quotidiano
riso e fagioli, pensavo di morire di fame, invece vediamo
che si mangia bene e la vostra accoglienza è davvero molto
premurosa... grazie, potete continuare così!”. Aggiunge
Eloir: “Appena arrivati a Milano sono stato colpito dalla
freddezza delle persone, nessuno che si guarda negli occhi,
chi parla al cellulare, chi lavora al computer, tutti hanno
fretta... ma poi ho visto che non tutti sono così”. “A me
ha colpito il gran numero di stranieri e, devo dire, un
atteggiamento non sempre molto accogliente nei loro confronti”
dice Valtenir, che nove anni fa aveva visto un’Italia diversa.
Riguardo a Madre Terra, Valtenir la definisce “una opportunità,
una possibilità di cambiare vita che non va bene per tutti,
così come l’esperienza delle Case Lar (il progetto di case
famiglia che Valtenir insieme alla moglie Ivania coordina
fin dalla origine attraverso la fondazione Nosso Lar)”.
Valtenir aveva partecipato direttamente alla fase di avvio
della fattoria, occupandosi della ricerca del terreno e,
ricorda anche, “già nel 1998 avevamo pensato un progetto
‘Madre Natura’ per i bambini delle Case Lar, cioè volevano
che le case famiglia fossero costruite in un’area verde,
circondate dalla natura, per aiutare i bambini a sviluppare
il loro contatto con la natura”. Poi prosegue: “Per me la
fondazione è un luogo dove fare qualcosa per gli altri,
è un impegno di vita, e la stessa cosa penso possa essere
Madre Terra per le persone che scelgono il progetto. Certo,
il cammino è lungo e solo camminando si potrà vedere se
la strada è giusta. Io penso che il progetto possa essere
una esperienza alternativa per i ragazzi che vi partecipano.
Secondo me dovrebbero aumentare il senso di responsabilità
e il processo di autonomia”.
Silvia Pettiti
(luglio/agosto 2009)