L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
Cari
amici,
A proposito di autorità e autorevolezza vorrei
riflettere con voi su quattro vocaboli importanti che è
difficile coniugare insieme: spiritualità, istituzione,
potere e servizio. Ogni intuizione creativa e profetica,
passato il primo momento, ha bisogno per continuare nel
tempo di istituzionalizzarsi, cioè istituire tra un gruppo
di persone un “valore – bene” da perpetuare e far crescere
nel tempo. Così le intuizioni dei fondatori delle grandi
religioni, così le ispirazioni dei ari santi che nel tempo
hanno proposto stili di vita, comportamenti, attività di
servizio. Immancabilmente una istituzione ha necessità di
una struttura amministrativa, politica e economica che nel
tempo finisce col prevalere e offuscare il messaggio di
spiritualità che vorrebbe offrire, perdendo così efficacia
e autorevolezza. Basti pensare al messaggio di san Francesco
e alle numerose istituzioni che a lui si sono ispirate.
Un problema ulteriore nasce quando la freschezza, l’autenticità,
il rigore del pensiero profetico dei fondatori viene calato
nel limite delle persone e nelle dinamiche che si creano
nelle loro relazioni. Sono dinamiche complesse, la maggior
parte delle volte inconsapevoli e quindi di difficile gestione.
La scorciatoia è quella di fare appello a strutture organizzative
sempre più rigide che sfociano poi in vere e proprie strutture
di potere. Questo iter infelicemente drammatico si ripete
puntualmente nella storia. Come rimediare a tutto ciò? Come
conservare le caratteristiche di una struttura di servizio
alla persona e ai valori, capace di tramandare nel tempo
grandi ricchezze?
Provo a formulare alcuni punti di riferimento da tenere
sempre presenti: il primo è avere l’umiltà che tra i nostri
pensieri e i nostri ideali c’è sempre da fare i conti con
le nostre parti irrazionali che facilmente sfuggono al nostro
controllo e che finiamo per proiettare sulle istituzioni
e sugli altri. Il cammino della consapevolezza può ridurre
la forza di questa dinamica. Nutrita di quotidiana umiltà,
ci porterà a scegliere il confronto quotidiano con gli altri
su ogni nostro problema. Il secondo punto importante consiste
nel non assolutizzare un bene fino a farlo diventare un
idolo o una ideologia da trasmettere e talvolta imporre
agli altri. Il terzo punto è coltivare in ogni momento l’ironia
che insieme a tanta amicizia ci permetta di trasformare
le nostre “tragedie in commedie” come insegna Lacan. Tutto
sarebbe più facile e più leggero e le nostre istituzioni
si trasformerebbero lentamente nel tempo da centri di potere
– economico, politico, religioso – in spazi di servizio
per questa complessa e dolorante umanità.
don Mario