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FEBBRAIO 2010

 

 
 

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DONNE A MADRE TERRA - di Matilde Brockhaus

Sono finalmente riuscita ad andare in Brasile realizzando un sogno lontano, nutrito da molte letture e dalle visite di importanti esponenti della Teologia della Liberazione alla mia comunità milanese di Sant’Angelo: dom Helder Camara, Marcelo Barros, dom Thomas Balduino. Più che un viaggio è stata un’esperienza ricchissima, culminata a Foz do Iguacu dove ho trascorso circa quindici giorni nella casa rustica ma calda ed accogliente di Madre Terra. Curiosa come sono di conoscere e capire, avendo difficoltà con la lingua brasiliana che non parlo e capisco molto poco, ho allertato tutti i sensi per sfruttare al massimo i giorni di permanenza. A Madre Terra, piccola oasi in un luogo pieno di contrasti, ho incontrato nei volti segnati dalla fatica, negli sguardi intensi, talvolta velatamente tristi, nei sorrisi dolci e anche nelle risate allegre, nelle strette di mano vigorose, nelle braccia accoglienti, una storia che racconta di sofferenze, di abbandoni, di solitudini, di lotte, ma anche di quella solidarietà, speranza e fiducia che oggi da noi sembrano talvolta venir meno… Eallora come non ricordare soprattutto le donne che ho avuto il dono di conoscere ed apprezzare? La giovane bella e sensibile Geneci che porta sul volto con fierezza i tratti della sua origine india; Loreni, instancabile lavoratrice, mamma e giovane nonna, mia dolce compagna ‘di cucina’, sempre disponibile e dimentica di sé, Ivania, direttrice delle case Lar, cascata di parole e di entusiasmo nonostante la fatica e la responsabilità, donna innamorata del suo lavoro; Margarida di Rio de Janeiro, che a lungo ha abitato con fratel Arturo a Foz, donna colta ed intelligente che mi ha sapientemente introdotto nella storia delle origini del Brasile; Sara, figlia spirituale di fratel Arturo, che grazie a lui poco più che bambina è uscita dal mondo della droga diventando psicologa e tenerissima mamma di tre deliziose ragazzine. Si affacciano volti espressivi e profondi di altre donne di cui non ricordo il nome, alcune delle quali incontrate alle case Lar in occasione di una fantastica serata condita da una pantagruelica cena brasilera preparata con grande amore per festeggiare il ritorno a Foz di fratel Arturo: è proprio in questi momenti che apprezzi l’allegria e la spensieratezza che la gente latinoamericana pur nella precarietà cronica sa godere e trasmettere. Dei ragazzi porto nel cuore i nomi legati a giovani con personalità e storie di dolori e privazioni differenti; vedo i loro occhi, ora azzurri, vivacissimi, ora neri, pungenti, ora mansueti e dolci, ora aggressivi e duri…vedo i loro volti affaticati e sudati piegati sulla terra rossa per la raccolta della manioca e la loro espressione di soddisfazione per il lavoro compiuto al termine di una giornata , li vedo compunti e attenti nei colloqui con fratel Arturo, negli incontri con don Mario e durante l’ultima, commovente, intensa celebrazione eucaristica in casa prima della partenza di fratel Arturo a cui hanno partecipato anche amici e confratelli di Arturo arrivati dall’Argentina e dal Canada per salutarlo. Ripenso alle diverse persone incontrate orgogliose di avere origini italiane, che si sono integrate, che si sentono ormai brasiliani senza rinnegare le loro radici, anzi! Ho provato quasi un senso di vergogna pensando all’Italia di oggi troppo spesso tragicamente inospitale. Su tutti questi ricordi, sensazioni ed emozioni si stende la visione dolcissima e serena di Madre Terra la mattina della nostra partenza: dopo giorni di tempo molto instabile, di piogge scroscianti e di alluvioni, il cielo è terso, l’aria piacevolmente mite e profumata, le molteplici tonalità di verde del prato e delle chiome delle piante tropicali brillano al sole… due aironi bianchi in perenne postazione sulla riva del lago, al passare della macchina, si alzano e incrociano con arte il loro volo come per salutarci… un addio o un arrivederci?

(febbraio 2010)

 
   
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