OREUNDICI
SOLIDARIETA'
LA PAZIENZA NEL FORMARE - crescere con i ragazzi e gli
operatori
La costruzione di un villaggio di amici è
la sfida più difficile e appassionante del progetto Madre
Terra. Siamo stati creati come “esseri di comunione” dice
dom Pedro Casaldaliga, e per questo vale la pena spendere
la vita. La vita quotidiana fatta di lavoro e relazioni
costituisce il grande setaccio che a mano a mano va definendo
il gruppo di adulti e ragazzi che partecipano al progetto.
Per Julio, Cristiano, Eloir il ritmo del lavoro, la puntualità
e la costanza sono banco di prova del loro interesse e coinvolgimento.
Altri, a volte, sono attratti da obiettivi più immediati
e da guadagni più facili, come di recente è successo a Rosinaldo,
che si è licenziato pensando di trovare facilmente un altro
lavoro ma dopo un po’ di tempo è ritornato dicendo: “Vorrei
tornare, perché ciò che trovo a Madre terra non l’ho trovato
altrove. Mi piace Madre terra e vorrei stare qui”. Difficile
dare risposte in situazioni come questa, anche quando vi
sono regole stabilite insieme, come la decisione di reinserire
le persone che hanno lasciato il progetto soltanto dopo
un anno per evitare che vi sia un continuo “entrare e uscire”.
Difficile valutare realmente le motivazioni dei ragazzi
nei singoli casi, il loro cambiamento, la loro maturazione.
Difficile coniugare nella realtà il messaggio di “sperare
contro ogni speranza” dando sempre una nuova opportunità,
e la ricerca del “vero bene” della persona, di ciò che realmente
la aiuta a crescere e non diventa invece la perpetuazione
di meccanismi senza via di uscita. Certo fratel Arturo ci
ha insegnato a “stare con gli ultimi”, a scegliere chi non
ce la fa per scoprire un senso nuovo e diverso alla vita
che viviamo. Nel caso di Rosinaldo, ma come lui potrebbe
essere chiunque altro, non abbiamo ancora una risposta,
don Mario ha chiesto agli operatori brasiliani di valutare
la situazione e proporre una soluzione. Per altri ragazzi,
ad esempio Paulo, Junior, Anderson il progetto è stato una
base di preparazione per affrontare altre realtà di lavoro:
l’uno è ora magazziniere, l’altro è entrato nell’aeronautica,
l’altro ancora fa il cameriere. Per loro Madre terra continua
ad essere uno spazio aperto dove incontrare degli amici,
trovare delle persone di riferimento con cui parlare e confrontarsi
sui problemi che incontrano nel lavoro e nella vita. La
dimensione formativa del progetto rappresenta un banco di
prova impegnativo anche, e forse soprattutto, per gli operatori
adulti. A loro spetta il compito di confrontarsi con i giovani
in una relazione autorevole ma non autoritaria, assicurando
loro un punto di riferimento non solo professionale ma anche
umano. Altrettanto complesso è riuscire a collaborare tra
loro mettendo insieme le capacità, senza rivendicare gerarchie
di ruoli, e imparare a condividere sia gli errori commessi
che i risultati ottenuti. Ore undici cerca di offrire un
sostegno formativo concreto attraverso i soggiorni in Brasile,
la comunicazione costante via internet, le discussioni in
merito all’andamento dei lavori, alla gestione delle relazioni
e ai progetti futuri. Molto importanti sono anche le relazioni
personali di amicizia che si stanno sviluppando. La presenza
di Alessandro Teruzzi, da febbraio ad aprile, è stata un’esperienza
significativa, prima di tutto per lui, ma certamente anche
per i ragazzi brasiliani e per noi. Alessandro si è speso
soprattutto nella relazione con i ragazzi. In una delle
ultime lettere scrive: “In queste settimane abbiamo cominciato
a leggere qualche pezzo dal giornale o da internet e commentarlo.
Molte volte sembra che il sentimento prevalente sia il disinteresse.
Altre ti chiedi se stanno capendo e sei propenso a rispondere
no. Ma si sa in partenza che non è un lavoro facile, e soprattutto
non è un lavoro rapido. Ci vuole costanza e fede. Fiducia
nelle persone, nelle loro capacità. Nel loro desiderio più
o meno sopito di vita e di cambiamento”.
(maggio 2009)