I
GESTI DI AMORE DI GESU' - di Rosanna Virgili
Il suo volto era perfetto ma non sdolcinato
Come ebreo aveva un volto severo
E pensava solo le cose di Dio
Ma pensava anche al gelo che gli uomini avevano nel cuore.
E il suo amore fu come una fiamma che sciolse tutti i ghiacciai
dell’universo.
Rosanna Virgili ha scelto queste parole di
Alda Merini, dal libro Corpo d’amore (Frassinelli 2001)
per dire - nella relazione che ha tenuto al convegno invernale
di Oreundici di gennaio 2010 - che l’amore è il tessuto
di tutta la vita di Gesù, fatto di gesti mai sdolcinati,
che hanno la sostanza del diamante, forte e pura. Ha usato
e ripetuto per tutto il corso della sua relazione, quanto
mai intensa e piacevole, una parola insolita per definire
i gesti d’amore di Gesù: “gesti duri, non nel senso negativo
del termine, ma come incisività”. Ha catturato il pubblico
che la ascoltava al convegno di Cattolica con l’incisività
tutta femminile di una studiosa che si è appassionata al
“soggetto” dei suoi studi e tale passione trasmette verso
quell’Uomo che spesso ci appare distante, sfocato, non completamente
umano.
I gesti di amore di Gesù hanno un fondamento
per così dire teorico, un principio che li sorregge tutti,
in due passi dei vangeli, l’uno di Marco e l’altro di Matteo”
ha introdotto Virgili. “Quando Gesù propone l’amore come
primo comandamento propone sempre due amori. Non ci può
essere solo l’amore per il Signore o per il prossimo, ci
devono essere entrambi. Questo è qualcosa di molto duro,
perché è difficile creare questa sintesi: o si ama il Signore
o si ama il prossimo. Agli scribi accadeva che per amare
il Signore, per seguire i precetti della legge caricavano
dei fardelli impossibili sul prossimo. Ma poi Gesù aggiunge
un secondo elemento: ‘amate i vostri nemici e pregate per
i vostri persecutori’. L’amore di Gesù da duro diventa estremo
perché amare i nemici vuol dire essere trasgressivi, se
si amano i nemici si crea un problema enorme perché non
c’è più la distinzione tra noi e gli altri. Amare significa
rischiare di perdere la propria identità. Infatti la legge
diceva di amare il prossimo, perché il prossimo è tuo fratello,
è l’ebreo come te, è quello che ti garantisce, quindi tu
amerai la tua città, la tua cultura, la tua Chiesa. è la
stessa preoccupazione che hanno molti italiani cattolici
ancora oggi: dobbiamo difendere il nostro essere cattolici,
altrimenti perdiamo l’identità”. Fatta questa premessa,
il viaggio nei gesti di amore di Gesù ha percorso il capitolo
6 del vangelo di Marco, composto da una serie di ‘quadretti
minimalisti’, momenti ordinari della vita di Gesù e dei
suoi apostoli. “La prima citazione è questa: ‘Venite in
disparte in un luogo solitario, e riposatevi un po’...’
Questo è un bel gesto di amore, Gesù è un uomo sensibile,
è un marito desiderabile! Quante volte vorremmo che i nostri
mariti ci dicessero: riposati un po’! Gesù ha la percezione
dell’umanità dei suoi apostoli e credo faccia così perché
li osserva ad uno ad uno. L’attività di evangelizzare, nell’epistolario
paolino e nei vangeli, viene chiamata con un verbo che significa
‘lavorare strenuamente’, ‘sforzarsi anche fisicamente’ e
dunque stancarsi: ecco perché si ha bisogno di riposo. Questo
gesto di amore è anche tenerezza, amore paterno di amicizia,
è un gesto che fa di Gesù un uomo sensibile ma anche un’icona
di Dio, perché Dio nella Bibbia è quello che chiede all’uomo:
‘come stai?’ che è qualcosa di molto semplice, molto umano,
ma non sempre accade, è un segno di amore gratuito”.
Il secondo gesto è quello della commozione e compassione
per le folle ‘perché erano come pecore senza pastore” e
allora Gesù “si mise ad insegnare loro molte cose’. “Da
dove nasce questo gesto d’amore? Nasce dagli occhi: Gesù
vede le folle, e chi sono le folle? Non solo i giudei, non
solo i greci, non solo i liberi, non solo i maschi, ma anche
gli schiavi, anche le femmine… Le folle sono tutta l’umanità
che ha sete. Di che cosa? L’umanità è un soggetto intelligente
che ha bisogno di nutrire la mente, il cuore nel senso profondo,
e allora il primo grande gesto ‘solido’ di Gesù è la parola.
Gesù non compie solo quei gesti che oggi chiameremmo affettuosi
ma anche gesti di risposta, di corrispondenza. La parola
diventa il cibo perché è quello il gesto che corrisponde
al bisogno profondo dell’uomo. Ma poi va oltre. Giovanni
al capitolo 6 racconta la moltiplicazione dei pani e dei
pesci. Gesù compie questo miracolo del pane perché le folle
hanno fame, ma ciò che Egli voleva dare era il suo corpo
e il suo sangue. Il gesto di amore di Gesù risponde alla
sete di vita dell’uomo, che è anche sete di conoscenza,
sete di intelligenza, sete di comunione”.
