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FEBBRAIO 2010

 

 
 

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I GESTI DI AMORE DI GESU' - di Rosanna Virgili

Il suo volto era perfetto ma non sdolcinato
Come ebreo aveva un volto severo
E pensava solo le cose di Dio
Ma pensava anche al gelo che gli uomini avevano nel cuore.
E il suo amore fu come una fiamma che sciolse tutti i ghiacciai dell’universo.

Rosanna Virgili ha scelto queste parole di Alda Merini, dal libro Corpo d’amore (Frassinelli 2001) per dire - nella relazione che ha tenuto al convegno invernale di Oreundici di gennaio 2010 - che l’amore è il tessuto di tutta la vita di Gesù, fatto di gesti mai sdolcinati, che hanno la sostanza del diamante, forte e pura. Ha usato e ripetuto per tutto il corso della sua relazione, quanto mai intensa e piacevole, una parola insolita per definire i gesti d’amore di Gesù: “gesti duri, non nel senso negativo del termine, ma come incisività”. Ha catturato il pubblico che la ascoltava al convegno di Cattolica con l’incisività tutta femminile di una studiosa che si è appassionata al “soggetto” dei suoi studi e tale passione trasmette verso quell’Uomo che spesso ci appare distante, sfocato, non completamente umano.

I gesti di amore di Gesù hanno un fondamento per così dire teorico, un principio che li sorregge tutti, in due passi dei vangeli, l’uno di Marco e l’altro di Matteo” ha introdotto Virgili. “Quando Gesù propone l’amore come primo comandamento propone sempre due amori. Non ci può essere solo l’amore per il Signore o per il prossimo, ci devono essere entrambi. Questo è qualcosa di molto duro, perché è difficile creare questa sintesi: o si ama il Signore o si ama il prossimo. Agli scribi accadeva che per amare il Signore, per seguire i precetti della legge caricavano dei fardelli impossibili sul prossimo. Ma poi Gesù aggiunge un secondo elemento: ‘amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori’. L’amore di Gesù da duro diventa estremo perché amare i nemici vuol dire essere trasgressivi, se si amano i nemici si crea un problema enorme perché non c’è più la distinzione tra noi e gli altri. Amare significa rischiare di perdere la propria identità. Infatti la legge diceva di amare il prossimo, perché il prossimo è tuo fratello, è l’ebreo come te, è quello che ti garantisce, quindi tu amerai la tua città, la tua cultura, la tua Chiesa. è la stessa preoccupazione che hanno molti italiani cattolici ancora oggi: dobbiamo difendere il nostro essere cattolici, altrimenti perdiamo l’identità”. Fatta questa premessa, il viaggio nei gesti di amore di Gesù ha percorso il capitolo 6 del vangelo di Marco, composto da una serie di ‘quadretti minimalisti’, momenti ordinari della vita di Gesù e dei suoi apostoli. “La prima citazione è questa: ‘Venite in disparte in un luogo solitario, e riposatevi un po’...’ Questo è un bel gesto di amore, Gesù è un uomo sensibile, è un marito desiderabile! Quante volte vorremmo che i nostri mariti ci dicessero: riposati un po’! Gesù ha la percezione dell’umanità dei suoi apostoli e credo faccia così perché li osserva ad uno ad uno. L’attività di evangelizzare, nell’epistolario paolino e nei vangeli, viene chiamata con un verbo che significa ‘lavorare strenuamente’, ‘sforzarsi anche fisicamente’ e dunque stancarsi: ecco perché si ha bisogno di riposo. Questo gesto di amore è anche tenerezza, amore paterno di amicizia, è un gesto che fa di Gesù un uomo sensibile ma anche un’icona di Dio, perché Dio nella Bibbia è quello che chiede all’uomo: ‘come stai?’ che è qualcosa di molto semplice, molto umano, ma non sempre accade, è un segno di amore gratuito”.
Il secondo gesto è quello della commozione e compassione per le folle ‘perché erano come pecore senza pastore” e allora Gesù “si mise ad insegnare loro molte cose’. “Da dove nasce questo gesto d’amore? Nasce dagli occhi: Gesù vede le folle, e chi sono le folle? Non solo i giudei, non solo i greci, non solo i liberi, non solo i maschi, ma anche gli schiavi, anche le femmine… Le folle sono tutta l’umanità che ha sete. Di che cosa? L’umanità è un soggetto intelligente che ha bisogno di nutrire la mente, il cuore nel senso profondo, e allora il primo grande gesto ‘solido’ di Gesù è la parola. Gesù non compie solo quei gesti che oggi chiameremmo affettuosi ma anche gesti di risposta, di corrispondenza. La parola diventa il cibo perché è quello il gesto che corrisponde al bisogno profondo dell’uomo. Ma poi va oltre. Giovanni al capitolo 6 racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù compie questo miracolo del pane perché le folle hanno fame, ma ciò che Egli voleva dare era il suo corpo e il suo sangue. Il gesto di amore di Gesù risponde alla sete di vita dell’uomo, che è anche sete di conoscenza, sete di intelligenza, sete di comunione”.
