OREUNDICI
SOLIDARIETA'
UNA COMUNITA' VIOLENTA - a Foz do Iguaçu il dramma dei
giovani
Eloir ce ne aveva parlato passeggiando tra
il Colosseo e il Circo Massimo, la sera prima del suo rientro
in Brasile: “Uscire di sera a Foz è un problema. Farsi degli
amici quasi impossibile. Se vedi un gruppetto di ragazzi
riuniti, quasi sempre al centro circolano droga, armi da
fuoco, situazioni pericolose che basta un niente a trasformare
in violenza o addirittura in omicidio”. Era il mese di luglio
quando Eloir raccontava che cosa vuol dire avere vent’anni
a Foz do Iguaçu, con una preoccupazione inquieta, che non
voleva cedere alla rassegnazione. Contemporaneamente le
più importanti istituzioni brasiliane e internazionali per
la tutela dei diritti degli adolescenti e dei giovani rendevano
noti i risultati di una ricerca sull’indice di violenza
in Brasile: in tutta la nazione, grande diciannove volte
l’Italia, la città con la più alta concentrazione di morti
violente tra i giovani è Foz do Iguaçu. Rio de Janeiro è
al 21° posto, San Paolo al 151°, nel Paranà tre città si
trovano tra le prime dieci.
“Questa cifra potrebbe essere sufficiente a trasmettere
la gravità del fenomeno in Brasile, soprattutto se pensiamo
che l’omicidio di un adolescente dovrebbe essere un fatto
estremamente raro in qualunque società” commentano le istituzioni
che hanno condotto la ricerca, tra le quali l’Unicef, il
Segretariato per i diritti umani della Presidenza della
Repubblica brasiliana, l’Osservatorio sulle favelas, il
Centro di ricerca e prevenzione della violenza. “La particolare
posizione geografica di Foz do Iguaçu, al confine con Argentina
e Paraguay, ne fa un passaggio per l’ingresso in Brasile
di merci di contrabbando, droga, armi. Negli ultimi trent’anni,
dopo il completamento della diga idroelettrica Itaipù e
con l’avvento della rivoluzione tecnologica, la città non
è riuscita a darsi una economia con radici solide, né ha
saputo darsi una strategia industriale. È cresciuta la disoccupazione
di massa, dovuta anche al notevole aumento della popolazione
attirata dalla Itaipù” specifica lo studio. Il problema
riguarda soprattutto le favelas, dove i giovani senza lavoro
sono facile preda della malavita. Il rischio per i maschi
è dodici volte superiore che per le donne, e per un adolescente
di colore quaranta volte maggiore che per un coetaneo bianco.
Che fare? È possibile fare qualcosa? A parte il tentativo
di ridurre la portata del dramma da parte del Segretario
della Sicurezza Pubblica dello Stato del Paranà (nel quale
si trova Foz do Iguaçu, che ne è la terza città per popolazione),
la Segreteria per i bambini e l’adolescenza sta promuovendo
alcune iniziative per migliorare la condizione di vita dei
bambini e dei giovani in situazione di vulnerabilità sociale.
Il programma “Atitude” ha l’obiettivo di prevenire la violenza
tra i giovani e gli adolescenti, intervenendo verso i ragazzi
e le loro famiglie, sia quando sono vittime della violenza
sia quando ne sono attori. Atitude è stato attivato in cinque
quartieri della città e coinvolge circa 10 mila persone
(su un totale di oltre 300 mila abitanti).
Foz ospiterà inoltre un “Centro della Gioventù” che dovrebbe
avere lo scopo di prevenzione e recupero dei giovani nella
città con il più alto tasso di violazione dei diritti fondamentali
dei bambini e degli adolescenti e con il più alto numero
di adolescenti in carcere per coinvolgimento nel traffico
di droga.
Il piccolo segno di speranza e di futuro rappresentato da
Madre Terra, che ha per destinatari proprio i giovani maschi
di questa città così martoriata dalla violenza, non è soltanto
una possibilità per i sogni di Eloir e degli altri ragazzi
che lavorano nel progetto, può essere anche la testimonianza
di una società fondata sull’amicizia e sul lavoro.
Paula Lemos e Silvia Pettiti
(novembre 2009)