L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
Cari
amici,
Riflettendo sulle cause delle nostre crisi,
vi propongo una domanda: che cosa muove i nostri comportamenti?
Qual è il motore che spinge le nostre azioni? La risposta
ovvia è: la volontà. In realtà essa è l’esecutore di una
motivazione. Allora quali sono le motivazioni principali,
più o meno consapevoli, del nostro comportamento? Se dedicassimo
tempo ad osservare i nostri comportamenti, scopriremmo che
le risposte possono essere due: possiamo agire spinti dagli
impulsi che ci portiamo dentro oppure possiamo agire lasciandoci
attrarre dal desiderio più profondo che ci anima.
La prima modalità segue un certo automatismo che ci porta
inconsapevolmente a dare sempre le stesse risposte agli
stimoli che riceviamo. Sono risposte che possono sembrare
senza senso ma che hanno l’obiettivo di mantenere in equilibrio
il nostro mondo interiore. Qualche volta possono essere
camuffate da idealità forti: l’amore per il prossimo, la
volontà di Dio, il bene sociale. Nelle relazioni con gli
altri, ad esempio, spesso noi siamo convinti che le nostre
azioni e i nostri atteggiamenti siano condizionati da ciò
che l’altro ci dice o ci chiede, ma se esaminiamo più attentamente
tutte le nostre risposte, mettendole insieme, scopriamo
che in esse c’è sempre qualcosa di costante e di nostro
che si ripete. Ad esempio, se normalmente ci poniamo in
un atteggiamento di difesa, o di aggressività, o di apparente
indifferenza nei confronti degli altri significativi, e
guardiamo retrospettivamente le nostre esperienze, possiamo
scoprire qual è l’atteggiamento di fondo nelle nostre relazioni
e le motivazioni dei nostri comportamenti.
Al di là di ogni giudizio, ci possono rivelare un auto automatismo
inconsapevole che è importante capire: a chi ci rivolgiamo?
perché poniamo in atto certi comportamenti? a quale bisogno
rispondiamo?
La seconda modalità, più difficile e meno diffusa, è quella
di un comportamento prevalentemente orientato a realizzare
ciò che profondamente noi sentiamo e siamo. Per esempio
nella scelta e nella ricerca del lavoro possiamo vivere
una doppia esperienza: quella di dover soddisfare il bisogno
urgente della sopravvivenza, e quella di cercare di realizzare
la professione che portiamo nel nostro cuore e che potrebbe
farci sentire realizzati. Naturalmente nel vivere quotidiano
le cose non sono mai nettamente separate, ma c’è sempre
un intreccio tra condizionamenti, ideali veri, valori, pseudo
valori e bisogni profondi che noi chiamiamo “desiderio”.
L’indicatore che ci dice che stiamo seguendo questa modalità
è il senso di armonia, di profondo ben-essere, di serenità
nei nostri panni. Il nostro impegno dovrà essere quello
di imparare a riconoscere i comportamenti e le motivazioni
che ci animano, per scoprire, attraverso un ascolto attento
e un confronto con gli altri, quali sono i nostri punti
deboli ma soprattutto quali sono le nostre risorse latenti
che attendono di essere accolte.
don Mario