Poi viene il gesto della presenza, di notte, quando gli
apostoli sono affaticati nel remare e hanno il vento contrario.
“Che cos’è la notte? È il momento in cui si ha bisogno di
compagnia perché ci fa paura. La notte è il buio, si resta
soli. La solitudine va oltre l’assenza di un essere vivente
accanto a te. Gesù avverte che i suoi apostoli stanno faticando,
si alza e va. Va per fare loro compagnia, per esserci con
loro ma ‘vedendolo camminare sul mare pensarono: è un fantasma’
e allora Gesù ‘rivolse la parola e disse: coraggio sono
io, non temete’. I gesti di amore più forti debbono essere
riconosciuti. Nessun gesto di amore, neanche di Dio, basta
talmente a se stesso da non chiedere come qualcosa di indispensabile
di essere accolto. Se tu hai paura non accogli. Amare e
lasciarsi amare non sono due cose separabili, neppure Gesù
può amare senza lasciarsi amare. L’amore va riconosciuto
quando ci raggiunge là dove sperimentiamo quello che poeti
e filosofi hanno da sempre conosciuto: ‘quando si muore
si muore soli’. La notte è una grande metafora della morte.
Gesù arriva proprio in questo momento di prova dell’umanità…
ma il problema dell’amore è che è difficile credergli, è
difficile credere a uno che ti ama, spezza la solitudine
e anche la paura. Non per nulla nel mondo biblico le malattie
peggiori erano quelle infettive, non tanto per la sofferenza
fisica quanto per l’isolamento sociale: il lebbroso veniva
isolato. Pensare che si possa spezzare la solitudine vuol
dire credere in questo gesto d’amore, ma non è facile, è
quasi impossibile. E allora Gesù per introdurre questo miracolo,
questa cosa difficile da accettare e da comprendere usa
un altro gesto d’amore: rassicurare. L’amore di Gesù è sempre
composto di due gesti, come la bibbia, che è un primo e
un secondo testamento. L’amore non è mai una volta. E la
seconda volta non è meno della prima, è assolutamente di
più. Il ripasso non è la ripetizione, è la rivelazione,
è il velo che si tira via e allora si coglie veramente lo
spessore più profondo.
L’ultimo affresco del capitolo 6 di Marco parla del toccare.
‘La gente lo riconobbe e accorrendo cominciarono a portargli
sui lettucci gli ammalati... E dovunque giungesse ponevano
gli infermi nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare
almeno la frangia del mantello e quanti lo toccavano guarivano’.
“Questo è il gesto del miracolo, il segno ultimo, non la
causa della fede in Gesù ma, per così dire, un effetto dell’amore.
La gente non crede in Gesù per i suoi miracoli ma per il
suo amore Il miracolo è la visibilità di un amore che già
c’è. Ma ancora una volta il suo gesto è duro perché trasgredisce.
Toccare il malato era vietato dalla legge, come era vietato
toccare la donna mestruata: quando Gesù tocca o si lascia
toccare infrange queste leggi… Toccare e lasciarsi toccare…
C’è un gesto ancora più scandaloso nel vangelo di Luca,
quando Gesù si fa toccare dalla donna peccatrice. Il toccare
è un tabù perché nella mentalità biblica ciò che riguarda
il corpo non è distinto dall’anima e farsi toccare da una
donna peccatrice vuol dire essere toccati da tutto il suo
peccato, essere contaminati. La scena che si svolge da Simone
il fariseo è potente prima di tutto perché Simone è un fariseo
cioè uno di quelli che custodiscono questi tabù e ha invitato
Gesù per vedere se fosse veramente un profeta, uno che osserva
la legge. Quando entra la peccatrice, mentre loro stanno
mangiando, si avvicina a Gesù e gli bagna i piedi con le
lacrime e poi li asciuga con i capelli… sono gesti erotici!
E Gesù, di fronte alle rimostranze di Simone, confronta
i gesti di lei con quelli del fariseo e il confronto è a
vantaggio di lei. Arriva il perdono, il giorno dopo, l’arte
del ricominciare. I suoi peccati ci sono ma sono perdonati
cioè nell’attraversamento che lei fa – dal suo peccato attraversa
la casa del fariseo e bacia i piedi – c’è il perdono che
è un viaggio, che chiede coraggio, ci devi credere. L’amore
allora è un atto di fede in qualcuno di cui tu tocchi i
piedi. Allora il discorso si capovolge: a contaminare non
è il peccato, ma l’amore”.
(elaborazione redazionale)
I GESTI D’AMORE DI GESÙ
di Rosanna VIRGILI, biblista
È disponibile il CD audio della conferenza tenuta
a Cattolica. Telefona allo 06/398.874.28