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GENNAIO 2010

 

 
 

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STORIE DI VITA - di Paula Lemos

Essere nuovi come ogni giorno che nasce scriveva il poeta David Maria Turoldo. Così vorremmo fosse la vita a Madre Terra: sempre nuovi, sempre aperti alle novità che la realtà ci propone. E la realtà dei ragazzi di Madre Terra, che rispecchia la vita in quel pezzo di mondo, è sempre molto movimentata e ci interroga continuamente. Qualche volta dimentichiamo il passato che portano sulle spalle o la durezza del presente di chi deve iniziare a vivere autonomamente costruendo il proprio futuro. In questo sforzo c’è chi ha più facilità e chi fa più fatica. C’è chi non sa quale direzione prendere e chi non si “accontenta” di quello che ha davanti. Viviamo con loro questa inquietudine, questa ricerca, disponibili a offrire un aiuto ma sempre attenti a non trattenerli. Ecco alcuni flash sulla vita dei giovani in questo ultimo periodo.
Un ragazzo di 20 anni, che vive nella favela, ha lavorato per qualche mese al progetto e poi è scomparso, per due motivi: la distanza tra la sua casa e la chacara (fattoria) e la stanchezza. Dopo qualche tempo è riapparso ed era irriconoscibile: sporco, affamato, dimagrito, triste. La prima accoglienza ha voluto dire restituirgli igiene, alimentazione e accompagnarlo alle visite mediche. Tutto senza effetti. Geneci con la sua attenzione carinhosa (affettuosa) è andata a verificare la sua situazione nella favela. Come poteva cambiare se continuava a vivere in mezzo alla sporcizia, dormendo per terra e senza avere di che mangiare? Come poteva avere la forza per lavorare? Allora Geneci lo ha aiutato a cercare una casa dove lui e un altro ragazzo possano vivere dignitosamente. Un altro giovane è ritornato a Madre terra dopo aver terminato il servizio militare obbligatorio, chiedendo di lavorare nella chacara anche perché convive con una ragazza che è incinta. Il fatto di convivere con una ragazza e avere un figlio in età molto precoce è comune tra i giovani brasiliani. Un ragazzo di 24 anni, agricoltore, appartenente a una famiglia che ha vissuto in un assentamento (insediamento) del movimento Sem terra, è venuto a cercarci perché aveva sentito parlare di Madre Terra. Conosce il lavoro agricolo e la vita in gruppo, è un gran lavoratore, responsabile e sereno. Dopo qualche settimana ha commentato: “A Madre Terra si vivono gli stessi valori proposti dai Sem terra ma in un clima più libero, creativo e di condivisione”.
Per rispondere alle storie di questi ragazzi ( attualmente sono dieci) dobbiamo dare ogni giorno una risposta formativa e di lavoro, oltre a portare avanti lo sviluppo della fattoria. Quest’anno abbiamo in progetto di realizzare le due scuole di formazione: agricoltura e falegnameria. Vogliamo anche far partire la cooperativa di produzione, per iniziare il processo di autonomia economica della chacara. Presto verrà in Italia Reginaldo per imparare il mestiere nella azienda di falegnameria di Tarcisio Pacini a Lucca e assumere poi la responsabilità dei ragazzi in formazione a Madre Terra. Stiamo attivando anche piccole esperienze di accoglienza di amici e volontari italiani. Nelle ultime settimane del 2009 due studentesse romane hanno trascorso alcuni giorni a Madre Terra per fare la loro tesi sulla condizione giovanile a Foz do Iguaçu. Anche quest’anno cercheremo di favorire queste esperienze di interscambio e di amicizia tra giovani brasiliani e italiani.

(gennaio 2010)

 
   
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