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APRILE 2010

 

 
 

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QUATTRO VERBI DA IMPARARE

Dopo un paio di anni di distanza, Madre Terra ha ritrovato due importanti collaboratori, esperti in agronomia: Osmar, l’agronomo volontario, che nel frattempo si è sposato e ha avuto una bambina; e Abelardo, direttore del dipartimento di agricoltura di Campinas nello Stato di San Paolo, dirigente e amico di Osmar. Sono ritornati a Foz nel mese di gennaio quando hanno potuto incontrare anche don Mario. “La prima impressione è stata molto buona, sia per il contatto con la natura e le sue bellezze, il lago, gli alberi, gli uccelli, il bestiame, i campi, sia per la fraterna accoglienza ricevuta da parte di tutti” ha commentato Osmar, facendosi portavoce anche di Abelardo. “Abbiamo notato un clima di cooperazione, nel lavoro agricolo come nelle attività culturali e ricreative. Il progetto sembra sulla buona strada per costruire la sua meta futura”. Entrando nel merito delle attività, Osmar afferma: “Abbiamo notato che a Madre terra si svolgono sette attività: la produzione della manioca, la produzione della canna da zucchero, l’allevamento dei pesci, la produzione di latte, l’allevamento dei conigli; il frutteto, l’orto. Il passo necessario ora è pianificare le produzioni e controllare i rendimenti, con il coinvolgimento responsabile e attivo di tutti, operatori adulti e ragazzi in formazione. L'idea di base è: ‘Possono programmare solo le persone che lavorano attivamente, e lavorano bene solo le persone che hanno programmato’ “. Attualmente infatti Osmar e Abelardo hanno riscontrato alcune preoccupazioni e ansie, sia tra i ragazzi che tra gli adulti. “La prima preoccupazione riguarda la copertura delle spese nel lavoro agricolo, che anche in Brasile fatica ad essere redditizio. È necessario fare qualcosa per riequilibrare il rapporto entrate - uscite” dice Osmar. “Poi ci sono ansie riguardanti il lavoro dei singoli ragazzi, che non sempre riescono a dare il meglio e sentono un giudizio negativo su di sé. Il lavoro in gruppo richiede responsabilità e compiti precisi. A noi sembra che vi sia un’esigenza di chiarezza nei compiti, di coordinamento, di obiettivi condivisi, tutti aspetti importanti che esprimono interesse e coinvolgimento nel lavoro”. Poi Osmar allarga lo sguardo e sottolinea: “Il lavoro va sempre collegato con lo sviluppo umano e spirituale dei ragazzi. Noi brasiliani esprimiamo questo percorso con quattro verbi: imparare a essere, a conoscere, a fare e a vivere”. Cosa vuol dire? Prima di tutto imparare ‘chi siamo?’ ovvero quali sono le nostre qualità e imparare a comunicare correttamente con gli altri. Poi ‘in quale mondo viviamo?’ cioè renderci conto che siamo inseriti in una società fatta di persone, di natura, di vita. A questo punto diventa spontaneo imparare a ‘fare’, cioè a lavorare in gruppo, conoscendo bene la teoria e la pratica del proprio mestiere. Infine si impara a ‘vivere’, cioè si acquisisce la sensibilità e la capacità di contribuire a costruire un ambiente sano, dove si sta bene e si cresce in armonia. Il prossimo viaggio di Abelardo e Osmar a Madre Terra, per cominciare a mettere in pratica i propositi prefissati, si è svolto dal 5 al 7 marzo. È stato il primo incontro tecnico e di formazione agricola del gruppo brasiliano che lavora nel progetto.

(aprile 2010)

 
   
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