PARTIRE
DAI BAMBINI - UNA FORZA VIVA CHE MUOVE VERSO L'UTOPIA -
di ARTURO PAOLI
In uno scritto di Pietro Barcellona, autore
con cui sento da tempo molta affinità, trovo l’accostamento
di due parole che potrebbero significare un progetto: democrazia
affettiva. La società attuale è ormai schierata su un fronte
unico e alla base dello schieramento sta il concetto che
si ha dell’uomo. Lo schieramento difende l’individuo fai
da te, che ricerca attraverso il progressivo avanzare della
tecnica ciò che lo svincola da qualunque dipendenza, fino
alla ricerca di sopprimere la dipendenza dall’utero materno
per venire al mondo.
La tanto sognata democrazia, la sola che può convocare tutti
gli esseri umani all’unico impegno essenziale per la persona
umana di influire sui cambiamenti della società, sembra
bloccata da un incidente di percorso, da cui Barcellona
trae argomento per definire il nostro tempo come “la fine
della storia”. E un cristiano credente non può restare indifferente
di fronte a questa convinzione di un laico perché il progetto
di Gesù Regno di Dio è vivo e corre dentro il progresso
della società politica; ho in mano la prova di quanto affermo,
ben più autorevole delle mie parole per affrontare qualunque
contestazione.
La Chiesa è trascinata da questo progetto, naturalmente
all’opposizione, ma, portata abilmente su un terreno litigioso,
pare aver perduto le tracce di una grande tradizione umanistica.
Senza affetto, spiega Barcellona, si può avere un’intelligenza
calcolante, cioè quella di un computer che per agire non
ha bisogno di essere stimolata affettivamente (pag. 24).
Vedo apparire, in un’alba accennata da una debolissima luce,
un fronte umanistico. Questo assertore di una democrazia
affettiva non teme di affrontare persone di peso come Veronesi,
che ci ha rotto l’anima con le sue staminali che ci salveranno
la vita. Con quella chiarezza che lo distingue, chiude l’allusione
a quegli scienziati che ricercano il singolare assoluto
(un errore di grammatica): io sono un laico, però considero
tutte le manipolazioni della vita un delitto contro la specie
umana (pag. 27). Mi sono dilungato su questa citazione perché
quando il mio impegno per il Regno di Dio scorge la speranza
di una rinascita della democrazia, mi sento balzare il cuore
nel petto, perché globalizzazione, capitalismo e idolatria
del mercato sono la negazione assoluta di tutte le esperienze
politiche guidate da questo progetto che pareva essere vincitore
definitivo sulle dittature fascista e nazista. Sono sicuro
che rinascerà, ma bisogna partire dai bambini, ha l’aria
di dire Barcellona. Questa per me è un’allusione che tenterebbe
di scoraggiarmi, se non fossi sicuro che la società umana
è affidata alla tenerezza del Padre che non può venire meno
nonostante i nostri errori.
Comincio con il richiamare l’aspetto negativo che Barcellona
coglie nella relazione adulti– bambini.
La nostra purtroppo è una civiltà che non ama i bambini,
ne fa pochi e in maniera distratta. Questo aggettivo “distratto”
è quanto di più preciso si possa dire, anche se veramente
lacerante. La nascita di un figlio non è attesa con speranza
e con gioia ma spesso è vista come un incidente di percorso
che limita una libertà che non conosce limiti. Non è quella
libertà che fa emergere la persona dall’assedio delle voglie,
quelle che Freud chiamava pulsioni, ma è la libertà dell’uomo
che si esclude volontariamente da quella partecipazione
alla vera crescita della società di cui fa parte. Le coppie
di fatto e quelle che hanno paura di impegnarsi con il Dio
invisibile che pretende che assumiamo la vita come dono
che ci viene dall’alto. Così non si assume quel processo
di crescita spirituale che ci libera da tutte le angosce
fino ad eliminare la paura della morte. Il bambino accompagnato
dalla consapevolezza materna accolto nel concepimento come
un segno di tenerezza del Padre di tutti che si è fidato
di questo abitacolo che con il calore spontaneo e quello
della tenerezza con cui la donna segue lo sviluppo del seme
deposto in lei sono gli aspetti positivi di quella esistenza
che farà parte della società futura. L’aggettivo distratto
ci fa pensare un atteggiamento di indifferenza e quasi di
ostilità con cui si accoglie la vita. Questa distrazione,
per contrasto, mi porta alla mente alcuni versi del Pascoli
che parlano della lampada che veglia la notte di una coppia.
Quella velata che al tuo fianco ti addita la donna più bianca
del bianco lenzuolo che nel grembo assopita matura il tuo
seme. Romanticismo, può commentare frettolosamente una giovane
madre che accoglie il concepimento come una distrazione.
Quanta dolcezza di fatto ha colto il poeta nel giovane sposo
che avvolge di uno sguardo amoroso la speranza di un tempo
gioioso che accoglierà i movimenti dell’essere che crescerà
accanto a lui.
Dove scenderanno le radici di questa democrazia affettiva
se non nella coppia? Ci sono donne che per fare carriera
stanno in attività produttive, anche strepitosamente brillanti,
fino a quarant’anni, poi entrano in menopausa e non riescono
ad avere figli. In fondo tutta la tradizione ebraica e cristiana
è l’attesa di un bambino… la speranza è riprodurre la vita,
mantenere la possibilità della vita. Bisogna che queste
parole escano dalla bocca di un laico che ha lungamente
denunciato la sterilità del nostro tempo che sembra fermo.
Le donne hanno una lunga complicità con la morte, abituate
ad uccidere quel seme che l’uomo affida a lei; come sperare
che mettano nella società quella energia che liberi quest’ultima
dall’immobilità in cui è caduta? L’incoscienza politica
degli italiani che appare nelle elezioni politiche non dà
certamente da sperare. Ci rifugiamo nel pensiero che il
massimo orrore può sboccare in una vitale speranza. Constato
- segue il sognatore di una democrazia affettiva - che la
nostra società è furiosamente nemica dell’infanzia. Mettere
per esempio un bambino davanti ad un videogioco tutta la
giornata è un delitto, accettare che siano propinati certi
fumetti di violenza vuol dire non amare i bambini, bisogna
farli vivere come sono e non come vogliamo che siano, utilizzandoli
magari come strumenti per ricatti reciproci tra uomo e donna
(pag. 28).
Forse il fatto che queste parole siano pronunziate da un
laico ci dà speranza che possano avere qualche effetto e
produca un cambio di indirizzo nell’atteggiamento della
gioventù. In fondo sono pieno di speranza perché sono convinto
che il progetto di Gesù di amorizzare il mondo suggellato
nel sangue colato dalla croce debba necessariamente trionfare.
La notte attuale può essere lunga e bisogna accettarla coraggiosamente,
ma questo coraggio può venire solo dal credere nelle parole
pronunciate dopo aver descritto un mondo in preda alle catastrofi
più distruttive: Io ho vinto il mondo (Gv 16,33).
Citazioni tratte da La crisi della democrazia,
L’Altrapagina.