DONNE
A MADRE TERRA - di Matilde Brockhaus
Sono finalmente riuscita ad andare in Brasile
realizzando un sogno lontano, nutrito da molte letture e
dalle visite di importanti esponenti della Teologia della
Liberazione alla mia comunità milanese di Sant’Angelo: dom
Helder Camara, Marcelo Barros, dom Thomas Balduino. Più
che un viaggio è stata un’esperienza ricchissima, culminata
a Foz do Iguacu dove ho trascorso circa quindici giorni
nella casa rustica ma calda ed accogliente di Madre Terra.
Curiosa come sono di conoscere e capire, avendo difficoltà
con la lingua brasiliana che non parlo e capisco molto poco,
ho allertato tutti i sensi per sfruttare al massimo i giorni
di permanenza. A Madre Terra, piccola oasi in un luogo pieno
di contrasti, ho incontrato nei volti segnati dalla fatica,
negli sguardi intensi, talvolta velatamente tristi, nei
sorrisi dolci e anche nelle risate allegre, nelle strette
di mano vigorose, nelle braccia accoglienti, una storia
che racconta di sofferenze, di abbandoni, di solitudini,
di lotte, ma anche di quella solidarietà, speranza e fiducia
che oggi da noi sembrano talvolta venir meno… Eallora come
non ricordare soprattutto le donne che ho avuto il dono
di conoscere ed apprezzare? La giovane bella e sensibile
Geneci che porta sul volto con fierezza i tratti della sua
origine india; Loreni, instancabile lavoratrice, mamma e
giovane nonna, mia dolce compagna ‘di cucina’, sempre disponibile
e dimentica di sé, Ivania, direttrice delle case Lar, cascata
di parole e di entusiasmo nonostante la fatica e la responsabilità,
donna innamorata del suo lavoro; Margarida di Rio de Janeiro,
che a lungo ha abitato con fratel Arturo a Foz, donna colta
ed intelligente che mi ha sapientemente introdotto nella
storia delle origini del Brasile; Sara, figlia spirituale
di fratel Arturo, che grazie a lui poco più che bambina
è uscita dal mondo della droga diventando psicologa e tenerissima
mamma di tre deliziose ragazzine. Si affacciano volti espressivi
e profondi di altre donne di cui non ricordo il nome, alcune
delle quali incontrate alle case Lar in occasione di una
fantastica serata condita da una pantagruelica cena brasilera
preparata con grande amore per festeggiare il ritorno a
Foz di fratel Arturo: è proprio in questi momenti che apprezzi
l’allegria e la spensieratezza che la gente latinoamericana
pur nella precarietà cronica sa godere e trasmettere. Dei
ragazzi porto nel cuore i nomi legati a giovani con personalità
e storie di dolori e privazioni differenti; vedo i loro
occhi, ora azzurri, vivacissimi, ora neri, pungenti, ora
mansueti e dolci, ora aggressivi e duri…vedo i loro volti
affaticati e sudati piegati sulla terra rossa per la raccolta
della manioca e la loro espressione di soddisfazione per
il lavoro compiuto al termine di una giornata , li vedo
compunti e attenti nei colloqui con fratel Arturo, negli
incontri con don Mario e durante l’ultima, commovente, intensa
celebrazione eucaristica in casa prima della partenza di
fratel Arturo a cui hanno partecipato anche amici e confratelli
di Arturo arrivati dall’Argentina e dal Canada per salutarlo.
Ripenso alle diverse persone incontrate orgogliose di avere
origini italiane, che si sono integrate, che si sentono
ormai brasiliani senza rinnegare le loro radici, anzi! Ho
provato quasi un senso di vergogna pensando all’Italia di
oggi troppo spesso tragicamente inospitale. Su tutti questi
ricordi, sensazioni ed emozioni si stende la visione dolcissima
e serena di Madre Terra la mattina della nostra partenza:
dopo giorni di tempo molto instabile, di piogge scroscianti
e di alluvioni, il cielo è terso, l’aria piacevolmente mite
e profumata, le molteplici tonalità di verde del prato e
delle chiome delle piante tropicali brillano al sole… due
aironi bianchi in perenne postazione sulla riva del lago,
al passare della macchina, si alzano e incrociano con arte
il loro volo come per salutarci… un addio o un arrivederci?
(febbraio 2010)