Poi viene il gesto della presenza, di notte, quando gli apostoli sono affaticati nel remare e hanno il vento contrario. “Che cos’è la notte? È il momento in cui si ha bisogno di compagnia perché ci fa paura. La notte è il buio, si resta soli. La solitudine va oltre l’assenza di un essere vivente accanto a te. Gesù avverte che i suoi apostoli stanno faticando, si alza e va. Va per fare loro compagnia, per esserci con loro ma ‘vedendolo camminare sul mare pensarono: è un fantasma’ e allora Gesù ‘rivolse la parola e disse: coraggio sono io, non temete’. I gesti di amore più forti debbono essere riconosciuti. Nessun gesto di amore, neanche di Dio, basta talmente a se stesso da non chiedere come qualcosa di indispensabile di essere accolto. Se tu hai paura non accogli. Amare e lasciarsi amare non sono due cose separabili, neppure Gesù può amare senza lasciarsi amare. L’amore va riconosciuto quando ci raggiunge là dove sperimentiamo quello che poeti e filosofi hanno da sempre conosciuto: ‘quando si muore si muore soli’. La notte è una grande metafora della morte. Gesù arriva proprio in questo momento di prova dell’umanità… ma il problema dell’amore è che è difficile credergli, è difficile credere a uno che ti ama, spezza la solitudine e anche la paura. Non per nulla nel mondo biblico le malattie peggiori erano quelle infettive, non tanto per la sofferenza fisica quanto per l’isolamento sociale: il lebbroso veniva isolato. Pensare che si possa spezzare la solitudine vuol dire credere in questo gesto d’amore, ma non è facile, è quasi impossibile. E allora Gesù per introdurre questo miracolo, questa cosa difficile da accettare e da comprendere usa un altro gesto d’amore: rassicurare. L’amore di Gesù è sempre composto di due gesti, come la bibbia, che è un primo e un secondo testamento. L’amore non è mai una volta. E la seconda volta non è meno della prima, è assolutamente di più. Il ripasso non è la ripetizione, è la rivelazione, è il velo che si tira via e allora si coglie veramente lo spessore più profondo.
L’ultimo affresco del capitolo 6 di Marco parla del toccare. ‘La gente lo riconobbe e accorrendo cominciarono a portargli sui lettucci gli ammalati... E dovunque giungesse ponevano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello e quanti lo toccavano guarivano’. “Questo è il gesto del miracolo, il segno ultimo, non la causa della fede in Gesù ma, per così dire, un effetto dell’amore. La gente non crede in Gesù per i suoi miracoli ma per il suo amore Il miracolo è la visibilità di un amore che già c’è. Ma ancora una volta il suo gesto è duro perché trasgredisce. Toccare il malato era vietato dalla legge, come era vietato toccare la donna mestruata: quando Gesù tocca o si lascia toccare infrange queste leggi… Toccare e lasciarsi toccare… C’è un gesto ancora più scandaloso nel vangelo di Luca, quando Gesù si fa toccare dalla donna peccatrice. Il toccare è un tabù perché nella mentalità biblica ciò che riguarda il corpo non è distinto dall’anima e farsi toccare da una donna peccatrice vuol dire essere toccati da tutto il suo peccato, essere contaminati. La scena che si svolge da Simone il fariseo è potente prima di tutto perché Simone è un fariseo cioè uno di quelli che custodiscono questi tabù e ha invitato Gesù per vedere se fosse veramente un profeta, uno che osserva la legge. Quando entra la peccatrice, mentre loro stanno mangiando, si avvicina a Gesù e gli bagna i piedi con le lacrime e poi li asciuga con i capelli… sono gesti erotici! E Gesù, di fronte alle rimostranze di Simone, confronta i gesti di lei con quelli del fariseo e il confronto è a vantaggio di lei. Arriva il perdono, il giorno dopo, l’arte del ricominciare. I suoi peccati ci sono ma sono perdonati cioè nell’attraversamento che lei fa – dal suo peccato attraversa la casa del fariseo e bacia i piedi – c’è il perdono che è un viaggio, che chiede coraggio, ci devi credere. L’amore allora è un atto di fede in qualcuno di cui tu tocchi i piedi. Allora il discorso si capovolge: a contaminare non è il peccato, ma l’amore”.

(elaborazione redazionale)

I GESTI D’AMORE DI GESÙ
di Rosanna VIRGILI, biblista
È disponibile il CD audio della conferenza tenuta
a Cattolica. Telefona allo 06/398.874.28

 

 
   
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