L'EDITORIALE
DI MARIO DE MAIO
Cari
amici,
Alle difficili domande da che cosa salvarci?
e chi può salvarci? è dedicato questo quaderno che riporta
le relazioni di don Carlo Molari e Vito Mancuso nell’incontro
di Roma. Vi offro alcune riflessioni introduttive.
Nelle problematiche della nostra vita spirituale e mentale,
è utile tenere presente che tutte le volte in cui attribuiamo
la causa del nostro disagio al di fuori di noi, vi è sempre
anche dentro di noi qualcosa di inconsapevole che proiettiamo
e assegniamo agli altri.
Mi domando che cosa ci sia in realtà dentro di noi da cui
ci dobbiamo salvare. Credo che un aspetto importante da
considerare sia il meccanismo di alienazione che ci porta
quasi quotidianamente a estraniarci e a vivere una vita
parallela e distante da noi stessi. Il meccanismo di alienazione
ci è noto perché è la prima esperienza che noi facciamo
venendo alla vita, all’inizio del nostro processo di crescita.
Alienazione dall’etimologia latina, significa altro, cioè
essere altro da noi stessi e l’alienato è qualcuno che non
è più se stesso. Il bambino infatti è alienato nell’altro,
rappresentato dai genitori e dal mondo circostante. La sua
mente è abitata dalle parole, dalle immagini, dal desiderio
del mondo che lo circonda. Questa situazione di con-fusione
con il mondo circostante permette di perpetuare la situazione
fetale sentendosi un tutt’uno con le persone che lo amano
e da cui dipende. A questa modalità ritorniamo spesso anche
da adulti, estraniandoci da noi stessi e vivendo una vita
parallela e distante da noi stessi? Che succede alla vita,
l’unica che ci è stata affidata, che dentro di noi aspetta
di essere accolta e presa in considerazione? Qualcuno dice
che la vita attende di essere sposata, cioè aspetta che
noi stabiliamo con essa un’unione profonda.
È con la nostra vita, o se volete con il nostro desiderio,
che dobbiamo rappacificarci tenendo lontano tutto ciò che
ci frantuma e ci porta fuori da noi stessi. La consapevolezza
e la coscienza di quanto viviamo nel momento è una delle
esperienza che ci unifica e ci raccorda con la nostra ricchezza
interiore.
Infelicemente spesso siamo portati a ritornare con il pensiero
al passato o a sperare in una vita migliore nel futuro e
l’opportunità di vivere completamente e totalmente il momento
presente è un’esperienza che ci è difficile fare. Eppure
solo lì possiamo trovare l’elemento aggregante in cui possiamo
vivere il nostro monos, l’unicità di vita che le circostanze
ci offrono.
Diciamo spesso che viviamo frantumati, ci sentiamo insoddisfatti
e il tempo ci sfugge tra le mani. Il coraggio di interrompere
questo meccanismo diabolico, che già nell’etimologia ci
dice tutta la sofferenza della divisione, potrebbe offrirci
quel senso di serena unificazione che ci permetterebbe di
navigare nella vita nonostante le tempeste.
Sono tanti i passi biblici e le parole di Gesù che ci parlano
della necessità di cercare ciò che è prioritario e importante
rispetto a tutte le altre cose. Questa perla preziosa per
cui vale la pena abbandonare ogni cosa per possederla, è
a portata di mano, dentro di noi.
Riprenderò queste riflessioni nell’inserto finale.
don Mario