QUATTRO
VERBI DA IMPARARE
Dopo un paio di anni di distanza, Madre Terra
ha ritrovato due importanti collaboratori, esperti in agronomia:
Osmar, l’agronomo volontario, che nel frattempo si è sposato
e ha avuto una bambina; e Abelardo, direttore del dipartimento
di agricoltura di Campinas nello Stato di San Paolo, dirigente
e amico di Osmar. Sono ritornati a Foz nel mese di gennaio
quando hanno potuto incontrare anche don Mario. “La prima
impressione è stata molto buona, sia per il contatto con
la natura e le sue bellezze, il lago, gli alberi, gli uccelli,
il bestiame, i campi, sia per la fraterna accoglienza ricevuta
da parte di tutti” ha commentato Osmar, facendosi portavoce
anche di Abelardo. “Abbiamo notato un clima di cooperazione,
nel lavoro agricolo come nelle attività culturali e ricreative.
Il progetto sembra sulla buona strada per costruire la sua
meta futura”. Entrando nel merito delle attività, Osmar
afferma: “Abbiamo notato che a Madre terra si svolgono sette
attività: la produzione della manioca, la produzione della
canna da zucchero, l’allevamento dei pesci, la produzione
di latte, l’allevamento dei conigli; il frutteto, l’orto.
Il passo necessario ora è pianificare le produzioni e controllare
i rendimenti, con il coinvolgimento responsabile e attivo
di tutti, operatori adulti e ragazzi in formazione. L'idea
di base è: ‘Possono programmare solo le persone che lavorano
attivamente, e lavorano bene solo le persone che hanno programmato’
“. Attualmente infatti Osmar e Abelardo hanno riscontrato
alcune preoccupazioni e ansie, sia tra i ragazzi che tra
gli adulti. “La prima preoccupazione riguarda la copertura
delle spese nel lavoro agricolo, che anche in Brasile fatica
ad essere redditizio. È necessario fare qualcosa per riequilibrare
il rapporto entrate - uscite” dice Osmar. “Poi ci sono ansie
riguardanti il lavoro dei singoli ragazzi, che non sempre
riescono a dare il meglio e sentono un giudizio negativo
su di sé. Il lavoro in gruppo richiede responsabilità e
compiti precisi. A noi sembra che vi sia un’esigenza di
chiarezza nei compiti, di coordinamento, di obiettivi condivisi,
tutti aspetti importanti che esprimono interesse e coinvolgimento
nel lavoro”. Poi Osmar allarga lo sguardo e sottolinea:
“Il lavoro va sempre collegato con lo sviluppo umano e spirituale
dei ragazzi. Noi brasiliani esprimiamo questo percorso con
quattro verbi: imparare a essere, a conoscere, a fare e
a vivere”. Cosa vuol dire? Prima di tutto imparare ‘chi
siamo?’ ovvero quali sono le nostre qualità e imparare a
comunicare correttamente con gli altri. Poi ‘in quale mondo
viviamo?’ cioè renderci conto che siamo inseriti in una
società fatta di persone, di natura, di vita. A questo punto
diventa spontaneo imparare a ‘fare’, cioè a lavorare in
gruppo, conoscendo bene la teoria e la pratica del proprio
mestiere. Infine si impara a ‘vivere’, cioè si acquisisce
la sensibilità e la capacità di contribuire a costruire
un ambiente sano, dove si sta bene e si cresce in armonia.
Il prossimo viaggio di Abelardo e Osmar a Madre Terra, per
cominciare a mettere in pratica i propositi prefissati,
si è svolto dal 5 al 7 marzo. È stato il primo incontro
tecnico e di formazione agricola del gruppo brasiliano che
lavora nel progetto.
(aprile 2010)