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OTTOBRE 2009

 

 
 

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PARTIRE DAI BAMBINI - UNA FORZA VIVA CHE MUOVE VERSO L'UTOPIA - di ARTURO PAOLI

In uno scritto di Pietro Barcellona, autore con cui sento da tempo molta affinità, trovo l’accostamento di due parole che potrebbero significare un progetto: democrazia affettiva. La società attuale è ormai schierata su un fronte unico e alla base dello schieramento sta il concetto che si ha dell’uomo. Lo schieramento difende l’individuo fai da te, che ricerca attraverso il progressivo avanzare della tecnica ciò che lo svincola da qualunque dipendenza, fino alla ricerca di sopprimere la dipendenza dall’utero materno per venire al mondo.
La tanto sognata democrazia, la sola che può convocare tutti gli esseri umani all’unico impegno essenziale per la persona umana di influire sui cambiamenti della società, sembra bloccata da un incidente di percorso, da cui Barcellona trae argomento per definire il nostro tempo come “la fine della storia”. E un cristiano credente non può restare indifferente di fronte a questa convinzione di un laico perché il progetto di Gesù Regno di Dio è vivo e corre dentro il progresso della società politica; ho in mano la prova di quanto affermo, ben più autorevole delle mie parole per affrontare qualunque contestazione.
La Chiesa è trascinata da questo progetto, naturalmente all’opposizione, ma, portata abilmente su un terreno litigioso, pare aver perduto le tracce di una grande tradizione umanistica. Senza affetto, spiega Barcellona, si può avere un’intelligenza calcolante, cioè quella di un computer che per agire non ha bisogno di essere stimolata affettivamente (pag. 24).
Vedo apparire, in un’alba accennata da una debolissima luce, un fronte umanistico. Questo assertore di una democrazia affettiva non teme di affrontare persone di peso come Veronesi, che ci ha rotto l’anima con le sue staminali che ci salveranno la vita. Con quella chiarezza che lo distingue, chiude l’allusione a quegli scienziati che ricercano il singolare assoluto (un errore di grammatica): io sono un laico, però considero tutte le manipolazioni della vita un delitto contro la specie umana (pag. 27). Mi sono dilungato su questa citazione perché quando il mio impegno per il Regno di Dio scorge la speranza di una rinascita della democrazia, mi sento balzare il cuore nel petto, perché globalizzazione, capitalismo e idolatria del mercato sono la negazione assoluta di tutte le esperienze politiche guidate da questo progetto che pareva essere vincitore definitivo sulle dittature fascista e nazista. Sono sicuro che rinascerà, ma bisogna partire dai bambini, ha l’aria di dire Barcellona. Questa per me è un’allusione che tenterebbe di scoraggiarmi, se non fossi sicuro che la società umana è affidata alla tenerezza del Padre che non può venire meno nonostante i nostri errori.
Comincio con il richiamare l’aspetto negativo che Barcellona coglie nella relazione adulti– bambini.
La nostra purtroppo è una civiltà che non ama i bambini, ne fa pochi e in maniera distratta. Questo aggettivo “distratto” è quanto di più preciso si possa dire, anche se veramente lacerante. La nascita di un figlio non è attesa con speranza e con gioia ma spesso è vista come un incidente di percorso che limita una libertà che non conosce limiti. Non è quella libertà che fa emergere la persona dall’assedio delle voglie, quelle che Freud chiamava pulsioni, ma è la libertà dell’uomo che si esclude volontariamente da quella partecipazione alla vera crescita della società di cui fa parte. Le coppie di fatto e quelle che hanno paura di impegnarsi con il Dio invisibile che pretende che assumiamo la vita come dono che ci viene dall’alto. Così non si assume quel processo di crescita spirituale che ci libera da tutte le angosce fino ad eliminare la paura della morte. Il bambino accompagnato dalla consapevolezza materna accolto nel concepimento come un segno di tenerezza del Padre di tutti che si è fidato di questo abitacolo che con il calore spontaneo e quello della tenerezza con cui la donna segue lo sviluppo del seme deposto in lei sono gli aspetti positivi di quella esistenza che farà parte della società futura. L’aggettivo distratto ci fa pensare un atteggiamento di indifferenza e quasi di ostilità con cui si accoglie la vita. Questa distrazione, per contrasto, mi porta alla mente alcuni versi del Pascoli che parlano della lampada che veglia la notte di una coppia. Quella velata che al tuo fianco ti addita la donna più bianca del bianco lenzuolo che nel grembo assopita matura il tuo seme. Romanticismo, può commentare frettolosamente una giovane madre che accoglie il concepimento come una distrazione. Quanta dolcezza di fatto ha colto il poeta nel giovane sposo che avvolge di uno sguardo amoroso la speranza di un tempo gioioso che accoglierà i movimenti dell’essere che crescerà accanto a lui.
Dove scenderanno le radici di questa democrazia affettiva se non nella coppia? Ci sono donne che per fare carriera stanno in attività produttive, anche strepitosamente brillanti, fino a quarant’anni, poi entrano in menopausa e non riescono ad avere figli. In fondo tutta la tradizione ebraica e cristiana è l’attesa di un bambino… la speranza è riprodurre la vita, mantenere la possibilità della vita. Bisogna che queste parole escano dalla bocca di un laico che ha lungamente denunciato la sterilità del nostro tempo che sembra fermo. Le donne hanno una lunga complicità con la morte, abituate ad uccidere quel seme che l’uomo affida a lei; come sperare che mettano nella società quella energia che liberi quest’ultima dall’immobilità in cui è caduta? L’incoscienza politica degli italiani che appare nelle elezioni politiche non dà certamente da sperare. Ci rifugiamo nel pensiero che il massimo orrore può sboccare in una vitale speranza. Constato - segue il sognatore di una democrazia affettiva - che la nostra società è furiosamente nemica dell’infanzia. Mettere per esempio un bambino davanti ad un videogioco tutta la giornata è un delitto, accettare che siano propinati certi fumetti di violenza vuol dire non amare i bambini, bisogna farli vivere come sono e non come vogliamo che siano, utilizzandoli magari come strumenti per ricatti reciproci tra uomo e donna (pag. 28).
Forse il fatto che queste parole siano pronunziate da un laico ci dà speranza che possano avere qualche effetto e produca un cambio di indirizzo nell’atteggiamento della gioventù. In fondo sono pieno di speranza perché sono convinto che il progetto di Gesù di amorizzare il mondo suggellato nel sangue colato dalla croce debba necessariamente trionfare. La notte attuale può essere lunga e bisogna accettarla coraggiosamente, ma questo coraggio può venire solo dal credere nelle parole pronunciate dopo aver descritto un mondo in preda alle catastrofi più distruttive: Io ho vinto il mondo (Gv 16,33).

Citazioni tratte da La crisi della democrazia, L’Altrapagina.

 

 
   
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